Elogio della disobbedienza “incivile”

di Sergio Sinigaglia Internazionale di questa settimana propone un articolo della filosofa e politologa americana Candice Delman, uscito sul Boston Review, dedicato al movimento da mesi protagonista a Hong Kong, che vale la pena di riprendere perché tocca tematiche non solo attuali, ma fondamentali. Il titolo in italiano è “La disobbedienza incivile è la forza […]

Hong Kong, la Cina, gli Istituti Confucio e noi

di Amina Crisma C’è stato fin qui davvero poco spazio sui nostri pubblici scenari, quotidianamente occupati dal chiasso assordante di spot elettoralistici freneticamente protesi all’esito dell’ultimo sondaggio, per dare l’attenzione che meritano ai fatti di Hong Kong. Come si osservava criticamente in un recente dibattito a Bologna con Ilaria Maria Sala che ne è partecipe […]

Confucio, un’icona controversa sullo sfondo del soft power cinese

Kampung Cina II - Foto di Fadzly Mubin
Kampung Cina II - Foto di Fadzly Mubin
di Amina Crisma

In questa fase così densa di risonanze simboliche per la Repubblica Popolare Cinese della quale il primo ottobre ricorreva il 65° anniversario di fondazione, e mentre il movimento degli studenti a Hong Kong si faceva interprete di una domanda non sopita di democrazia, la controversa questione del cosiddetto soft power cinese, da tempo oggetto di dibattiti vivaci, è tornata alla ribalta. L’ha proposta all’attenzione dalle pagine de Il Sole 24 ore del 12 ottobre Maurizio Scarpari, autorevole sinologo dell’Università di Venezia, con specifico riferimento al discusso ruolo degli oltre 400 Istituti Confucio, sorti dieci anni fa e ormai ovunque diffusi, a cui il governo della RPC ha affidato il compito di ambasciatori culturali della Cina nel mondo. Sono molti i loro convinti fautori, ma non mancano le voci critiche che ne paventano il condizionamento della libertà di dibattito e di ricerca nelle università da cui sono ospitati; nella stessa Cina, d’altronde, non tutti plaudono a questa strategia culturale “imperiale” – e v’è chi preferirebbe che le ingenti risorse che vi sono profuse fossero destinate all’interno, all’espansione dell’istruzione nelle aree povere del Paese, e a maggiori tutele delle lingue minoritarie.

Non meno discusso del “confucianesimo di stato” è il “nuovo confucianesimo contemporaneo” che appare essere il mainstream fra gli intellettuali cinesi d’oggi, e di cui Tu Weiming, uno dei suoi esponenti più celebri e prestigiosi, offre una suggestiva rappresentazione nell’intervista a firma di Luca Maria Scarantino, sempre su Il sole 24 ore del 12 ottobre. Sulla sua natura e sulle sue caratteristiche fervono le dispute, e ci si interroga, ad esempio, se si tratti di un movimento intellettuale autenticamente creativo oppure di una fittizia “reinvenzione della tradizione” funzionale alle esigenze del soft power.
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