In uno scenario post-bellico Visco cita Keynes

di Alfonso Gianni   Bankitalia. In “Come pagare il costo della guerra” (1940), l’economista inglese annoverava due misure: l’introduzione di un reddito di base e della tassa patrimoniale   Quando i grandi banchieri che, senza offesa alcuna, potremmo definire le vestali del finanzcapitalismo, arrivano a citare Keynes, vuole proprio dire che le cose per il sistema […]

La débacle lombarda nel paese da rifare

di Isaia Sales Tutti i giornali del Nord (a partire dal Corriere della Sera) ci invitano a non infieriresugli errori che la Lombardia ha messo in evidenza nella gestione di questa crisi. Lombardia intesa come territorio, apparato produttivo e istituzioni. Secondo alcuni editorialisti, nell’evidenziare gli errori ci sarebbe una specie di rivalsa verso i primi […]

Esther Duflo: «In economia ancora troppe teorie prive di fondamento»

di Andrea Barolini    «Oggi le diseguaglianze esplodono. Siamo minacciati ovunque da disastri politici e da catastrofi ambientali. E non abbiamo nulla da opporre a tutto ciò, se non delle banalità». Il libro “Economie utile pour des temps difficiles” (“Economia utile per tempi difficili”, nelle librerie in Francia da metà marzo) dei coniugi premi Nobel per l’Economia Esther Duflo e Abhijit Banerjee ricalca in tutto e […]

L’unica cura è la conversione ecologica

di Guido Viale E’ ormai chiaro che la pandemia di Covid-19 non è che una manifestazione della crisi climatica e ambientale in cui siamo entrati da tempo. Durerà a lungo, in forme intermittenti o permanenti, forse per reviviscenza dello stesso virus, forse per comparsa di virus nuovi. La “normalità” cui dobbiamo abituarci è questa. E […]

La bomba sociale dell’economia sommersa

di Isaia Sales Nella storia le grandi tragedie hanno sempre svolto una doppia funzione: una aggregante, di avvicinamento cioè tra le persone sottoposte allo stesso dramma collettivo, l’altra disgregante. Mi riferisco, cioè, al diverso impatto che gli stessi eventi (guerre, malattie, epidemie, terremoti, alluvioni, etc,) possono causare a seconda dello stato di salute delle persone, […]

L’ora più buia

di Domenico Gallo  L’ora più buia è il titolo del film di Joe Wrigh che racconta i dilemmi di Winston Churchill alle prese con la fase più drammatica della guerra, quando nel maggio del 1940 l’esercito inglese, sconfitto dai nazisti, stava per essere sopraffatto a Dunquerke. L’ora più buia è quella in cui è precipitato […]

Vivi, Pollica! Per ricordare Angelo Vassallo

Angelo Vassallo
Angelo Vassallo

di Sergio Caserta

Il prossimo 5 settembre saranno trascorsi sei anni dall’omicidio di Angelo Vassallo il “sindaco pescatore”. Sei anni ancora senza colpevoli e/o mandanti. Se si trattasse di un omicidio con altre motivazioni, per ragioni private, come pure alcune voci malignamente in paese sussurrano, sempre più flebilmente, sarebbe già stato trovato.

L’avrebbero fatto scoprire coloro (non mancano) che hanno fastidio per i riflettori sempre accesi sul Cilento, dove vorrebbero costruire un’economia a uso e consumo dell’economia mafiosa con molti colletti bianchi, affari a gogò, l’impasto in cui tra traffici illeciti e abusivismo edilizio si “lavano” grandi somme di denaro. Il Cilento di Angelo è invece un’altra cosa, un luogo in cui la tutela dell’ambiente ha creato uno spicchio di economia diversa da tutto il resto della regione e perfino del meridione.

Turismo all’insegna della qualità (tanti vip e professionisti hanno la casa qui in mezzo alle colline), aria buona, mare pulito, dieta mediterranea nell’accezione più semplice e autentica. Vassallo aveva lavorato tutta la vita per realizzare questo sogno: riuscì, poche settimane prima di essere ucciso, a far ottenere alla sua Pollica il riconoscimento dall’Unesco, di luogo patrimonio dell’umanità per la dieta mediterranea. Un fatto enorme, inaudito per la Campania, terra dei fuochi! Forse in questa contraddizione si sarebbe dovuto indagare di più, ma non è ancora troppo tardi, gli omicidi non si prescrivono.

In questi anni il nome di Angelo Vassallo ha però fatto molta strada, non è finito nel dimenticatoio come pure poteva accadere per l’inconcludenza delle indagini e per una predisposizione alla passività del popolo cilentano, poco propenso a convivere con situazioni eclatanti. Diciamo che la figura di Angelo sembra perfino sproporzionata per un luogo tanto piccolo, dove tutti più o meno si conoscono e dove il tempo è talmente lento che sembra scorrere all’indietro, Vassallo grande sindaco, ma figura ingombrante anche oggi che non c’è più.
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Revelli: la lotta di classe vinta dai ricchi

La lotta di classe esiste e l'hanno vinta i ricchi
La lotta di classe esiste e l'hanno vinta i ricchi
di Lelio Demichelis

La curva di Laffer e la curva di Kuznets. Sono questi gli obiettivi centrali dell’analisi di Marco Revelli nel suo ultimo saggio breve sul tema della disuguaglianza, uscito tra gli Idòla di Laterza e che riprende e sviluppa un tema al centro dell’attenzione (Luciano Gallino, Mario Pianta, Joseph Stiglitz e ora anche Thomas Piketty) con un titolo ad effetto ma sempre replicato dalla realtà: La lotta di classe esiste e l’hanno vinta i ricchi. Vero! La curva di Laffer e quella di Kuznets: due favole economiche nate in epoche diverse (la prima, nel 1974 e – secondo una leggenda metropolitana probabilmente falsa ma capace di colpire l’immaginario collettivo – disegnata da Laffer su un tovagliolo di un noto ristorante di Washington; la seconda, risalente invece al 1955), ma usate come armi pesanti nella costruzione e nella propagazione dell’ideologia neoliberista. Ideologia.

Oppure e forse meglio (e oltre Revelli, ma con Foucault) come biopolitica/bioeconomia neoliberale (concetto che preferiamo), posto che l’obiettivo esplicito e perseguito (e purtroppo raggiunto) dal neoliberismo era (è) quello di voler essere non solo una teoria economica ma una autentica antropologia, per la edificazione di un uomo nuovo neoliberista la cui vita fosse solo economica e a mobilitazione incessante e a flessibilità crescente (lavoratore, consumatore, poi imprenditore di se stesso, precario, nodo della rete), uccidendo il vecchio soggetto illuministico titolare di diritti e trasformandolo in oggetto economico, in merce di se stesso, in capitale umano, in nodo di un apparato. Una biopolitica neoliberista che ovviamente si è subito trasformata in tanatopolitica, perché doveva produrre, per raggiungere il proprio scopo la distruzione (appunto la morte) della società e della socialità, della democrazia politica ed economica, facendo della disuguaglianza il suo target da perseguire e dell’impoverimento la sua disciplina (ancora Foucault) capillare. Qualcosa di paradossale e di assolutamente irrazionale (oltre che di anti-moderno) – appunto: la produzione deliberata di disuguaglianza – ma che tuttavia ha conquistato il cuore di troppi economisti e l’opportunismo di troppi politici diventando spirito del tempo ottuso e ostinato ma capace di volare sull’intero globo.
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Luciano Vasapollo Foto di Cubanismo.net

Il fascino discreto della crisi economica: intervista a Luciano Vasapollo / 2

a cura del gruppo “Noi restiamo Torino”

(Prima parte dell’intervista) Nell’occidente, la dottrina economica neoclassica è a livello accademico da più di trent’anni a questa parte completamente dominante; in maniera analoga anche le visioni sulla politica economica e sulla crisi hanno una matrice ideologica comune. Come deve posizionarsi un teorico eterodosso oggi, ovvero ha senso una guerra di posizione all’interno dell’accademia? Ha senso intervenire sulle modalità di gestione della crisi? Ha senso partecipare al dibattito istituzionale su ciò che andrebbe fatto, o è meglio lavorare in altri luoghi e spazi? In sostanza, il capitalismo è riformabile e quindi bisogna parteciparne alla gestione magari in maniera più egualitaria, oppure no?

V: La risposta a questa domanda potrebbe concludersi in un secondo. Il capitalismo non è riformabile, di conseguenza non ci sono assolutamente le condizioni per una battaglia per la trasformazione interna alle istituzioni. Il luogo di un intellettuale militante è la strada: “Vamos por la calle” come dicono in America Latina. Mi spiego: il nostro ruolo è studiare, però interloquiamo con movimenti sociali, movimenti di base, le assemblee a democrazia partecipativa e i sindacati conflittuali, cioè quelli non concertativi.

Usciamo dall’eurocentrismo, non pensiamo che nonostante non ci siano le condizioni qui non ci possano essere da un’altra parte. Ricreiamo una condizione di relazioni internazionaliste di classe dentro a quello che è il conflitto chiave, ovvero il conflitto capitale-lavoro. Possono esserci infatti vari tipi di conflitti,come il conflitto capitale-ambiente, oppure quello capitale -democrazia, per carità, ma sono tutti leggibili all’interno del conflitto capitale-lavoro.
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Luciano Vasapollo Foto di Cubanismo.net

Il fascino discreto della crisi economica: intervista a Luciano Vasapollo / 1

a cura del gruppo “Noi restiamo Torino”

Con questa intervista a Luciano Vasapollo arriviamo alla terza puntata del ciclo di interviste il fascino discreto della crisi economica. Vasapollo è docente universitario di Metodi di Analisi dei Sistemi Economici presso “La Sapienza” di Roma. Grande conoscitore dei paesi del Centro e Sud America, Vasapollo è anche Professore all’Università «Hermanos Saíz Montes de Oca» di Pinar del Río (Cuba). Dirige il centro studi CESTES e la rivista Proteo. Il suo ultimo libro è “Un sistema che produce crisi. Metodi di analisi dei sistemi economici” (Jaca Book, 2013).

L’emergere della crisi ha confermato la visione di alcuni economisti eterodossi secondo la quale il capitalismo tende strutturalmente ad entrare in crisi. Tuttavia, le visioni sulle cause del disastro attuale divergono. Una posizione piuttosto diffusa (appoggiata ad esempio dai teorici della rivista “Monthly Review”) è quella che attribuisce la crisi al seguente meccanismo: la controrivoluzione neoliberista ha portato ad un abbassamento della quota salari; per sostenere la domanda privata è stata quindi necessaria un’enorme estensione del credito e lo scoppio della bolla nel 2007 ha interrotto il meccanismo.

Altri pensatori, come il marxista americano Andrew Kliman, ritengono che le cause della crisi non si possano trovare nella distribuzione dei redditi e che la depressione sia spiegabile tramite l’andamento del saggio tendenziale di profitto. Una visione tutta improntata sulla produzione. Lei cosa ne pensa?

V: Innanzi tutto non mi piace la definizione di “eterodossi”, nel senso che è una definizione accademica dentro la quale finiscono tutti coloro che, in una maniera o in un’altra, sono critici rispetto al neoliberismo; quindi tra gli eterodossi possiamo trovare posizioni fra loro molto diverse.
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