Istruzione, Italia maglia nera d’Europa

di Giacomo Pellini

La grande crisi esplosa tra il 2007 e il 2008 sarebbe una vera e propria “stagnazione secolare”. A sostenerlo è il Rapporto sullo stato sociale 2017, curato dalla Facoltà di Economia della Sapienza di Roma. La formula, coniata per la prima volta nel 1938 dal celebre economista Alvin Hansen per descrivere gli effetti della “grande depressione” degli anni ’30, sarebbe ora più che mai attuale.

Secondo i curatori del rapporto, l’attuale recessione presenterebbe molte analogie con quella che scaturì in seguito al crac di Wall Street del 1929: l’alto tasso di risparmio, i bassi investimenti e il conseguente declino dei tassi di interesse. Tutte condizioni che spingono in basso la domanda, “deprimendola a livelli incompatibili con la crescita”, e vanificano l’effetto di politiche monetarie espansive. Come rilanciare quindi le nostre economie? Il Documento è chiaro: solo con l’ampliamento delle politiche pubbliche, il rilancio del welfare e il potenziamento degli investimenti pubblici possiamo tornare a crescere e tirare un sospiro di sollievo.
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Per riconquistare autonomia monetaria

Europa Cafe - Foto di Thomas Hawk
Europa Cafe – Foto di Thomas Hawk

di Guido Viale

Non viviamo più da tempo in un’economia di sussistenza, dove ogni comunità si sostenta con beni prodotti al proprio interno. Oggi cibo, energia, casa e altri fattori essenziali alla vita civilecome salute, istruzione, assistenza, mobilità si comprano; oppurepossono essere forniti dallo Stato, che a sua volta li paga con il ricavato delle nostre imposte. Senza denaro anche la cosiddetta “nuda vita” si ferma.

Quando il denaro era costituito esclusivamente da monete metalliche, le emetteva lo Stato, che poteva anche truccarle (e lo faceva) alterandone il contenuto. Ma nessuno se non chi le possedeva poteva poi controllare come, quante e quando spenderle. Ma oggi monete e carta moneta non sono più del tre-quattro per cento della circolazione monetaria. Tutte le altre transazioni avvengono tramite banca. Bloccare le banche vuol dire bloccare tutta la vita economica.

Poi, finché è rimasta in vigore la separazione tra banche commerciali e di investimento introdotta dal New Deal, l’attività delle prime, cioè la circolazione monetaria, era sì regolata dallo Stato o dalla Banca centrale attraverso il tasso di sconto e l’obbligo della riserva, ma bloccarla era molto difficile. Infine, finché l’attività della Banca centrale è stata regolata dallo Stato e ne era di fatto una branca – prima, cioè, del “divorzio” tra Governo e Banca centrale, poi esteso anche alla BCE – lo Stato che spendeva in deficit più di quanto incassava con le imposte si indebitava di fatto con se stesso; o solo con chi accettava di prestargli del denaro alle condizioni decise dal Governo.
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Il ministro fuori orario: merce, lavoro e fabbrica sono realtà differenti

Giuliano Poletti
Giuliano Poletti
di Bruno Papignani

Per il ministro del lavoro Poletti l’orario di lavoro è un concetto anacronistico, il futuro indica la via della “commissione” o del “progetto” che non è più misurabile in tempo di lavoro ma in oggetti, servizi, cose varie… insomma in merce. A esempio di questa tendenza il ministro porta la Ducati di Borgo Panigale, Bologna; dove si dimostrerebbe la fondatezza del suo pensiero. Ma che azienda avrà mai visitato il ministro Poletti a Borgo Panigale? Da quel che dice sorge il dubbio che non si tratti della Ducati Motor, o viene da chiedersi quale fosse il suo stato di salute mentale – o se non fosse perlomeno un po’ distratto – lo scorso 9 novembre, quando ha incontrato l’azienda, le Rsu, Fim, Fiom e Uilm per conoscere il contratto aziendale firmato il 4 marzo 2015.

La Ducati è una fabbrica. Una fabbrica con orari di lavoro, pause individuali, pause collettive, tempi assegnati, carichi di lavoro e turni diversi a seconda dei reparti. La Ducati ha una lunga storia contrattuale: oggi è di proprietà del gruppo Audi, ma il suo modello di relazioni industriali e sindacali più che tedesco è prima di tutto bolognese ed emiliano. Questa storia contrattuale ha permesso di raggiungere importanti accordi, anche negli ultimi mesi.

L’accordo di settembre 2014 sull’introduzione dei 21 turni nel reparto lavorazioni meccaniche (l’officina), ha permesso di consolidare occupazione e investimenti a Borgo Panigale e oggi costituisce in Italia un modello alternativo di orari di lavoro rispetto a quelli Fiat (a partire dai turni di Melfi). Perché per coprire anche il sabato e la domenica, prevede l’introduzione della quinta squadra, l’aumento dei lavoratori del reparto, la definizione di importanti indennità e soprattutto la riduzione degli orari in modo tale da portare le ore di lavoro su base settimanale a una media di 32.
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