Caro Federico, auguri a te che oggi non hai potuto compiere trent’anni

di Marco Zavagli

Oggi avrebbe compiuto trent’anni. Oggi non ha compiuto trent’anni perché al ritorno da una serata in discoteca con i suoi amici si è fermato in un parchetto da solo prima di rincasare. E in quel parchetto sono arrivati quattro poliziotti.

Non so cosa farebbe oggi Federico Aldrovandi all’alba della sua quarta decade. Non so cosa facesse il 17 luglio del 2005, quando raggiunse la maggiore età e non poteva immaginare che quello sarebbe stato l’ultimo compleanno. Posso immaginare che farebbe qualcosa di simile a quello che fanno oggi i suoi amici. Quelli che passarono con lui l’ultima notte. Quelli che durante l’interrogatorio in questura venivano chiamati “drogati” o “tossici” e dipinti come “sciacalli” da un dirigente nazionale di un sindacato di polizia.

Andrea si è sposato. Vive e lavora a Ferrara. Ha due figli. Il primogenito si chiama Federico. Parme lavora anche lui in città. Si vedono ancora. La Spal è quasi sempre l’occasione per incontrarsi. Burro se ne è andato da tempo. Già al giudice Caruso spiegava che dopo quanto successo al suo amico non se la sentiva di proseguire gli studi.
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