Le conseguenze dell’amianto nella valle del diavolo in Toscana

di Marco Amerighi

Nell’inverno del 2011 ricevetti la telefonata di L., un amico che non vedevo da un po’. “Devo darti due notizie: una buona e una cattiva”, mi disse. La buona era che aspettava un figlio. La cattiva che al padre di sua moglie – operaio di 62 anni nella centrale geotermica di Larderello, in provincia di Pisa – era stato riscontrato un mesotelioma pleurico da amianto. Tradotto in termini più comprensibili: nei successivi nove mesi, il mio amico avrebbe visto nascere il primo figlio e morire di tumore il suocero.

All’epoca avevo rinunciato alla carriera accademica e mi ero trasferito a Torino, dove sbarcavo il lunario facendo il dog-sitter e la maschera in un teatro, in attesa di capire cosa combinare nella mia vita. Quando in quella mattina del 2011 il mio amico smise di parlare, capii che dovevo girare un documentario su sua moglie e suo padre. Avevo già il titolo: Nella valle del diavolo.

“Pensi che me lo lascerebbero fare?”, gli chiesi. Lui prese tempo: il progetto gli piaceva, ma la famiglia era scossa e la situazione delicata. “Dammi qualche giorno e ti faccio sapere, ok?”. Non girai nessun documentario. Poche settimane dopo quella telefonata, la moglie del mio amico perse il figlio e si chiuse al mondo in attesa del secondo lutto. E io abbandonai l’ennesimo progetto della mia vita.
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Amianto: la morte a causa dell’asbesto e la sordità generale

Amianto: le proteste dei lavoratori
Amianto: le proteste dei lavoratori
di Graziano Pintori

Amianto in greco significa immacolato, ma anche incorruttibile. Asbesto equivale totalmente ad amianto, in greco significa perpetuo, inestinguibile: come la morte. L’amianto purificato si estrae in miniera per frantumazione della roccia che lo contiene. Il basso costo per l’estrazione, le caratteristiche chimiche e meccaniche ne hanno fatto un prodotto di utilizzo su larga scala, soprattutto nel settore edile e industriale (è presente in almeno 3000 prodotti e manufatti industriali). Al largo utilizzo corrispondono costi altissimi per la salute e per la vita umana. Le fibre e le polveri di asbesto sono molto pericolose essendo volatili, inalabili, inodori, scarsamente degradabili e permangono in sospensione aerea, hanno la capacità di spostarsi a notevole distanza dal luogo di origine.

Nell’uomo si concentra nei polmoni in misura crescente; proporzionalmente alla concentrazione nell’aria o alla dose espositiva favorisce l’insorgere di patologie tumorali: il cancro polmonare, il mesotelioma ossia il cancro della pleura, tumori delle vie aeree, del tratto gastrointestinale, delle ovaie, placche e ispessimenti pleurici e loro complicazioni cardiovascolari. I dati forniti dall’Ona (Osservatorio Nazionale sull’Amianto) dicono che queste patologie in Italia ogni anno sono causa di 6000 morti, mentre dal 1993 al 2011 i casi censiti sono 20.629, ma il picco delle malattie da amianto è previsto per il 2020, con andamento costante fino al 2030. Invece secondo l’Inail nel 2014 a causa del contatto con l’amianto sono morte 414 persone e le denunce per patologie correlate sono state 1736, le persone annoverate dal Fondo per le vittime dell’amianto, sempre nel 2014, sono state 17.428 (4000 in più rispetto al 2008).
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