Brava gente a Sala Baganza (Parma): i retroscena dell’omicidio di Mohamed Habassi

Mohamed Habassi
Mohamed Habassi
di Annamaria Rivera

È un tardo pomeriggio afoso quando passo dal Buddha Bar di Sala Baganza, sulla provinciale verso Parma. È qui, nel locale gestito da Luca Del Vasto, che sarebbe stata preparata la spedizione punitiva – sei contro uno – ai danni di Mohamed Habassi, cittadino tunisino poco più che trentenne. Ricordo che la notte fra il 9 e il 10 maggio lo sventurato è stato seviziato, mutilato e torturato a morte, in una modesta abitazione di Basilicagoiano, frazione del comune di Montechiarugolo.

A distinguersi per ferocia e crudeltà sarebbe stato lo stesso Del Vasto, ideatore del raid mortale, spalleggiato dal suo vecchio amico Alessio Alberici, fumettista di qualche fama locale: un raid compiuto, si dice, al fine di punire la vittima per il mancato pagamento della pigione dell’alloggio di proprietà della compagna di Del Vasto.

A.Z., di Sala Baganza, col quale ho parlato a lungo del delitto, mi aveva avvertita: “Qui è come se niente fosse accaduto: il bar è tuttora aperto e assai ben frequentato”. E tuttavia, quando ci arrivo, provo un certo turbamento nel vedere sulla terrazza cinque avventori dall’aria più che rilassata e, all’interno, un folto gruppo che fa il tifo per non so quale squadra di calcio, davanti a un grande schermo televisivo.
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Parma: i lati oscuri del supplizio di Mohamed Habassi

Mohamed Habassi
Mohamed Habassi
di Annamaria Rivera

Poco più di un mese fa, a Basilicagoiano, frazione a pochi chilometri da Parma, si consumava uno degli omicidi più feroci che siano mai stati concepiti e attuati, in Italia, da persone ritenute insospettabili e ben integrate nella società. Perfino à la page, si potrebbe dire dei due rei confessi, Alessio Alberici e Luca Del Vasto, benestanti parmigiani ultraquarantenni: il primo è grafico e fumettista di una certa fama locale; il secondo, l’ideatore della spedizione punitiva, è titolare di un ben noto night club, oltre che di un’impresa di pulizie, specializzata in derattizzazione.

Ricordo che i due – soprattutto Del Vasto, come sembra – spalleggiati da quattro operai romeni, reclutati per il raid fatale, hanno sottoposto la loro vittima, Mohamed Habassi, cittadino tunisino sui trent’anni, a un autentico calvario di pestaggi, sevizie, torture, mutilazioni. Tale che è lecito chiedersi se una simile meticolosa ferocia, che ha reso il cadavere quasi irriconoscibile, possa essere solo l’effetto del mélange di cocaina e alcool di cui, si dice, i due s’erano imbottiti. Un modus operandi di questo genere – da squadrone della morte, come lo ho definito, ma solo per analogia – non s’improvvisa d’un tratto. Presuppone, invece, un certo esercizio pregresso: forse compiuto su corpi di animali?
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