Elezioni - Foto di Davide e Paola

Una buona legge elettorale è condizione per garantire la Costituzione

di Alfiero Grandi

Legge elettorale: commedia degli inganni. Gli ingannati, ancora una volta, sono elettrici ed elettori, ai quali una propaganda martellante vuol fare credere che è materia incomprensibile, tecnica e sarebbe comunque tempo perso occuparsene perché non se ne farà nulla. Il risultato, a oggi, è che mentre sulla Costituzione si è via via creata una grande attenzione, fino alla vittoria del No del 4 dicembre 2016, sulla legge elettorale l’opinione pubblica è distratta, incerta, quasi non c’entrasse con la Costituzione. Eppure proprio Renzi aveva chiarito, all’inizio, che c’è un rapporto inscindibile tra modifiche costituzionali e legge elettorale. Tanto che dall’Italicum fu tolta l’elezione del Senato, nella convinzione di vincere il referendum e renderlo non più eleggibile.

Quando Renzi e la maggioranza pensavano di vincere il referendum puntavano ad una legge elettorale ipermaggioritaria come l’Italicum, degno erede del Porcellum. Dopo la vittoria del No è emerso chiaro che una nuova legge elettorale, coerente per Camera e Senato come ha chiesto anche Sergio Mattarella, non è facile da ottenere, tanto più se drogata da ipermaggioritario. Tanto che Renzi, dopo le reazioni del fronte maggioritario – dentro e fuori il Pd – sulla nuova bozza di legge elettorale a giugno, ha preferito far saltare il banco, prendendo a pretesto un incidente parlamentare, importante, ma non tale da giustificare questo repentino voltafaccia. Oggi sembra prevalente la convinzione che tanto vale votare con le leggi che restano dopo gli interventi della Corte costituzionale e pazienza se uscirà una situazione difficilmente governabile. La cosa che interessa di più ai capi partito è decidere dall’alto chi verrà eletto, in modo da controllare il futuro Parlamento.
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La crisi del neoliberismo e della governabilità coatta

I professori del liberismo - Foto di Glauco Santi
I professori del liberismo - Foto di Glauco Santi
Il 29 maggio è uscito sul sito di Costituzionalismo.it il lucido e appassionato saggio di Gianni Ferrara di cui diamo qua sotto ampi stralci. Per la lettura del testo integrale rimandiamo alla pagina originale.

di Gianni Ferrara

È l’affievolirsi progressivo di questa qualificazione che ha determinato la crisi politica che investe le istituzioni dello stato e lo stato stesso. Investe le istituzioni per essere state considerate – e fondatamente – come responsabili dello svuotamento della socialità dello stato e lo stato per aver abdicato alla missione che gli era stata assegnata. C’è una strumentazione duplice nell’età contemporanea che determina l’interazione tra stato-apparato e pluralità umana cui si riferisce.

La strumentazione è la rappresentanza che funge da canale insostituibile del flusso di legittimazione che congiunge la base umana e la sovrastruttura istituzionale statale. Tale strumentazione, perché ignara di bisogni, progetti ed ideali delle masse umane che formano un popolo, si rivelerebbe vuota di contenuto, resterebbe muta di fronte all’apparato istituzionale, se a formulare le domande di soddisfare bisogni, di favorire progetti, rispettare le speranze non fossero soggetti plurimi. Tali perché plurima è l’entità legittimante e, ad un tempo, diversificata per posizione economica e sociale, per cultura, propensione, progetti di vita. Plurima infatti è, quanto a contenuti, ogni domanda che abbia senso politico non immediato e non occasionale.
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