Aboubakar, il sindacalista nuova voce della sinistra: “Contro un governo disumano”

di Alessia Arcolaci

«La chiusura dei porti italiani alla nave Aquarius dimostra che abbiamo toccato il fondo della disumanizzazione». Addirittura? «Il contratto di governo, quello che vuole dare priorità ai bambini italiani negli asili, si basa esso stesso sulla discriminazione».

Aboubakar Soumahoro ha 38 anni, è italo-ivoriano, nato in una grande famiglia allargata, «dove alcuni hanno la carta d’identità italiana e altri quella ivoriana». È il sindacalista in prima linea per difendere i diritti dei braccianti e per fare chiarezza sull’omicidio di Soumalya Sacko. Dopo la sua partecipazione al programma de La7 Propaganda Live, è diventato una star dei social, venendo invocato da molti come «il leader che al Partito Democratico manca». «Ma il mio impegno è di politica sindacale», si schermisce lui. «Io ho già il mio partito ed è quello dei braccianti, gli schiavi delle campagne, donne e uomini di qualsiasi provenienza. Lavoriamo per dare dignità a tutti i lavoratori, indipendentemente dalla loro nazionalità».

Com’è iniziato il suo impegno nell’attivismo?

«Sono diventato attivista dopo essere stato sfruttato. Ho studiato per capire la ragione alla base di questo fenomeno».
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#IoStoConIlarioeValentino, contro le sospensioni in Presadiretta

di Beppe Giulietti

Nulla può giustificare la sospensione dei due delegati sindacali dell’Usb, allontanati dalla Trotta Bus Service, per aver rilanciato dichiarazioni “non autorizzate lesive della immagine della azienda” alla trasmissione Presadiretta di Raitre. Invece di rispondere degli sprechi e dei disservizi,denunciati da Riccardo Iacona e dai suoi collaboratori, l’azienda, che per altro gestisce in appalto parte del servizio bus a Roma, ha ritenuto prioritario colpire Ilario Ilari e Valentino Tomasone rei di aver denunciato, in quanto autisti e delegati sindacali, quello che le immagini ed il servizio documentavano in modo impietoso.
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Presidio NO-IMU - ASia Usb - Foto di Zeroincondotta

Imola: c’è chi sfratta e chi si infratta (per non vedere)

di Leggi la notizia

“È muffa questa?” chiede X a me e al fotografo. “Certo” rispondiamo. Insiste: “Voi fareste vivere due bambini piccoli qui dentro?”. Scuotiamo la testa. “Il rappresentante del padrone di casa, la Curia, dice che questa casa è a posto. Non ci sono lavori da fare dice lui e oggi vogliono sfrattarci”. X è un immigrato. Non scriverò il suo nome per una sorta di “par condicio” visto che il rappresentante del padrone di casa (la Curia appunto) e l’ufficiale giudiziario (una donna) non mi hanno voluto dire i loro anche se hanno voluto che io mi “qualificassi”.

Tutto inizia alle 8 del 10 dicembre, uno dei giorni più freddi dell’anno e – guarda il caso – la giornata nella quale si ricordano i diritti umani (e nel pomeriggio a Imola un po’ di persone dedicheranno un corteo con tamburi e letture ad Emergency e alla memoria di Nelson Mandela). Sono davanti al Duomo, al numero 4 della piazza omonima, proprio di fronte alla più imponente Chiesa di una città che può vantare molti papi ma anche anarchici, socialisti, partigiani. Con Marco – il fotografo – faccio un giro nella casa di X. Ci mostra un foglio del servizio sanitario: protocollo 40449 del 12 ottobre 2011, due anni fa dunque. In sintesi: “Visto il sopralluogo risulta anti-igienico”. Eppure qui abitano X, la moglie, una bambina di 5 anni e un bimbo appena nato.

Dietro la porta d’ingresso muffa e nero. Una delle finestre non è solo umida: addirittura è bagnata come se piovesse. Una stanzetta sembra a posto ma il resto appare da rifare, a partire dalla stanza da letto e ancor più dal gabinetto.
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San Raffaele

Ospedale San Raffaele di Milano, la delegata Usb: “Un disastro per i lavoratori”

di Francesco Piccioni

L’ospedale San Raffaele di Milano si è trasformato in pochi anni da modello di riferimento della “buona sanità” privata – ovviamente cattolica – a luogo di conflitto sociale e sindacale particolarmente aspro. Fondato nel 1969 da don Luigi Maria Verzé, il prelato amicissimo di Berlusconi, ma in rapporto anche con il Sismi, che ne è stato presidente fino al luglio 2011, appena qualche mese prima della sua morte. Disinvolto affarista della salute, fece da precursore in iniziative davvero poco accostabili alle cure mediche; per esempio, aprendo la Galleria delle Botteghe, per la prima volta un centro commerciale veniva a occupare una parte rilevante di un ospedale.

Ciò nonostante, gli affari sono andati progressivamente sempre peggio, con numerose inchieste giudiziarie che nei deceni hanno dovuto mettere il naso sulla gestione “allegra” della fondazione Monte Tabor, tra irregolarità costruttive, veri e propri abusi edilizi e accuse di ricettazione. Fino al fallimento e alla vendita dell’ospedale «a un prezzo irrisorio» al “re delle cliniche” romane, Antonio Angelucci. Il quale, solo pochi mesi dopo, lo rivendette allo Stato, suscitando scandalo e alcune interrogazioni parlamentari.

L’ultimo e attuale proprietario è invece Giuseppe Rotelli, presidente del gruppo ospedaliero San Donato, subentrato nel maggio 2012. Da allora è stato un crescendo di conflitti, con un referendum che ha bocciato a stragrandissima maggioranza un “accordo aziendale” ignobile firmato da alcune Rsu, ma non riconosciuto neanche dai sindacali confederali di appartenenza. Ne parliamo con Daniela Rottoli, delegata Usb, tra i lavoratori che erano saliti sul tetto dell’ospedale, mercoledì scorso, dopo le cariche della polizia contro i dipendenti che occupavano le “accettazioni”.
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Caserma Sani - Foto di Gianluca Botta

Bologna, le mani sulla caserma Sani: il “gioiello” del demanio

di Oana Parvan

Dalla mattina del 27 gennaio i militanti dell’Associazione Inquilini e Assegnatari (Asia) dell’Unione Sindacale di Base presidiano 24 ore su 24 l’ingresso all’ex-caserma Sani di Via Ferrarese 199, luogo degradato nel cuore della Bolognina. Eloquenti gli striscioni colorati che hanno da subito ravvivato l’area parcheggio e il piccolo parco antistante: “La casa è un diritto”, “Caserma Sani: non vendiamola, riusiamola”.

Ma cosa c’entra un sindacato degli inquilini col tentativo di vendita di una caserma militare? Nell’ultimo anno Asia ha calcato le pagine della stampa locale per le ripetute occupazioni di stabili pubblici e privati: prima in via San Donato, poi in via Achillini e, recentemente, in via XXI Aprile, con l’occupazione dell’ex-clinica odontoiatrica Beretta. In tutti i casi, si trattava di edifici disabitati e dismessi da tempo, autorecuperati in poche settimane e resi accoglienti da cittadini italiani e migranti, studenti e precari, alle prese con l’emergenza casa e la disoccupazione dilagante.
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Lettera aperta a Saviano: noi, lavoratori campani scaricati dalla Coop, chiediamo uno spazio per far sentire la nostra voce

Foto del Fatto QuotidianoQuesta storia, a cui dà dato spazio l’Unione sindacale di base, viene da lontano. Si vedano gli articoli pubblicati da Domani di Arcoiris Tv

di Roberto, Lucia e Carlo, ex lavoratori Unicoop Tirreno Campania

Caro Roberto,

siamo dei lavoratori, tanti lavoratori, che per anni hanno lavorato in Coop Campania poi passata negli anni 2000 alle dirigenze di una Coop Toscana, la Unicoop Iirreno, che oggi è in difficoltà, in grave difficoltà per tutto quello che è accaduto già 4 anni fa e continua ad accadere ora, ci rivolgiamo a te perché ai tanti “politici, giornalisti, programmi tv” ai quali abbiamo esposto la nostra voce, ci volgono le spalle, noi vorremmo avere un po’ di visibilità, non per demolire o denunciare un sistema, ma per far si che le cose cambino e ci sia rispetto per la nostra dignità.

Le Coop nascono più di 150 anni fa (prima nel nord e centro Italia, più tardi al Sud), dalla dinamicità e dalle lotte delle classi operaie per salvaguardare il potere di acquisto dei ceti più deboli; l’etica, la solidarietà, la centralità delle persone, sono le fondamenta sulle quali si è costituito il pilastro della cooperativa.

La Coop fino agli anni Novanta ha mantenuto integri gli obiettivi di espansione e crescita creando lavoro e rispetto economico sociale un po’ in tutta Italia compreso il Sud, ma nel corso degli ultimi anni, forse con la sostituzione di un modello sempre più grande di mercato (le ipercoop), risultati poi negativi alle esigenze dello stesso mercato che si avviava pian piano a quella che oggi viviamo cioè “la recessione”, ed i troppi coinvolgimenti bancari, hanno subito un certo “mutamento biologico” che ha creato una voragine economica in alcune di esse dimenticandosi dei valori e dell’etica’ e rincorrendo sempre più le logiche del profitto.
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Il Comune incalzato sulla liquidazione di Atc risponde poco e male

Durante l’ultimo Question Time in Comune la vicesindaco Silvia Giannini, sollecitata dal consigliere del Pdl Lorenzo Tomassini, è tornata sulla questione Atc. Qui la trascrizione di domanda e risposta. Leggi di più a proposito di Il Comune incalzato sulla liquidazione di Atc risponde poco e male

I sindacati occupano la presidenza di Tper: “L’azienda dia risposte”

Questa mattina tutte le rappresentanze sindacali rappresentate in Tper, la nuova azienda di trasporto pubblico regionale nata da una fusione tra Atc e Ferrovie Emilia-Romagna, hanno occupato la presidenza, esigendo un incontro con la presidente Giuseppina Gualtieri. Leggi di più a proposito di I sindacati occupano la presidenza di Tper: “L’azienda dia risposte”

Scatti dalla città. In 300 contro le privatizzazioni di nidi e materne

Bologna, 24 maggio. In 300 contro le privatizzazioni di nidi e materne.
Manifestazione promossa dal COMITATO GENITORI NIDI E MATERNE CONTRO I TAGLI E PRIVATIZZAZIONI (comitatogenitorinidiematernebo@yahoo.it) e USB Bologna (bologna@usb.it)

Foto di Giovanni Stinco. Vietata la diffusione senza il consenso dell’autore. Leggi di più a proposito di Scatti dalla città. In 300 contro le privatizzazioni di nidi e materne

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