La violenza contro le donne fa più danni del corona virus

di Casa delle donne per non subire violenza Onlus – Bologna Un virus si propaga in Italia e nel mondo: la violenza di genere contro le donne è epidemica, globale, trasmissibile, contagiosa, può essere letale, è un morbo culturale che infetta i luoghi, le menti e i corpi di tanti/e, adulti/e e minori. Eppure la violenza […]

Violenza sulle donne: aspettando il 25 novembre (e il cambiamento del mondo)

Violenza sulle donne - Immagine dell'Anpi
Violenza sulle donne - Immagine dell'Anpi
di Nunzia Catena

C’è una guerra al mondo che non ha mai fine, né tregue, né pronti organismi di pace che si attivano perché cessi. È la guerra degli uomini contro le donne; la guerra più estesa in tutto il mondo; essa si manifesta con molte varianti, ma nessuna di queste, lo sappiamo, esclude la violenza fisica, prima di tutto, e psicologica.

È talmente presente il fenomeno della violenza alle donne da parte degli uomini (fonti ufficiali informano che il 70% delle donne ne è vittima), talmente brutale, che diventa difficile non generalizzare parlandone, per cui perdonerete il plurale “uomini” usato onnicomprensivamente, anche se, ovviamente, parte del mondo maschile è esclusa da questa generalizzazione.

Non sappiamo se in certi stati occidentali sono state veramente le difficoltà economiche a far riacutizzare la possessiva violenza maschile (non dimentichiamo che il delitto d’onore in Italia, per fare un esempio, non è un passato così lontano), o piuttosto il cambiamento della vita imposto con ritmi e aspettative sociali più alti (a cui forse le donne sanno rispondere meglio), o qualcos’altro che negli ultimi trent’anni è più sottilmente legato a fattori quali non aver svolto un ruolo educativo con le generazioni, inteso come educazione al rispetto, non solo delle donne, ma dell’ambiente, del pensiero altrui, delle istituzioni, ecc.. Oppure è sempre, ed ancora, in occidente come nei paesi “in via di sviluppo”, l’incapacità primordiale a considerare la donna come essere uguale all’uomo, e con gli stessi diritti, a scatenare violenze di ogni specie.
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Femminicidio e violenza sulle donne: tre storie insopportabili

di Saverio Tommasi

Di femminicidio e violenza sulle donne si parla spesso, con il rischio di finire con l’associare “femminicidio” a un titolo di giornale o di Tg. Per questo ho deciso di proporvi queste tre storie, perché il femminicidio, e la violenza sulle donne, sono soprattutto le espressioni, gli occhi e i cuori di chi le ha subite e, in alcuni casi, è riuscita a uscirne.

Quelle di Anita, Rosaria e Lorenzo sono tre storie molto diverse fra loro. Diverse per età, per provenienza geografica, per contesto familiare e anche per i loro sviluppi. Ma sono tutte e tre storie che ci riguardano, storie nostre, per così dire. E noi che le ascoltiamo, noi tutti, abbiamo il compito di continuare a raccontarle, sottovoce, con rispetto, perché mai più accadano. Perché Anita, Rosaria e Lorenzo hanno deciso di condividerle con noi proprio nella speranza che qualcuna di quelle migliaia di donne che ogni giorno vengono picchiate e vessate dai propri mariti e compagni possa salvarsi, trovando la forza di denunciare, di scappare. Di capire i segnali.
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Dossier violenza sulle donne: Mariella e lo stalker / 4

Violenza sulle donne - Immagine dell'Anpi
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di Natalia Marino

«La storia con Paolo è cominciata come tante altre e, purtroppo, non è ancora finita. All’inizio era carino, premuroso, amorevole. Desiderava ricominciare, dopo un precedente rapporto concluso da poco. Aveva una tale fame d’amore… Come me, che avevo a quel tempo 28 anni. Ci siamo messi insieme quasi subito, entrambi a perseguire un bel progetto. Lui decise di prendere in gestione un’attività, gli diedi un grande aiuto economico, attingendo ai miei risparmi di segretaria.

Era molto geloso, quando uscivamo diceva che mi guardavano tutti e gli dava fastidio; ogni volta che volevo vedere le mie amiche mi bloccava perché una donna di famiglia non può uscire quando le pare, deve pensare solo a gestire e pulire la casa. Si arrabbiava quando mi mettevo a disegnare perché distoglievo l’attenzione da lui. Ero molto innamorata, il mio unico desiderio era costruire una famiglia e ho cominciato ad assecondarlo. Pensavo che la gelosia fosse la prova tangibile del suo amore, me ne sentivo gratificata.
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Dossier violenza sulle donne: Rita, quando il male è economico / 3

Violenza sulle donne - Immagine dell'Anpi
Violenza sulle donne - Immagine dell'Anpi
di Natalia Marino

«A 23 anni mi sono sposata, a 24 ero laureata, a 25 ho avuto il mio primo figlio. A casa erano tutti fieri di me. A ripensarci, una tipa in gamba lo ero sempre stata, ma non mi ero mai sentita cullata così tanto da una corrente calda di accettazione e riconoscimento. I miei erano contenti di me, ma soprattutto si compiacevano del mio uomo. Aveva circa tre anni più di me e si stava affermando velocemente in una professione di prestigio.

All’ inizio ci aiutarono tutti e quattro i genitori e nel giro di pochissimi anni eravamo autonomi sul piano economico. Giorgio, mio marito, bruciava le tappe: si era discostato dalla sua formazione universitaria, una laurea in filosofia, e ora era ” in carriera” in un istituto di credito. A quel tempo, i suoi impegni non creavano problemi alla famiglia, stavamo bene. Io, sociologa, avevo interrotto ogni ambizione professionale per star dietro al bambino. Mi piaceva curare il nostro appartamento, crescere mio figlio, ascoltare musica, perdermi dietro a certi pensieri tutti miei quando la casa mi apparteneva.
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Dossier violenza sulle donne: storia di Alberta, maltrattata / 2

Violenza sulle donne - Immagine dell'Anpi
Violenza sulle donne - Immagine dell'Anpi
di Natalia Marino

Alberta ha 45 anni, italiana, è stata inviata allo sportello antiviolenza di Be Free dai carabinieri della sua zona, ai quali si era rivolta per denunciare i maltrattamenti subiti dall’ex compagno. La relazione era iniziata nove anni prima, quando Alberta aveva già una figlia. Le violenze psicologiche erano cominciate quasi subito, appena mamma e figlia erano andate a vivere a casa di Roberto. Denigrazioni e umiliazioni: “Tu non capisci niente, sei una cretina, una stupida, non vali un cazzo”.

Roberto si era anche rivelato molto possessivo e bastavano cinque minuti di ritardo quando rientrava dal lavoro per accusarla, urlando, di essere stata con altri uomini: “Con chi sei andata? Ti ho vista, sai, parlare con quei ragazzi. Sei una che va con tutti. Non sai fare la madre e tua figlia diventerà una poco di buono come te”. Con il passar del tempo, il linguaggio e le vessazioni divengono sempre più violente, le ingiurie e le aggressioni verbali, sempre più volgari.
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Dossier violenza sulle donne: Gina, scene da un matrimonio senza uscita / 1

Violenza sulle donne - Immagine dell'Anpi
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di Natalia Marino

Le ho incontrate un pomeriggio di maggio Gina, Alberta, Rita e Mariella. Ero rimasta sorpresa, al momento delle presentazioni, nel constatare quanto fossero donne normalissime, come tante altre. La mia vicina di casa, la signora che saluto il sabato al mercato, la mamma che trafelata accompagna i figli a scuola. Sorpresa. Nonostante fossi informata e fossi stataben preparata: «Hanno età, storia, origini, formazione e condizione economica, aspettative diverse ma sono donne comuni, la violenza di genere non ha confini sociali», mi aveva avvisato Oria Gargano, presidente di Be Free, la cooperativa che gestisce uno dei Centri antiviolenza, a Roma.

I nomi delle persone di cui vi proponiamo la storia (in questo post e nelle prossime puntate) sono di fantasia naturalmente, per rispettare una richiesta di privacy comprensibile e legittima (ci sono procedimenti giudiziari in corso). «È già un passo avanti nel percorso di vita di queste donne accettare di comunicare – spiega Gargano -. Superare l’imbarazzo, la vergogna e il timore di ledere maggiormente la loro immagine pubblica, capire che le relazioni amorose non possono avere a che fare con le botte. Violenze e persecuzioni sono dettate soprattutto dalla gelosia del partner e dal suo timore di essere abbandonato. La preoccupante novità è che si abbassa sempre più sia l’età delle donne uccise sia l’età dell’assassino. L’altissimo numero di femminicidi è solo un iceberg». Ovvio, ho pensato.
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