Picchetto Cgil alla Castelfrigo contro altre 21 assunzioni esterne

di Massimo Franchi

Sotto la pioggia mista a neve da ieri mattina alle 4 e 30 una cinquantina di lavoratori degli appalti Castelfrigo aiutati dal personale delle Camere del lavoro Cgil del modenese stanno bloccando gli accessi dei tir in uscita e in entrata dall’impresa di carni di Castelnuovo Rangone.

La prima volta di un «picchetto» Cgil – sebbene limitato all’ingresso delle merci e non alle persone – è dovuto all’ennesima provocazione della proprietà. Che lunedì ha assunto i primi 6 dipendenti (di un gruppo già definito di 21) lasciando sul piazzale i 75 lavoratori che da mesi protestano denunciando il sistema delle cooperative spurie e degli appalti con cui la Castelfrigo ha prosperato sfruttando un taglio del costo del lavoro che gli esperti calcolano nell’ordine del 30 per cento, sfruttato poi da grandi marchi come Montorsi, Casa Modena, Veroni.

Il clima davanti all’azienda è molto teso. I lavoratori e la Cgil si sono organizzati in questo modo: «siamo una cinquantina suddivisi in turni sulle 24 ore, dobbiamo controllare tre cancelli – spiega Umberto Franciosi, segretario regionale della Flai Cgil – oggi abbiamo bloccato 7 autotreni dentro con la produzione da consegnare e 4 autotreni fuori con materie prime (pancette, gola e lardi), presto la produzione si bloccherà per mancanza di materiale. La Digos è già venuta, chiamata dall’azienda: ci aspettiamo che torni in tenuta antisommossa».
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Cna Bologna: 101 licenziamenti, la crisi la pagano i lavoratori

Cna Bologna
Cna Bologna
di Stefania Pisani (Filcams Cgil Bologna), Luca Soddu (Agenquadri Cgil Emilia Romagna), Katia Alvisi (Apf, Associazione provinciale funzionari) e Alessandro Grosso (Fisascat Cisl Bologna)

Nelle ore che precedono l’apertura dell’evento di punta di Cna Bologna, il Cioccoshow, gli oltre 500 dipendenti di Cna Bologna vivono ore di estrema preoccupazione a seguito dell’apertura della procedura di licenziamento collettivo che coinvolge direttamente 80 dipendenti ai quali andranno a sommarsi altri 21 contratti a termine.

La comunicazione, anticipata alle organizzazioni sindacali nell’incontro dell’8 settembre 2015, vede la formalizzazione il 15 ottobre 2015 con apertura ufficiale della procedura di mobilità collettiva. I lavoratori che dal 2013, con grandissimo senso di responsabilità, hanno contribuito al risanamento della struttura facendosi economicamente carico dei problemi dell’azienda sospendendo fino al 31 dicembre 2015 parte della contrattazione aziendale, considerano allarmante la decisione della presidenza di affrontare una evidente crisi di fatturato tagliando un quinto delle risorse umane che da decenni operano nel sistema.

Cna è nata per dar voce a quanti nell’immediato dopoguerra hanno deciso di essere artigiani dopo essere stati discriminati nelle fabbriche bolognesi, perdendone il lavoro, solo per aver espresso le proprie idee. Cna è nata e cresciuta rifiutando le pratiche unilaterali e facendo del confronto e della collaborazione il suo punto di forza.
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Dossier “Articolo 18”: l’incredibile paradosso della legge delega

Articolo 18
Articolo 18
di Luigi Mariucci

Sulla legge delega lavoro si sta svolgendo un incredibile paradosso. Nel testo attuale all’esame del Senato non vi è alcuna traccia del riferimento a modifiche dell’articolo 18 né per i nuovi assunti né, tanto meno, per i lavoratori già occupati. Appare quindi ovvio che se Renzi vuole recepire il contenuto dell’odg approvato dalla direzione del PD deve presentare un emendamento. Senonché la componente di destra del governo (Nuovo centrodestra e Scelta civica) sostiene che la legge delega va approvata così com’è perché il suo contenuto generico consentirebbe al governo di agire a piacimento in sede di decreti delegati: il che è l’esatto contrario di quanto prevede la costituzione la quale ovviamente subordina la delega di poteri legislativi al governo alla definizione di ben chiari “principi e criteri direttivi”.

Per la costituzione non può esistere una “delega in bianco”, anzi una delega a doppio senso dato che gli stessi proponenti ne danno interpretazioni di segno opposto. Ma questo pare lasciare del tutto indifferente una parte della componente di governo. Costoro sembrano pensare che quello che conta non è il dato della legalità formale ma quello sostanziale: si porta a casa il risultato “politico”, lo sfondamento culturale per cui si vuole tradurre in senso comune l’ignobile parallelo tra articolo 18 e apartheid, per poi agitare davanti alla commissione europea la bandiera della “riforma strutturale”. Pazienza, se poi tra qualche anno la Corte costituzionale dovesse dichiarare l’incostituzionalità dei decreti legislativi adottati in assenza di delega: la cosa sarà ormai andata in cavalleria e comunque si potrà sempre prendersela con l’invadenza dei giudici.
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Dossier “Articolo 18”: precarietà, come ci sta con professionalità, competenza ed esperienza?

Articolo 18
Articolo 18
di Gianni Marchetto, agosto 2014

Personalmente vengo da aziende di operai di mestiere (Fiat Comau). Quando vi lavoravo avevo notato che ogni tanto qualcuno andava in Direzione per dare le dimissioni. Una parte di questi operai (e anche di tecnici) poi rimanevano. Chi erano costoro? Erano tra i più bravi. E usavano le “dimissioni” come arma di “ricatto” nei confronti della Direzione per avere aumenti di salario, avanzamenti di carriera, ecc. Ovviamente la Direzione ci stava per non perdere della professionalità e delle competenze acquisite in anni e anni di esperienza. Per avere un operaio provetto o un tecnico capace, autonomo, ci vanno anni e anni di accumulo di esperienza lavorativa.

Domanda: nei lavori di “fino”, quelli di qualità, quelli a cui si richiede il massimo di autonomia e di professionalità, nella epoca attuale cosa è cambiato? C’è stato un mutamento sostanziale con l’introduzione della informatica, arricchendolo (il lavoro), ma il contenuto del lavoro qualificato, della prestazione non è per nulla cambiato.

La flessibilità del lavoratore, quella ricercata dal soggetto era nei fatti un ACCUMULO di esperienza che il lavoratore faceva magari in diverse imprese, ma sempre sulla stessa professionalità: aggiustatore, stampista, tracciatore, addetto alle macchine (a Controllo Numerico, frese, torni, ecc.). Evidentemente chi ne traeva profitto era il lavoratore stesso ma anche l’ultimo imprenditore che gli dava lavoro.
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Dossier “Articolo 18”: i luoghi comuni sulla norma che coniuga lavoro e libertà

Articolo 18
Articolo 18
di Federico Martelloni, docente di diritto del lavoro all’Università di Bologna

Altro che tabù! Dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori si parla e si straparla. In Italia e in Europa. Per vero, nella stagione dell’eclissi del lavoro dallo spazio pubblico, mettere a tema l’architrave dello statuto protettivo dei lavoratori subordinati in Italia sarebbe anche un bene, se il dibattito non fosse costellato di quelle che Luciano Gallino chiama “idee ricevute”, ossia tesi e teoremi del tutto destituiti di dimostrazione teorica e fondamento empirico, divenuti nel tempo “senso comune” perché non efficacemente contrastati. E i luoghi comuni attorno all’articolo 18 davvero si sprecano.

Richiamando in rapida sequenza solo i principali, si dice dell’articolo 18 che:

  • a) impedisce, sostanzialmente, il licenziamento nelle imprese con più di 15 dipendenti;
  • b) prevede, con la reintegrazione, una forma di tutela che non ha eguali in Europa;
  • c) produce disuguaglianze tra lavoratori iperprotetti (c.d. insiders) e lavoratori sprovvisti di ogni tutela (c.d. outsiders);
  • d) contempla una misura riparatoria largamente ineffettiva, come dimostrerebbero i dati sulle “reintegrazioni” cui si da concretamente corso all’esito dei processi. Sulla base di quest’ultima deduzione, peraltro in aperta contraddizione con tutte le altre, la battaglia a difesa dell’articolo 18 sarebbe essenzialmente ideologica o, al limite, soltanto “simbolica”.

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