Picchetto Cgil alla Castelfrigo contro altre 21 assunzioni esterne

di Massimo Franchi

Sotto la pioggia mista a neve da ieri mattina alle 4 e 30 una cinquantina di lavoratori degli appalti Castelfrigo aiutati dal personale delle Camere del lavoro Cgil del modenese stanno bloccando gli accessi dei tir in uscita e in entrata dall’impresa di carni di Castelnuovo Rangone.

La prima volta di un «picchetto» Cgil – sebbene limitato all’ingresso delle merci e non alle persone – è dovuto all’ennesima provocazione della proprietà. Che lunedì ha assunto i primi 6 dipendenti (di un gruppo già definito di 21) lasciando sul piazzale i 75 lavoratori che da mesi protestano denunciando il sistema delle cooperative spurie e degli appalti con cui la Castelfrigo ha prosperato sfruttando un taglio del costo del lavoro che gli esperti calcolano nell’ordine del 30 per cento, sfruttato poi da grandi marchi come Montorsi, Casa Modena, Veroni.

Il clima davanti all’azienda è molto teso. I lavoratori e la Cgil si sono organizzati in questo modo: «siamo una cinquantina suddivisi in turni sulle 24 ore, dobbiamo controllare tre cancelli – spiega Umberto Franciosi, segretario regionale della Flai Cgil – oggi abbiamo bloccato 7 autotreni dentro con la produzione da consegnare e 4 autotreni fuori con materie prime (pancette, gola e lardi), presto la produzione si bloccherà per mancanza di materiale. La Digos è già venuta, chiamata dall’azienda: ci aspettiamo che torni in tenuta antisommossa».
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Castelfrigo, il distretto delle carni: finte coop, stranieri sotto ricatto

di Giulia Zaccariello

Lavorare per 10, 12 ore, a volte addirittura 14. In un solo giorno. Con pause per il bagno conquistate con fatica, quasi fosse una concessione, mentre quintali di carne scorrono veloci sul nastro: i ritmi impongono a ciascun operaio di pulire decine, anche centinaia di pezzi. Sono questi i racconti che fanno da sfondo alla protesta degli ormai ex-operai in appalto della Castelfrigo, azienda di Castelnuovo Rangone, in provincia di Modena, dove si sezionano parti di maiali, in particolare pancette e gole.

Qui i lavoratori lasciati a casa nell’autunno del 2017 dalle coop Work Service e Ilia D.A (a cui la Castelfrigo aveva dato in appalto i servizi di logistica) hanno superato il 90esimo giorno di sciopero. E da oltre un mese stanno vivendo, giorno e notte, davanti allo stabilimento, nelle tende montate dalla Flai-Cgil, dandosi il cambio per il presidio notturno e combattendo il freddo umido che punge la pianura, allungando le mani su una sorta di bidone stufa, utile anche per scaldare il cibo.

Sono tutti stranieri, arrivano in gran parte dall’Albania, dal Ghana, dalla Costa d’Avorio e dalla Cina. “Perché accettiamo queste condizioni? Il più grande problema di uno straniero è rinnovare il permesso di soggiorno e per farlo abbiamo bisogno di un contratto. È un ricatto”. E così spesso firmano di tutto, diventano soci o addirittura presidenti delle cooperative. Lulja Harum, 30enne albanese, ad esempio, è stato per molto tempo presidente di una cooperativa a sua insaputa.
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