Enrico Berlinguer: l’uomo che ebbe come faro la democrazia

Napoli, Largo Berlinguer
Napoli, Largo Berlinguer
di Aldo Tortorella, intervento all’inaugurazione di Largo Berlinguer a Napoli

Voglio innanzitutto ringraziare come napoletano di nascita, di famiglia e, spero, di sentimenti il Comune di Napoli e il suo sindaco, per questa iniziativa che fa onore non ad una parte politica ma a tutta la città perché in ogni momento storico, ma particolarmente in questo che l’Italia viene attraversando, giova all’insieme della comunità la memoria di coloro che per tutta la vita, hanno servito con lealtà e con intelligenza il loro paese e, in esso, la parte sociale più indifesa e più priva di potere, quella su cui grava la fatica maggiore del reggere la società. E questo è stato innanzitutto Enrico Berlinguer: un uomo politico che ha speso la sua esistenza e il suo ingegno per la causa della pace, della democrazia, della giustizia sociale, del riscatto delle classi lavoratrici nel proprio paese e nel mondo.

A lungo la sua memoria fu ignorata o avversata. Si fece appello, come fu scritto, a “dimenticare Berlinguer” anche dall’interno di quello che era stato il suo partito. È accaduto il contrario. Oggi, a cosi grande distanza dalla sua scomparsa, in un mondo radicalmente cambiato gli hanno reso omaggio anche molti che furono a lui contrari od ostili durante la sua vita e dopo di essa perché la sua memoria è stata tramandata ed è rimasta viva anche in parti diverse e lontane da quella che fu la sua.

Spesso, però, è stato ricordato unicamente come uomo integerrimo, capace di vivere con rigore il proprio ideale. Egli è stato molto più di questo, ma – certo – basterebbe già questo a renderlo indimenticabile nei tempi di avvilimento della politica che andiamo vivendo. La sua opera è divenuta via via più memorabile perché molte delle sue indicazioni politiche, che sovente furono riguardate con alterigia e persino con scherno, sono risultate profetiche. Disse “austerità” e gli si rispose che aveva una visione da frate zoccolante. Parlò di “questione morale” e gli si obiettò con sufficienza che già dal Machiavelli la politica era scienza diversa dall’etica.
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