Sulla fortuna delle parole: “Moderati”

Illustrazione di Emilius da Atlantidedi Maurizio Matteuzzi

La prima opera di logica della civiltà occidentale è, come è ben noto, l’Organon (letteralmente “strumento” di Aristotele. La prima pagina è dedicata alla distinzione tra omonimi, sinonimi, paronimi. Per quanto ne capisco, Aristotele ci dice che, mentre sulla sinonimia si fonda la scienza analitica (en passant: il significato di sinonimia di Aristotele è tutt’altro che il nostro), l’omonimia viceversa rappresenta un pericolo e una situazione da evitarsi.

Ora, facendo un salto di soli duemilaquattrocento anni circa, siamo di fronte a un caso di sospetta omonimia piuttosto inquietante. In attesa delle fatidiche elezioni politiche incombenti, dobbiamo registrare una presenza massiccia, quasi ingombrate, di tali “moderati” praticamente in tutti i grandi schieramenti politici. Berlusconi si propone ogni mezz’ora in TV come capo dei “moderati”; bÈ, “capo”, forse presidente, padrone, feudatario, finanziatore non so insomma, visto che il ticket da pagare a Maroni è stato quello di non essere candidato premier, per dare alla lega un’ancora cui attaccarsi per salvare almeno una fetta della faccia, rispetto alle precedenti dichiarazioni fortemente antiberlusconiane.
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