Angela Pascucci e il suo Taj Mahal: un lavoro che prosegue

di Federico Picerni

A chi si è iscritto alla newsletter del nostro Taj Mahal, ossia al sito dedicato ad Angela Pascucci, sarà già arrivata la notifica del primo aggiornamento. Due volte al mese proponiamo una piccola rosa di testi della nostra Angie, i quali pur essendo stati scritti diversi anni fa ci aiutano a leggere il presente della Cina. Il “cantiere di storia contemporanea” apre così con un ragionamento sull’era di Xi Jinping, come ben spiega Federico Pi nel suo articolo “L’alba di Xi”, in cui introduce tre interventi, a nostro dire assolutamente illuminanti, che la Pascucci scrisse rispettivamente nel 2012, 2013 e 2012. Buona lettura a tutte e tutti: qui sotto il cappello introduttivo e sul sito gli altri tre interventi di Angela, che posteremo separatamente nei prossimi giorni (di Gaia Perini).

È bastato un solo mandato di governo, rinnovato recentemente per il prossimo quinquennio, perché Xi Jinping imprimesse il suo indelebile marchio sulla Cina odierna. Addirittura, il suo nome è incastonato su quella che viene ufficialmente definita la “nuova era” del socialismo con caratteristiche cinesi, proclamata in pompa magna al XIX Congresso del PCC svoltosi nell’ottobre 2017 e persino suggellata nella Costituzione della Repubblica popolare.

Nella medesima modifica costituzionale, approvata lo scorso marzo dalla seduta annuale dell’Assemblea nazionale del popolo, scompare anche il limite di due mandati per il presidente della Repubblica. Ciò lascia presagire che Xi resterà in sella ben oltre i canonici dieci anni, anche se non è chiaro fino a quando. Comunque il suddetto congresso prevede che entro il 2035 “la modernizzazione socialista” sarà completata “nelle sue linee fondamentali”, per arrivare poi all’ambizioso obiettivo di trasformare il Paese in una “potenza socialista moderna prospera, democratica, civile, armoniosa e meravigliosa” entro la metà del secolo.
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Intervista a Mario Capanna sul Sessantotto

di Rossella Ercolano

Introduzione

Caratterizzato dall’esplosione di grandi movimenti sociali di massa, quello degli studenti innanzitutto, il Sessantotto ha visto l’affermazione dei giovani sulla scena politica, sociale e culturale in Occidente. La caratteristica peculiare di quella stagione così tumultuosa è che i giovani, negli Stati Uniti così come in Europa, erano mossi dagli stessi motivi: essi manifestavano contro la società dei consumi e contro la guerra in Vietnam, attuando una critica radicale alle democrazie occidentali del secondo dopoguerra.

Sui muri della Sorbona di Parigi e su quelli delle università italiane riecheggiava lo stesso slogan: Il est interdit d’interdire. Come nota Marica Tolomelli:

«Un movimento sociale è, così come ci ha spiegato la sociologia dei movimenti, un attore collettivo animato da un forte senso di coesione interna e dunque di appartenenza, che nasce e si consolida nella mobilitazione su questioni attinenti al mutamento, in un processo di azioni volte ad espandere progressivamente la base sociale della mobilitazione […] L’esistenza di un comune sentire o, meglio, di un comune orientamento cognitivo rispetto all’ordine culturale sociale esistente, e dunque una auto rappresentazione condivisa, è alla base di ogni processo di formazione di un movimento collettivo» (Tolomelli 2008, p. 35).

La prima rivolta studentesca scoppiò nel campus dell’Università di Berkeley, in California, già nel 1964, dove aveva avuto origine un movimento studentesco noto come Free Speech Movement (FSM), fortemente legato sin dai suoi inizi al movimento per i diritti civili.
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Atlantide

Bologna, Atlantide: cronaca di uno sgombero annunciato

di Noemi Pulvirenti

Il Comune non ci sta più, così vuole far affondare Atlantide, luogo che a Bologna racchiude al suo interno i collettivi Antagonismogay/laboratorio Smaschieramenti, NullaOsta e Clitoristrix. Una fine annunciata proprio attraverso l’utilizzo dei giornali, per una polemica che si protrae da almeno un anno. L’oggetto della contesa è la storica Porta di Santo Stefano che, dal 1998, è stata animata da gruppi femministi, lesbici, gay, queer e punk che hanno convissuto portando avanti insieme la gestione dello spazio attraverso incontri, concerti, manifestazioni e molte altre attività.

Il 1 aprile però è successo qualcosa. Questo il comunicato di Atlantide in merito alla comunicazione di sfratto che decidiamo di pubblicare per intero:

L’1 aprile, sulle sponde di Atlantide, è stato rinvenuto uno sgradevole pesce d’aprile e purtroppo non è affatto uno scherzo. Comune e Quartiere, attraverso una lettera, già anonimamente annunciata a mezzo stampa, ci intimano di andarcene entro quindici giorni, dopo quindici anni di vita in quel posto. Si tratta, in realtà, di uno scarno mandato politico per lo sgombero che sarà un reparto antisommossa ad eseguire.”In difetto della riconsegna dell’immobile entro i suddetti termini – recita infatti il pesce d’aprile – sarà emesso a vostro carico ai sensi degli artt. 823 e ss. del c.c. ordine in via di autotutela di immediato sgombero”.

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Bologna, collettivi in assemblea: un megafono per rivendicare il proprio diritto a esprimersi

Collettivi a piazza Verdi

di Leonardo Tancredi

Dopo gli scontri del 23 maggio i collettivi sono tornati in piazza Verdi con l’intenzione di riunirsi in assemblea. E ce l’hanno fatta. Alle 17.00 mezz’ora prima dell’orario fissato per l’iniziativa la piazza era già occupata da un presidio di polizia e carabinieri per impedire lo svolgimento dell’assemblea. La settimana scorsa l’intervento delle forze dell’ordine che aveva generato gli scontri, era stato giustificato dall’utilizzo da parte degli studenti de Cua di strumenti di amplificazione non autorizzati dal regolamento di polizia comunale nella piazza universitaria.

In programma c’era un’assemblea pubblica con i lavoratori della Sodexo. Ieri pomeriggio circa 200 studenti di Cua, Labas e Bartleby sono arrivati in piazza muniti solo di megafono ed erano fermamente decisi a non lasciare piazza Verdi alle forze dell’ordine. Dopo un lungo fronteggiamento e qualche manganellata (ne ha fatto le spese anche un fotografo) il cordone di polizia e carabinieri è stato costretto a indietreggiare e a ripiegare in largo Respighi.
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