Fermo: nell’odio una ragione di vita

fermo-675di Angelo Ferracuti

Fermo, lo specchio dell’Italia. L”intolleranza qui iniziata con il pestaggio di due profughi somali, operai calzaturieri, davanti a un bar nell’indifferenza di molti, l’uccisione di due ragazzi kosovari ad opera di un mio conterraneo proprietario di 17 fucili, che poi si è suicidato in carcere, la piccola strategia della tensione orchestrata da gruppi di estrema destra contro le parrocchie (quattro attentati in pochi mesi) ree di ospitare profughi politici, e adesso l’omicidio di Emmanuel, un uomo già toccato da una storia dolorosissima come quelle di molte persone che scappano da conflitti bellici, guerre civili, persecuzioni

Quando Emmanuel Chidi Namdi è stato ucciso mi trovavo in vacanza in Croazia, e forse anche questa distanza fisica, l’impossibilità corporale di esserci, ha amplificato il mio disagio. L’idea che in una via centrale della mia piccola città dove passeggio tutti i giorni, e ho passeggiato tranquillo nei miei 56 anni di vita, sia diventato improvvisamente lo scenario di un omicidio a sfondo razzista mi ha creato un’angoscia infinita, ma anche un senso di impotente vergogna.

Tornando a Fermo, ascoltando le parole del bar e i parlamenti degli amici, il telefono senza fili della piccola città, arrivando fino al luogo dell’omicidio, è come se quell’angoscia fosse diventata improvvisamente angoscia reale. Di fianco alla panchina con i fiori dove si è consumato il fattaccio, i bigliettini affettuosi, di fronte un cartello con una frase di Pier Paolo Pasolini, impressionante quanto vera: «Il giornale fascista e le scritte sui cascinali di slogan mussoliniani fanno ridere: come (con dolore) l’aratro rispetto a un trattore. Il fascismo, voglio ripeterlo, non è stato sostanzialmente in grado nemmeno di scalfire l’anima del popolo italiano: il nuovo fascismo, attraverso i nuovi mezzi di comunicazione e di informazione (specie, appunto, la televisione), non solo l’ha scalfita, ma l’ha lacerata, violata, bruttata per sempre».
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La ballata del sindaco pescatore: nuovo video in acustico e a Sheffield alla Cutler’s Hall

Esce il video della versione acustica della Ballata del Sindaco Pescatore e Vittorio Merlo vola a Sheffield a cantarla a un congresso internazionale di bibliotecari. È da poco online su YouTube il video della versione acustica, piano e voce, della Ballata del Sindaco Pescatore, canzone scritta e composta in memoria di Angelo Vassallo, il Sindaco Pescatore ucciso il 5 settembre 2010. Come sembrano confermare anche le recenti informazioni sulle indagini ancora aperte a quasi 6 anni dall’assassinio di Vassallo, dietro questo omicidio probabilmente c’è la mano della camorra.

Dopo averla presentata a Roma, Torino, Treviri, Malaga e Lussemburgo, il bibliotecario cantastorie presenterà la sua Ballata il 14 luglio a Sheffield, alla Cutler’s Hall, in occasione della serata di gala di un congresso internazionale di bibliotecari: la COSI EMEA Conference 2016.
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Fermo: siamo tutti Emmanuel, contro un Paese involuto

di Sergio Sinigaglia

Il fine settimana ha visto inevitabilmente Fermo al centro dell’attenzione nonostante gli eventi americani. Anzi per molti aspetti le vicende marchigiane sono l’altra faccia della medaglia di quelle statunitensi. Oltre le questioni legate all’inchiesta giudiziaria con il risultato dell’autopsia e il tentativo della difesa di Mancini di far passare il tutto come una rissa, o ancora peggio un atto di legittima difesa dell’assassino e non come un atto di razzismo, erano previsti due appuntamenti pubblici: la manifestazione indetta dai centri sociali e dalle associazioni di base per sabato pomeriggio e funerali di Emmanuel domenica.

La manifestazione nonostante i tempi stretti in cui è stata convocata è sostanzialmente riuscita dal punto di vista numerico. Era stata decisa giovedì sera in un’assemblea a Porto San Giorgio presso il centro sociale “Il trenino”, che si è accollato l’organizzazione dell’appuntamento. Compagni che sono stati un po’ travolti da un evento di questa portata e hanno cercato di fare il loro meglio. La cosa importante era verificare che tipo di risposta avrebbe dato la città. E purtroppo questa è stata ampiamente negativa.
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Emmanuel non ha abbassato lo sguardo: ipocrisia di un Paese in cui il razzismo è vivo

di Loris Campetti

Italiani brava gente. Non sono razzisti, neanche fascisti quelli come Calderoli che danno dell’orango a una ministra dalla pelle nera, non vanno processati dice il Senato a stragrande maggioranza trasversale che in cambio ottiene il ritiro di migliaia di emendamenti da parte dello stesso Calderoli.

Allora, se non è razzista l’ex ministro della Lega, perché dare del razzista e fascista a un imprenditore agricolo marchigiano, tal Amedeo Mancini, allevatore di tori che come si sa se vedono rosso si scatenano e non li ferma più nessuno? L’allevatore invece è allergico al nero e se vede un migrante nigeriano si comporta come i suoi tori di fronte a un drappo rosso. Magari è un balordo, un pazzo come dice Giovanardi ed è inutile perdere tempo a esecrare il delitto.

Già, il delitto perché Emmanuel, che era riuscito a scappare dai massacri di Boko Haram è morto nel centro di Fermo, ammazzato di botte e finito dai colpi inferti con un paletto segnaletico da “un balordo”, anzi meglio da un ultrà della Fermana. Peccato, ma il razzismo non c’entra perché semmai la colpa è un po’ anche sua, di Emmanuel, che se l’era presa per il solo fatto che l’ultrà aveva dato della scimmia alla moglie Chimiary e l’aveva strattonata, una ragazzata da balordi.
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Fermo: quando il linguaggio dell’odio non viene combattuto è fascismo

di Sergio Sinigaglia

Ora è un diluvio di condanne, di dichiarazioni contro il razzismo e quant’altro. Poco fa il ministro Alfano in conferenza stampa, con un mezzo sorriso di autocompiacimento, ha annunciato che la moglie di Emmanuel avrà il via libera per la richiesta di asilo. Ma è un diluvio di ipocrisie, di frasi fatte. Si tenta di far passare i due aggressori come dei “balordi”, degli “invasati”. Don Vinicio ha parlato di “scatole vuote”. Ma noi sappiamo che non è così. Se i due figuri hanno potuto pestare a morte Emmanuel Chidi Namdi è perché c’è un clima diffuso di intolleranza, di razzismo, di rancore verso gli immigrati, fomentato ad arte, che ognuno di noi può verificare quotidianamente. E anche in questo caso c’è stata probabilmente un’omertà da parte di chi sapeva e per ore ha cercato di nascondere l’accaduto.

Massimo Rossi, consigliere comunale a Fermo, eletto in una lista di sinistra, ci ha raccontato che l’aggressione è avvenuta martedì alle 14.30 in un posto sicuramente isolato della città, ma successivamente sono intervenuti i vigili urbani. Dopo cinque ore si è tenuta l’assemblea consiliare. Possibile che nessuno sapesse nulla? Lui è venuto a conoscenza dell’accaduto alle due di notte ascoltando la radio. Il sospetto che non si sia voluto far girare la notizia è inevitabile.

Così come inizialmente è stato riferito che l’aggressione non aveva avuto testimoni, mentre ora iniziano ad arrivare le prime ammissioni: qualcuno ha visto e ha taciuto. E fornisce ricostruzioni quanto mai “equilibriste”, come si volesse dividere le responsabilità tra aguzzini e vittima. Eppure i due aggressori erano seduti su quella panchina già da tempo e anche in questo caso trapelano testimonianze di ragazzi di colore anche loro vittime di insulti razzisti, come se i due squadristi cercassero il pretesto per picchiare. Tutti elementi che andranno certamente verificati e confermati, ma che rendono ben chiaro il contesto in cui è accaduto questo gravissimo fatto.
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Hanif Kureishi: “Ci si vergognava a pensare certe cose. Ora lo si fa in pubblico”

Jo Cox
Jo Cox
di Stefano Montefiori

«L’assassinio di Jo Cox, che aveva dedicato la sua vita ad aiutare i rifugiati, che si trovava nello Yorkshire tra molti musulmani ma è stata ammazzata da un uomo legato all’estrema destra, ci dà l’opportunità di denunciare quanto il discorso pubblico sia caduto in basso in occasione del referendum sulla Ue». Uno dei migliori scrittori britannici viventi, Hanif Kureishi, nato 61 anni fa a Londra da padre pachistano e madre inglese, incolpa «indirettamente» l’imbarbarimento del dibattito politico nel Regno Unito (e non solo) per la morte della deputata laburista.

La questione dell’Europa ha fatto saltare i freni?

«Ormai in Inghilterra le persone si sentono libere di dire in pubblico cose che fino a qualche anno fa avrebbero avuto vergogna a pensare. Non si parla che di immigrati, con toni violenti e triviali, e questo fa assumere un tono quasi fascista al dibattito, sempre più angusto. Invece andrebbe allargato ad altri temi».

Per esempio?

«Dovremmo discutere davvero della globalizzazione, del nomadismo dei lavoratori e non, del neoliberalismo che venne introdotto in Gran Bretagna da Margaret Thatcher con effetti disastrosi sugli alloggi, la scuola, la sanità, i diritti dei lavoratori. E poi dovremmo parlare di super capitalismo, della vendita di intere zone di Londra a miliardari cinesi, arabi, americani, russi. Ma invece di una conversazione ampia e onesta su che cosa sta accadendo alla Gran Bretagna, ci concentriamo solo su una discussione ignorante sugli immigrati».
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Berta Cáceres

Berta Cáceres, un crimine politico

di Ignacio Ramonet [*], traduzione di Pierluigi Sullo

Si chiamava Berta. Berta Cáceres. Lo scorso 4 marzo stava per compiere 43 anni. Alla vigilia, l’hanno uccisa. In Honduras. Perché era ambientalista. Perché non era sottomessa. Perché difendeva la natura. Perché si opponeva alle multinazionali minerarie. Perché reclamava i diritti ancestrali dei Lencas, il suo popolo indigeno.

All’età di vent’anni, studente universitaria, Berta aveva fondato il Consiglio civico delle organizzazioni popolari e indigene dell’Honduras (Copinh), che oggi raggruppa circa duecento comunità native ed è diventato il movimento ecologista più attivo. Il regime dell’Honduras, nato da un colpo di stato, ha ceduto il 30 per cento del territorio nazionale alle multinazionali minerarie e idroelettriche. Ci sono decine di mega-dighe in costruzione e più di trecento imprese minerarie che saccheggiano il territorio grazie alla corruzione del governo. Ma il Copinh è riuscito a fermare la costruzione di invasi artificiali, a paralizzare progetti di deforestazione, a congelare sfruttamenti minerari, ad evitare la distruzione di luoghi sacri e a ottenere la restituzione di terre sottratte alle comunità indigene.

E per questo che all’alba del 3 marzo, mentre dormiva, due sicari degli squadroni della morte di sono introdotti in casa sua, nella città di La Esperanza, e hanno assassinato Berta Cáceres.
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La petizione su Change.org: verità sull’uccisione di Giulio Regeni

Per Giulio Regeni
Per Giulio Regeni

di Giovanni Parmeggiani, Stefania Villanacci, Eleonora Bacchi, Esther Amoròs Berna, Shady Alshhadeh, Pilar Lopez, Claudia Morini, Patricia Belmonte Cerdàn, Lucas Ivorra, Loli Sànchez Lozano, Marco Basile, Allison Blahna, Fabio Rollo, Julie Rubino, Islam Elshaarawy, Jesse Chappelle, Shady Hamadi, Massimo Cozzolino, Karim Metref Abdallah, Pierfrancesco Majorino,Farid Adly, Davide Piccardo, Nabil Bey, Lorenzo Declich, Giuseppe Acconcia, Alessandro Di Rienzo, Elena Chiti, Rita Barbieri, Doris Zaccaria, Rosa Schiano, Rana Alnasr, Egidio Giordano, Maria Teresa Cudemo, Lorena Matteo, Alfredo Manfredini Bohm, Pietro Sabatino, Chiara Crispino, Luisa Ambrosio, Roberta Carvone, Federico Manes, Roberto Trisciani e Libera D’Amato. Qui il link per firmare la petizione su Change.org

Ora tutti conoscono Giulio: aveva 28 anni ed era un dottorando dell’Università di Cambridge.Dal Cairo, dove si trovava da settembre per condurre la sua ricerca sull’economia egiziana nell’era post Mubarak, raccontava quello che accadeva in Egitto. Il 25 gennaio 2016, giorno dell’anniversario dell’inizio delle manifestazioni che hanno portato alla deposizione del presidente Mubarak, Giulio è scomparso. Il suo corpo è stato rinvenuto giorni dopo, nei sobborghi del Cairo, con evidenti segni di tortura.

Giulio rappresenta tutti quei giovani che hanno scelto di indagare il contesto in cui viviamo, con passione, curiosità e spirito critico, per comprendere e conoscere ciò che viene proposto come lontano e diverso. Per questa ragione è nostro dovere ricordare i motivi che hanno spinto Giulio, come tanti altri, a mettere a disposizione di tutti una lettura delle dinamiche che determinano la qualità della nostra convivenza, in un ambiente che si presuppone essere sicuro – quello accademico. Si tratta degli stessi motivi che vogliono garantire la crescita e il mantenimento di una cittadinanza mediterranea e universale, pensata per contribuire alla pace, alle libertà e allo sviluppo di tutti i popoli del comune mare.
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Ricordando Angelo Vassallo a 5 anni da un omicidio senza colpevoli / 2

di Sergio Caserta La seconda parte dei video girati nei giorni in memoria del sindaco pescatore Angelo Vassallo (qui la prima parte), si parla del programma di gemellaggio tra Bologna e Pollica siglato dai due comuni per sostenere il lavoro di memoria del sindaco pescatore che ha dato luogo a molte iniziative. In particolare quest’anno, […]

Ricordando Angelo Vassallo a 5 anni da un omicidio senza colpevoli / 1

In piazza a Pollica per ricordare Angelo Vassallo, nel quinto anniversario dell’omicidio, ancora senza colpevoli e mandanti, si sono ritrovati i giovani di Libera di Bentivoglio, in provincia di Bologna. Dal palco degli eventi hanno proposto un repertorio di letture di brani di letteratura civile reinterpretati adattandoli alla storia e alla sua figura, ricavata dal […]

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