Yours for the Revolution: “Il tallone di ferro” di Jack London

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di Valerio Evangelisti

La Nova Delphi Libri ha appena pubblicato, in una nuova traduzione di Andrea Aureli, Il tallone di ferro di Jack London (pp. 368, € 14,00). Questa è la mia introduzione al volume.

Ai partigiani italiani, durante la Resistenza, i comandi suggerivano una serie di letture da fare nei momenti di pausa, tra un’azione e l’altra. Tra i libri consigliati non mancava mai Il tallone di ferro di Jack London, spesso associato a La madre di Gorki. Una sorta di scuola quadri letteraria.

E’ solo uno dei segni della straordinaria fortuna del romanzo, fin dal momento della sua pubblicazione, nel 1907. Nel giro di pochi anni era già tradotto in una quantità di lingue, e conosceva ristampe che si sarebbero moltiplicate fino ai giorni nostri. Eppure non è l’opera migliore di London: ha parti fortemente didascaliche, le psicologie sono appena abbozzate, a eccessi di dialoghi dal ritmo di un catechismo incalzante succedono capitoli di frettolosa narrazione dei fatti.

Cosa fa, dunque, de Il tallone di ferro un libro formidabile, capace di passare da generazione a generazione? London lo scrisse, secondo la testimonianza della figlia Joan, dopo la sconfitta della rivoluzione russa del 1905, e perché allarmato dal moderatismo crescente che stava impregnando il Partito socialista americano, cui apparteneva. Intendeva divulgare in forme accessibili i principi fondamentali del marxismo, e specialmente della sua variante rivoluzionaria. Quella a cui aveva aderito nel 1896, quando si era iscritto all’intransigente Socialist Labor Party di Daniel De Leon.
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Jack London: “Yours for the revolution”

Jack London - Foto di Carmilla Online
Jack London - Foto di Carmilla Online
di Valerio Evangelisti

La vita di Jack London è forse il più riuscito dei suoi romanzi: nato illegittimo, figlio di un astrologo ambulante irlandese: William Henry Chaney, adottato da un vecchio reduce della Guerra Civile, John London, che sposa la madre Flora Wellman e gli dà il suo nome, è costretto dai dissesti familiari a confrontarsi subito con gli orrori della fabbrica e della condizione operaia: a 13 anni già si rompe la schiena dalle 12 alle 18 ore il giorno.

Si ribella: conosce i bassifondi della Costa dei Barbari californiana, prima come contrabbandiere poi come guardiacoste; percorre l’America con gli hobos e i vagabondi; viene arrestato; si imbarca come marinaio verso il Mar del Giappone a caccia di foche; partecipa senza fortuna alla corsa all’oro nel Klondike; diventa socialista e rivoluzionario – membro dal 1896 del Socialist Labor Party che lascerà nel 1901 per il Socialist Party of America – e contemporaneamente si iscrive all’Università cercando il suo riscatto attraverso la cultura borghese.

Legge Marx, Spencer, Darwin, Nietzsche che restano i riferimenti costanti della sua filosofia talvolta contraddittoria ma affascinante. Scrive senza requie, quasi con disperazione, attingendo alle sue numerose esperienze di vita. Nel giro di pochi anni realizza i suoi sogni: il ragazzo inquieto dal fisico atletico e dai modi proletari diventa l’autore più pagato e invidiato d’America. Continua a scrivere smodatamente – “per soldi” dice – capolavori indimenticabili insieme a testi meno ispirati o troppo affrettati. Sposa una donna che non ama, Elizabeth “Bessie” Maddern, che gli dà due figlie, poi la lascia per un’altra che ama, Charmian Kittredge, creando uno scandalo mai più perdonato dai suoi lettori benpensanti e puritani.
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