Populisti senza popolo

di Gaetano Azzariti

Come riescono i nostri leader politici ad operare in un sistema costituzionale che rimane pur sempre «rappresentativo» e che, dunque, legittima i sui organi e seleziona i governanti in base alla conquista del consenso? La tendenza dilagante sembra essere quella della costruzione del popolo dall’alto. Sono gli stessi soggetti che aspirano a governare a definire una «identità popolare» a partire dalla pluralità indistinta («significanti vuoti») delle domande sociali, come ci è stato spiegato da Ernesto Laclau. È chi detiene le posizioni di potere, in sostanza, che pretende di dare forma al popolo assente. Una costruzione del popolo a immagine del sovrano. Qui è il germe del populismo dominante. Una profonda trasformazione della politica, che ha profili controversi.

Da un lato, meno rivoluzionaria di quanto non possa apparire, se è vero che la «politica», anche quella «democratica», da sempre non si è limitata a dare voce alle domande sociali, ma le ha invece sempre interpretate, dirette, trasformate. Basta pensare al concetto gramsciano di egemonia culturale (ben noto ai teorici più avvertiti del populismo post-marxista) inteso come la capacità di un gruppo – o di una classe – di ottenere la «direzione intellettuale e morale». È l’egemonia – scriverà Antonio Gramsci, in pagine che dovremmo tornare a meditare – il terreno della lotta politica, che impedisce a questa di ridursi a mero «dominio». Ed è proprio in questa distinzione gramsciana – tra egemonia e dominio – che si cela la parte oscura del populismo odierno.
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Liberazione totale: contro il dominio del più violento degli animali, l’homo sapiens

di Sergio Sinigaglia

Sono ormai diversi anni che la questione animalista è uscita da un ambito ristretto e ha catturato l’attenzione di ampi strati dell’opinione pubblica, in Italia come in buona parte del mondo occidentale. Dunque non più appannaggio di uno stretto numero di associazioni e movimenti per i diritti degli animali. Da qui la crescente sensibilità verso tematiche per troppo tempo considerate “secondarie”. La conferma di questa aumentata sensibilità l’evidenzia, solo per fare un esempio, il numero sempre più numeroso di persone che scelgono una alimentazione vegetariana o vegana.

Di pari passo all’interno della varie discipline la questione animalista e antispecista è entrata prepotentemente con una trasversalità che coinvolge filosofia, antropologia, sociologia, biologia, genetica, , ecologia, e altri basilari campi di ricerca. A fronte di questo crescente interesse anche la produzione editoriale propone ormai un’ampia proposta culturale, con saggi di carattere politico e scientifico di notevole spessore. Per quanto riguarda la riflessione più squisitamente politica il volume di Steven Best Liberazione totale – La Rivoluzione del 21° secolo edito dalla casa editrice Ortica, è sicuramente un contributo importante.. Best è docente di filosofia all’Università di El Paso e soprattutto attivista di lunga data per i diritti animali ed ecologista.
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Che cosa resta dei diritti umani?

"Il diritto umano di dominare" di Nicola Perugini e Neve Gordon
“Il diritto umano di dominare” di Nicola Perugini e Neve Gordon

di Sandro Moiso

Poco dopo che nel 2012 Barack Obama aveva pubblicamente dichiarato di essere intenzionato a richiamare tutte le truppe americane di stanza in Afghanistan entro il 2014, alle fermate degli autobus del centro di Chicago (città dove nel mese di maggio dello stesso anno si sarebbe tenuto un summit della NATO per mettere a punto i dettagli della exit strategy) erano comparsi manifesti che esortavano la NATO a non ritirare le proprie truppe dal tormentato paese centro-asiatico.

Su quei poster era scritto:”NATO, Keep the progress going!” (NATO, occorre portare avanti il progresso), stabilendo così un chiaro collegamento tra l’occupazione militare e il progresso. Sotto il titolo, poi, si annunciava un “Summit ombra per le donne afghane” che si sarebbe tenuto durante lo stesso summit della NATO. A differenza, però, di quanto si potrebbe pensare tale iniziativa non era sponsorizzata da qualche fondazione repubblicana o dalla lobby delle armi ma da Amnesty International, la più nota tra le organizzazioni per i diritti umani presenti al mondo.

Prende inizio da questo episodio la dettagliata e approfondita riflessione che Nicola Perugini e Neve Gordon conducono sull’intricato rapporto che intercorre, forse fin dalla loro formulazione alla fine del Secondo conflitto mondiale, tra “diritti umani” e rafforzamento del ruolo dello Stato e del dominio in ogni angolo del mondo e soprattutto là dove intercorre ancora una chiara ed inequivocabile distinzione tra occupanti e colonizzati.
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