Non è lavoro, è sfruttamento

di Davide Villani

La fine della storia è finita. Ultimamente, il numero di coloro che se ne sono accorti è in forte crescita. A livello globale sono molteplici i casi che dimostrano come siano in atto cambiamenti significativi nel dibattito pubblico. Abbiamo i Corbyn e i Sanders, che parlano esplicitamente di socialismo. Ci sono giornali e riviste come il New York Times e l’Economist che discutono l’attualità del pensiero marxista. L’Italia, invece, sembra latitare su questo fronte. Qui i mutamenti nei processi di produzione e consumo spesso sono stati importati senza un dibattito all’altezza di questi cambiamenti. Eppur qualcosa si muove. In questo contesto si inserisce Non è lavoro, è sfruttamento, il primo libro della ricercatrice Marta Fana.

L’autrice si immerge nel mondo lavoro per raccontare le esperienze di vecchie e nuove figure professionali. Troviamo i turni massacranti nel settore della logistica e la storia Abd Elsalam, ucciso durante un picchetto in una grande azienda vicino Piacenza. C’è lo sfruttamento nel settore pubblico e l’esperienza di Federica e i suoi colleghi che per anni hanno lavorato alla Biblioteca Nazionale di Roma ricevendo come compenso un rimborso spese di 400 euro per un part-time di 24 ore settimanali.

C’è il cottimo dei fattorini: una consegna, tre euro, “un pezzo, un culo”. Con la differenza che per gli operai Massa contemporanei le ferie e i permessi per malattia sono solo un miraggio. Più che new economy sembra di essere tornari albori della società industriale. Come se non bastasse, il viaggio nel tempo ci porta ancora più in là, ad epoce precapitaliste.
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