L’Europa nella crisi del capitalismo globale

di Piero Di Siena Più va avanti l’attuale esperienza di di governo Lega e Movimento 5 Stelle e più appare evidente – tra tensioni, strappi e faticose mediazioni – che stiamo assistendo in Italia alla costruzione di un inedito regime reazionario di massa. Dalle politiche sull’immigrazione, a quelle sulla famiglia e le libertà individuali, alle […]

Sinistra

I realisti e i nostalgici del centro-sinistra

di Luciana Castellina

Scrivo per dire ai lettori interessati alle sorti del costruendo nuovo soggetto di sinistra, provvisoriamente chiamato SI – e che tengono in qualche conto l’ opinione di una ottuagenaria – che, secondo me, l’assemblea di sabato nella Sala di via dei Frentani è stata positiva. Anche più di quanto prevedevo. Non solo per il numero dei partecipanti, ma anche per la loro qualità: quasi tutti più giovani (e più equilibrati per genere) degli abituali frequentatori degli innumerevoli appuntamenti della sinistra; e perciò meno oppressi dai rancori prodotti dalla sua frantumata storia.

E tuttavia, incoraggiata dalla introduzione di Alfredo D’Attorre che non ha risparmiato l’autocritica sul nostro comune vissuto di questi ultimi mesi, vorrei dire anche io cosa mi sembra ancora non vada. Estraggo solo un paio di cose fra i molti temi di cui vorrei si discutesse seriamente già nella fase di preparazione del congresso. (Se si mette al mondo un partito si può anche accettare che non tutti siano d’accordo su tutto, ma occorre almeno che le diversità siano rese esplicite per poterle superare).

Comincio dall’alternativa. Nicola Fratoianni ha risposto con efficacia nel suo intervento alla denuncia dei compagni sardi (francamente un po’ rozza: chiedere di andarsene al gruppo dirigente di Sel perché non avrebbe vinto, presentando invece vincente la carta del centro sinistra, è davvero un po’ troppo).
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Costituzione e istituzioni: gli otto punti per impedire lo sfascio della Carta

di Domenico Gallo e Alfiero Grandi

Costituzione e istituzioni: il Coordinamento per la democrazia costituzionale riunito a Roma il 15 ottobre ha deciso quanto segue:

  • 1. L’approvazione da parte del Senato della legge che apporta profonde modificazioni alla nostra Costituzione, nata dalla Resistenza, crea insieme alla legge elettorale ipermaggioritaria un quadro istituzionale preoccupante per il futuro democratico dell’Italia, in particolare per le nuove generazioni.
  • 2. Per questo il coordinamento esprime piena condivisione e sostegno all’appello dei giuristi che aveva chiesto al Senato di non approvare questa riforma. Appello che nei contenuti sostanziali resta tuttora pienamente valido e rappresenta una critica di fondo a quanto deciso a maggioranza da un Parlamento screditato ed eletto con una legge dichiarata illegittima dalla Corte Costituzionale.
  • 3. Il coordinamento sulla base della introduzione svolta dal prof. Azzariti sulle modifiche della Costituzione approvate dal Senato ha deciso di diffondere nei prossimi giorni una nota critica per favorire una migliore comprensione dei pericoli che corre la democrazia del nostro paese per effetto dell’approvazaione del disegno di legge di riforma costituzionale. Infatti le modifiche della Costituzione sono state decise da una maggioranza che è tale solo per effetto del “porcellum” e che in spregio ad ogni elementare prudenza ha costruito un mostro istituzionale modificando la Costituzione e approvando contestualmente una nuova legge elettorale che ripropone un sistema elettorale ipermaggioritario che ha effetti probabilmente peggiori dello stesso “porcellum”. Sulla base delle valutazioni espresse sulle modifiche della Costituzione il Coordinamento ha deciso di promuovere la costituzione del comitato per il No in vista del referendum previsto dalla Costituzione, che come è noto è senza quorum dei partecipanti.

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La crisi del neoliberismo e della governabilità coatta

I professori del liberismo - Foto di Glauco Santi
I professori del liberismo - Foto di Glauco Santi
Il 29 maggio è uscito sul sito di Costituzionalismo.it il lucido e appassionato saggio di Gianni Ferrara di cui diamo qua sotto ampi stralci. Per la lettura del testo integrale rimandiamo alla pagina originale.

di Gianni Ferrara

È l’affievolirsi progressivo di questa qualificazione che ha determinato la crisi politica che investe le istituzioni dello stato e lo stato stesso. Investe le istituzioni per essere state considerate – e fondatamente – come responsabili dello svuotamento della socialità dello stato e lo stato per aver abdicato alla missione che gli era stata assegnata. C’è una strumentazione duplice nell’età contemporanea che determina l’interazione tra stato-apparato e pluralità umana cui si riferisce.

La strumentazione è la rappresentanza che funge da canale insostituibile del flusso di legittimazione che congiunge la base umana e la sovrastruttura istituzionale statale. Tale strumentazione, perché ignara di bisogni, progetti ed ideali delle masse umane che formano un popolo, si rivelerebbe vuota di contenuto, resterebbe muta di fronte all’apparato istituzionale, se a formulare le domande di soddisfare bisogni, di favorire progetti, rispettare le speranze non fossero soggetti plurimi. Tali perché plurima è l’entità legittimante e, ad un tempo, diversificata per posizione economica e sociale, per cultura, propensione, progetti di vita. Plurima infatti è, quanto a contenuti, ogni domanda che abbia senso politico non immediato e non occasionale.
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