La legge sulle unioni civili è storica ma è già vecchia

Unioni civili - Foto di Francesca Corona
Unioni civili - Foto di Francesca Corona
di Andrea Maccarrone

L’11 maggio la Camera ha definitivamente approvato la legge sulle Unioni Civili per le coppie omosessuali. Un passaggio senza dubbio storico perché rompe un tabù, fatto di speranza più volte deluse, promesse non mantenute, negazione e insulti, resistito oltre 30 anni. E cosa più importante questa legge finalmente riconosce un pezzo di realtà sociale, riconosce dei diritti e quindi cambia in meglio la qualità della vita di tante persone che la aspettavano.

Nonostante ciò non si riesce a gioire pienamente di una norma che nasce già vecchia (il modello tedesco che la ispira è vecchio di 15 anni) e soprattutto concede diritti al caro prezzo della dignità e negando la piena uguaglianza.

Questa norma colma solo a metà il grande ritardo rispetto alla società, dove sì è ormai compiuta una vera e propria rivoluzione e dove le coppie omosessuali, con o senza figli, sono riconosciute pienamente come famiglie, cosa che ancora una volta questa legge prova a negare in maniera subdola. Con la famosa definizione di “formazione sociale specifica” che ancora le unioni civili all’articolo 2 della costituzione e non al 29 che parla di famiglia appunto, espungendo dal testo quasi ogni riferimento alla vita familiare, negando la possibilità di adozione e la stepchild adoption e con quell’altra previsione quasi ridicola guardando alla sensibilità contemporanea, che è la cancellazione solo per unioni civili dell’obbligo di fedeltà, nel tentativo di evidenziare una maggiore promiscuità e precarietà di queste unioni rispetto a quelle etero “santificate” dal matrimonio.
Leggi di più a proposito di La legge sulle unioni civili è storica ma è già vecchia

Matrimonio gay a Napoli

Il primo matrimonio gay in Italia si tenne a Napoli nel 1978

di Gaetano Capaldo

La legge sulle unioni civili tiene banco in queste ore. La politica italiana è al lavoro per partorire il testo che dia la possibilità alle coppie, anche omosessuali, di vedere riconosciuta la propria unione senza il vincolo del contratto di matrimonio. Quest’ultimo negozio giuridico, dopo l’approvazione del decreto, resterà comunque precluso alle coppie formate da persone dello stesso sesso. Eppure un matrimonio omosessuale, in Italia, si è già “celebrato”.

Accadde a Napoli, nel 1978. Come riporta un vecchio numero del settimanale Oggi, risalente all’epoca dei fatti, si “unirono” due uomini partenopei. Uno, vestito da sposa, era soprannominato ‘A Russulella mentre il partner, in abiti maschili, era noto come Là Là. I due, all’epoca, avevano all’incirca cinquant’anni e crearono scalpore in città. La “sposa” fu accolta da una folla incredula quanto lasciò la propria abitazione con indosso l’abito bianco per salire a bordo di una chiara e luccicante Mercedes bianca che la conducesse dal futuro “marito”.

Il matrimonio, comunque nullo per l’anagrafe, fu celebrato con tanto di testimoni e la coppia, dopo le foto di rito, partì anche per il viaggio di nozze. Il fatto ebbe una forte risonanza mediatica tanto che la giornata dei due fu seguita anche dalle telecamere della Rai che mandò in onda un servizio sul primo matrimonio omosessuale celebrato in Italia all’interno de “L’Altra Domenica”.
Leggi di più a proposito di Il primo matrimonio gay in Italia si tenne a Napoli nel 1978

Unioni civili

Unioni civili, attenti a non svuotare la legge

di Stefano Rodotà

La discussione sulle unioni civili avrebbe bisogno di limpidezza e di rispetto reciproco, invece d’essere posseduta da convenienze politiche, forzature ideologiche, intolleranze religiose. Di fronte a noi è una grande questione di eguaglianza, di rispetto delle persone e dei loro diritti fondamentali, che non merita d’essere sbrigativamente declassata, perché altre urgenze premono. I diritti, dovremmo ormai averlo appreso, sono indivisibili, e quelli civili non sono un lusso, perché riguardano libertà e dignità di ognuno.

Bisogna liberarsi dai continui depistaggi. La maternità surrogata, vietata fin dal 2004, viene evocata per opporsi all’adozione dei figli del partner, penalizzando proprio quei bambini che si dice di voler tutelare e tornando così a quella penalizzazione dei figli nati fuori dal matrimonio eliminata dalla civile riforma del diritto di famiglia del 1975. E si dovrebbe ricordare che la Costituzione parla della famiglia come società “naturale” non per evitare qualsiasi accostamento alle unioni tra persone dello stesso sesso.

Ma per impedire interferenze da parte dello Stato in «una delle formazioni sociali alle quali la persona umana dà liberamente vita», come disse Aldo Moro all’Assemblea costituente. Altrimenti ricompare la stigmatizzazione dell’omosessualità, degli atti “contro natura”. L’impegno significativo del presidente del Consiglio per arrivare ad una disciplina delle unioni civili rispettosa di quello che la Corte costituzionale ha definito come un diritto fondamentale a vivere liberamente la condizione di coppia si è via via impigliato nel prevalere delle preoccupazioni legate alla tenuta della maggioranza.
Leggi di più a proposito di Unioni civili, attenti a non svuotare la legge

Risocoivermi: un’installazione del Cassero sull’amore omosessuale negato dalla legge

RisocoivermiArcigay “Il Cassero” – Bologna

Da quanto tempo gay e lesbiche rivendicano in Italia il riconoscimento dei loro amori davanti alla legge? Come si misura questo tempo? Cosa succede se quello stesso tempo lo “trascorriamo” in Spagna, nel Regno Unito, in Francia o negli Stati Uniti? Risocoivermi è un’installazione che tenta di dare una risposta puntuale a queste domande, fornendo una racconto rapido ma fedele del dibattito politico italiano degli ultimi 35 anni sul tema del riconoscimento delle coppie omosessuali, comparandolo con ciò che nel frattempo succedeva oltreconfine.

Qui accanto scorrono due cronistorie: la prima racconta il dibattito italiano sulle unioni tra persone dello stesso sesso, la seconda ripercorre le stesse date – e lo stesso tema – nei Paesi europei ed extraeuropei. La prima risulta essere un lungo, estenuante fermo immagine su una discussione sterile, che non è riuscita, in oltre tre decenni, a giungere ad alcuna conclusione, la seconda, invece, ha i connotati di un’incursione trasversale e tematica nel pensiero democratico occidentale, che negli stessi anni in cui l’Italia viveva il suo immobilismo, ha messo al bando le norme omofobiche promuovendo il riconoscimento delle coppie formate da persone dello stesso sesso.
Leggi di più a proposito di Risocoivermi: un’installazione del Cassero sull’amore omosessuale negato dalla legge

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi