Roberto Saviano e l’ignoranza bianca

di Franco Palazzi   La firma italiana più nota all’estero ha scritto un articolo sulle rivolte negli Usa pieno di errori e inesattezze. Tutto il testo ruota attorno alla distinzione tra saccheggiatori e manifestanti pacifici, che il dibattito ha superato da anni     Sulle pagine di Repubblica è uscito un lungo articolo di Roberto Saviano. Saviano, è appena […]

Saviano chi? Alla ricerca delle ragioni dell’astio

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di Mattia Fontanella e Riccardo Lenzi

Perdonateci: ci riesce difficile comprendere le ragioni dell’astio che, da più parti, circonda (o, meglio, accerchia) Roberto Saviano. Certamente e comprensibilmente odiato – come tanti altri giornalisti, meno noti ma non meno valorosi e degni di attenzione – dai criminali che lo costringono a vivere sotto scorta, l’aggressività diffusa che circonda Saviano ci pare sproporzionata rispetto ad una pur legittima antipatia che chiunque può suscitare nel prossimo.

Beninteso chiunque è libero di criticare chiunque. Dio ci scampi e liberi dai santi, gli eroi, i miti e, soprattutto, i martiri. A scanso di equivoci: non è un peccato criticare Saviano e quello che scrive o dice. Il vero peccato è assistere, basiti, a risse mediatiche che coinvolgono persone variamente impegnate sul fronte antimafie. Davvero si può credere che i problemi di Napoli e della Campania si chiamino Saviano e/o De Magistris? Ci preoccupano un’aggressività e una suscettibiltà crescenti che, temiamo, rischiano di contribuire all’isolamento di persone particolarmente esposte, facendone involontariamente un bersaglio per coloro che, da tempo, le avevano nel mirino.

Ciò vale per Saviano così come, ad esempio, per il pm Nino Di Matteo ed i suoi colleghi del pool di Palermo, contro il quale si è sbandierata – impropriamente e malevolmente – l’assoluzione di Mannino. Dimenticandosi del tritolo che, ormai da tempo, è giunto in Sicilia per regolare l’ennesimo conto aperto.
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Lettera aperta a Saviano: noi, lavoratori campani scaricati dalla Coop, chiediamo uno spazio per far sentire la nostra voce

Foto del Fatto QuotidianoQuesta storia, a cui dà dato spazio l’Unione sindacale di base, viene da lontano. Si vedano gli articoli pubblicati da Domani di Arcoiris Tv

di Roberto, Lucia e Carlo, ex lavoratori Unicoop Tirreno Campania

Caro Roberto,

siamo dei lavoratori, tanti lavoratori, che per anni hanno lavorato in Coop Campania poi passata negli anni 2000 alle dirigenze di una Coop Toscana, la Unicoop Iirreno, che oggi è in difficoltà, in grave difficoltà per tutto quello che è accaduto già 4 anni fa e continua ad accadere ora, ci rivolgiamo a te perché ai tanti “politici, giornalisti, programmi tv” ai quali abbiamo esposto la nostra voce, ci volgono le spalle, noi vorremmo avere un po’ di visibilità, non per demolire o denunciare un sistema, ma per far si che le cose cambino e ci sia rispetto per la nostra dignità.

Le Coop nascono più di 150 anni fa (prima nel nord e centro Italia, più tardi al Sud), dalla dinamicità e dalle lotte delle classi operaie per salvaguardare il potere di acquisto dei ceti più deboli; l’etica, la solidarietà, la centralità delle persone, sono le fondamenta sulle quali si è costituito il pilastro della cooperativa.

La Coop fino agli anni Novanta ha mantenuto integri gli obiettivi di espansione e crescita creando lavoro e rispetto economico sociale un po’ in tutta Italia compreso il Sud, ma nel corso degli ultimi anni, forse con la sostituzione di un modello sempre più grande di mercato (le ipercoop), risultati poi negativi alle esigenze dello stesso mercato che si avviava pian piano a quella che oggi viviamo cioè “la recessione”, ed i troppi coinvolgimenti bancari, hanno subito un certo “mutamento biologico” che ha creato una voragine economica in alcune di esse dimenticandosi dei valori e dell’etica’ e rincorrendo sempre più le logiche del profitto.
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