Il marxismo nell’era della diseguaglianza globale

di Gwynne Dyer

“Karl Marx aveva ragione: il socialismo funziona. Ha solo sbagliato specie”, ha scritto il sociobiologo E.O. Wilson, la principale autorità mondiale in materia di formiche. Ma la realtà è un po’ più complicata di così, e questo è un buon momento per parlarne, poiché il 5 maggio è stato il duecentesimo anniversario della nascita di Marx.

Marx è morto in esilio a Londra nel 1883, e non può quindi essere incolpato per le decine di milioni di persone uccise in nome del marxismo in Unione Sovietica, Cina e altrove nel ventesimo secolo. Ma Marx voleva davvero cambiare il mondo, e il suo obiettivo era l’eguaglianza: una “società senza classi”.

Al momento della sua massima forza, a metà degli anni ottanta, il marxismo ha dominato le vite di un terzo degli abitanti del mondo. Oggi è l’ideologia ufficiale di appena cinque paesi, e anche in questi casi è soprattutto una scusa per regimi autoritari, non un reale sistema di valori. Ma il principio d’eguaglianza rimane un valore centrale nella politica degli esseri umani, e oggi sappiamo più o meno perché.
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