La lunga storia del mutualismo negli Stati uniti

di Maya Adereth   Alla base della nascita del movimento operaio ci sono le società di mutuo soccorso. Oggi che le reti di solidarietà sopperiscono la debolezza del welfare, è tempo di riscoprirne la carica politica   La crisi del Covid-19 ha acuito problemi di cui i socialisti sono consapevoli da decenni. Il lockdown comincia […]

Non tutto il male viene per nuocere

di Silvia R. Lolli Continuo a pensare che questa pandemia, al di là di lutti, tragedie personali e famigliari, può aiutarci a rimettere a posto economia, società (anche politica) e persone. Dobbiamo solo cominciare a studiare, pensare ed agire ampliando quell’orizzonte ormai offuscato da inquinamenti di varie specie. Nei tanti articoli postati nel blog dell’associazione […]

Per Eddi due anni di sorveglianza speciale: «La solidarietà tra popoli fa paura»

Intervista a Maria Edgarda Marcucci, ex combattente dell’unità curda delle Ypj, dopo la decisione del Tribunale di Torino di comminarle la misura di limitazione grave della libertà. A un anno dall’uccisione di Lorenzo Orsetti, accettata la tesi della Procura: pericolosità sociale perché politicamente attiva   di Chiara Cruciani La tempistica del Tribunale di sorveglianza di […]

L’ora più buia

di Domenico Gallo  L’ora più buia è il titolo del film di Joe Wrigh che racconta i dilemmi di Winston Churchill alle prese con la fase più drammatica della guerra, quando nel maggio del 1940 l’esercito inglese, sconfitto dai nazisti, stava per essere sopraffatto a Dunquerke. L’ora più buia è quella in cui è precipitato […]

Mio fratello muore in mare: a Rimini un evento di cittadinanza umanitaria

di Sergio Caserta È la prima domenica veramente estiva, i bagnanti affollano le spiagge di Rimini per godersi sole e mare, fa caldo ma non c’è afa, una sottile brezza rende molto piacevole la bella giornata di sole. In un angolo del litorale, dove la spiaggia s’interrompe sul porto canale proprio sotto la grande ruota […]

Le cucine popolari di Bologna: qui si trovano le parole smarrite dalla politica

di Bruno Giorgini, ha collaborato Amalia Tiano De Vivo

Mia nonna Lisetta irriducibile comunista ebbe a dirmi una volta quand’ero bimbetto: a Bologne sono rosse anche le pietre. Lei viveva a Ravenna, suo marito era anarchico, le sue figlie e il primogenito tutti comunisti al tempo del fascismo, che facile non era. Facile non fu nemmeno dopo la Liberazione, quando una delle figlie finì incarcerata da Scelba, odiato ministro degli interni di fede democristiana, e tutti ebbero difficoltà economiche e di lavoro, se non fosse che nacquero anche le cooperative rosse, eredi delle antiche cooperative socialiste che le squadracce avevano incendiato e bruciato. Cooperative che oggi chiameremmo eque e solidali, di produzione, agricole, di consumo, culturali.

Per Lisetta Bologna era la capitale di tutto questo fermento per rendere migliori le condizioni di vita, di lavoro e di libertà dei braccianti come lei e suo marito Potastila, delle figlie operaie e sarte, del figlio fornaio. Quando poi una delle figlie si sposò bene, trasferendosi a Bologna a fare la signora, Lisetta prese spesso la corriera per andare a trovarla, scoprendo che a Bologna rosse erano le pietre non soltanto in senso politico e figurato, ma rosse erano proprio le pietre con cui si costruivano le case.

Se non solo i cuori ma anche le mura a Bologna erano comuniste, secondo lei per sradicare da lì la bandiera rossa i padroni, i capitalisti, i democristiani avrebbero dovuto materialmente radere al suolo la città. Il che le pareva del tutto impossibile, “a meno non venga un’altra guerra”. Si trattava di un sentimento condiviso nella cerchia dei comunisti dove sono nato e cresciuto tra un raduno dell’ANPI e una festa dell’Unità. Cerchia che racchiudeva larga parte del popolo, coi socialisti spesso la maggioranza.
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Tre giorni a Roma per un’Europa unita e solidale

di Sbilanciamoci.info

In occasione dei sessanta anni dalla firma dei trattati di Roma ci riuniamo, consapevoli che, per salvare l’Europa dalla disintegrazione, dal disastro sociale ed ambientale, dalla regressione autoritaria, bisogna cambiarla.

Un grande patrimonio comune, fatto di conquiste e avanzamenti sul terreno dei diritti e della democrazia, si sta disperdendo insieme allo stato sociale, a speranze e ad aspettative. Negli ultimi anni, con trattati ingiusti, austerità, dominio della finanza, respingimenti, precarizzazione del lavoro, discriminazione di donne e giovani, anche in Europa sono cresciute a dismisura diseguaglianza e povertà.

Oggi siamo al bivio: fra la salvezza delle vite umane o quella della finanza e delle banche, la piena garanzia o la progressiva riduzione dei diritti universali, la pacifica convivenza o le guerre, la democrazia o le dittature. Crescono sfiducia, paure ed insicurezza sociale. Si moltiplicano razzismi, nazionalismi reazionari, muri, frontiere e fili spinati.

Un’altra Europa è necessaria, urgente e possibile e per costruirla dobbiamo agire. Denunciare le politiche che mettono a rischio la sua esistenza, esigere istituzioni democratiche sovranazionali effettivamente espressione di un mandato popolare e dotate di risorse adeguate, il rispetto dei diritti sanciti dalla Carta dei Diritti Fondamentali, difendere ciò che di buono si è costruito, proporre alternative, batterci per realizzarle, anche nel Mediterraneo e oltre i confini dell’Unione.
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Piergiovanni Alleva: “Lavorare meno per creare occupazione, altro che Jobs Act”

di Giacomo Russo Spena

“Una settimana lavorativa di 4 giorni, perché solo ridistribuendo il lavoro potremo contrastare il dramma della disoccupazione. E l’introduzione del reddito minimo garantito è un obiettivo da perseguire”. Le proposte del giuslavorista Piergiovanni Alleva – docente universitario e consigliere regionale in Emilia Romagna – appaiono massimaliste, al limite dell’irrealizzabile. Il pensiero va alla copertura economica, dove trovare i soldi? “Nessuna utopia, abbiamo fatto i calcoli e le risorse ci sono: in Emilia Romagna, ad esempio, sono sufficienti quelle locali”.

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Di certo, Alleva non crede che il Jobs Act sia la soluzione per contrastare la precarietà, anzi. Il giuslavorista, dopo esser stato protagonista lo scorso anno della battaglia in difesa dell’articolo 18 poi manomesso dal governo Renzi, si prepara adesso per l’eventuale referendum di primavera: “I lavoratori non hanno più quasi tutele, e le poche che hanno non le rivendicano per paura di venire licenziati. Il Jobs Act ha distrutto la giustizia del lavoro, ma grazie ai tre referendum della Cgil abbiamo una straordinaria occasione di riscatto”.
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Cna Bologna: solidarietà ai lavoratori, Palazzo d’Accursio si attiva

Cna Bologna
Cna Bologna

di Raffaele Persiano, consigliere comunale di Bologna

In questi giorni abbiamo assistito alla protesta dei lavoratori del Cna che stanno andando in contro alla procedura di mobilità e quindi al licenziamento. Questi lavoratori con rispetto del Cioco Show, che proprio il Cna ha organizzato e promosso, hanno inscenato una protesta ironica non dura, ma che ha cercato semplicemente di catturare l’attenzione della città sulla loro situazione con l’obiettivo di non essere soli nella loro battaglia.

E proprio a questi lavoratori che deve andare la nostra solidarietà e il nostro sostegno come Istituzione. La tutela dei posti di lavoro deve guidare il nostro agire e il nostro impegno politico amministrativo. In questo senso deposito un odg per chiedere a tutto il Consiglio di esprimere solidarietà ai lavoratori e impegnare l’Amministrazione Comunale ad attivarsi per coadiuvare azienda e lavoratori nel trovare alternative ai licenziamenti e preservare i posti di lavoro nella convinzione che, come loro stessi stanno urlando alla città, i lavoratori sono persone e non centri di costo.

Ricordo che l’azienda già l’anno scorso aveva avviato procedura per 80 esuberi che poi si sono trasformati in 39 uscite volontarie che hanno generato risparmi strutturali e a queste altre 19 se ne sono aggiunte durante l’anno. Tutto questo segue 4 anni di accordi di crisi che dal 2013 al 2016 hanno dato ulteriore liquidità all’azienda. Oggi, nuovamente, 96 lavoratori rischiano di rimanere a casa.
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