Covid-19 e piena attuazione della legge 199/16 per un lavoro agricolo di qualità

di Vincenzo Grimaldi, Mara Congeduti, Antonio Monachetti e Sabrina Pittarello La rapida diffusione in tutto il modo della pandemia di Covid-19 ha travolto, primo tra tutti in Europa, il nostro Paese che, nel pieno di una difficile situazione sanitaria, si è trovato anche ad affrontare la più grave crisi economica registrata dal dopoguerra in avanti. […]

Ricatti e venti ore di lavoro al giorno: il caporalato “made Nord Italia”

di Massimo Franchi Il primo processo per caporalato al Nord si è aperto venerdì a Cuneo. Sei imprenditori agricoli e un caporale rinviati a giudizio per lo sfruttamento perpetrato nei confronti di oltre 20 lavoratori nella zona di Saluzzo. Al tribunale di Cuneo si è tenuta l’udienza preliminare. A chi pensa ancora che il caporalato […]

I dilemmi della lotta per il clima e l’ambiente

di Guido Viale La crisi climatica al centro degli allarmi lanciati da Greta Thunberg marcia parallelamente a una crisi ambientale, anch’essa planetaria, come ci ricordano sempre quelli di Extinction Rebellion, mentre la giustizia ambientale, cioè la salvaguardia e il rispetto della Terra, non può essere disgiunta dalla giustizia sociale, cioè dal riscatto degli oppressi, degli […]

Caporalato, don Ciotti e Cgil: “Sistema senza dignità. Persone come carni da macello”

di Gianmario Leone

Le due stragi accadute nell’arco di appena 48 ore nel foggiano, che hanno lasciato sull’asfalto 16 braccianti agricoli senza vita, come prevedibile ha scatenato l’ennesima mobilitazione del mondo sindacale e delle tante associazioni impegnate a tutela dei diritti umani. Domani sono previste due manifestazioni a Foggia, dove si recherà anche il premier Conte e uno sciopero per l’intera giornata lavorativa.

«Una mattanza senza fine: quello accaduto in queste ore non è una fatalità ma il frutto delle condizioni in cui lavorano e si recano nei luoghi di lavoro i tantissimi braccianti, molti stranieri, impegnati nelle campagne di raccolta», hanno dichiarato Susanna Camusso, segretario generale Cgil, e Ivana Galli, segretaria generale Flai Cgil.

«È necessario che le istituzioni agiscano, come chiediamo da anni, sul tema del trasporto, in mano a un sistema di caporalato che fa viaggiare le persone come merci o carne da macello mettendone a rischio la vita. Questi furgoni fatiscenti e senza autorizzazione alcuna vanno fermati per fornire trasporto sicuro. Si poteva fare un bando per il trasporto dei lavoratori agricoli ma non è stato fatto: le aziende non hanno fornito i dati completi».

«L’emergenza dei lavoratori stranieri della Capitanata abbia priorità al tavolo del Governo, la cui apertura è stata auspicata dal ministro Di Maio»: è quanto spera il segretario generale della Cisl di Foggia, Carla Costantino.
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La ManiFesta 2016

Nuove vie in agricoltura: le sinergie tra Emilia Romagna e Campania

di Vittorio Capecchi

A Bologna lunedì 4 luglio 2016 è terminata la quattro giorni della Manifesta organizzata da il Manifesto in rete con un convegno dal titolo “Il suolo lo coltiviamo e non lo consumiamo, l’agricoltura biodinamica”. Il convegno è stato coordinato da Sergio Caserta che oltre a coordinare Il Manifesto Bologna in rete è stato anche dei promotori del gemellaggio tra Bologna e Pollica. Sergio ha invitato e presentato in questo dibattito sia due esperienze del Cilento che due esperienze emiliano romagnole.

Ha iniziato a parlare Giuseppe (Peppino) Cilento presidente della Cooperativa Nuovo Cilento. Questa cooperativa è nata nel 1976 a San Mauro Cilento (Salerno) e la sua storia si è incrociata con quella di Angelo Vassallo sindaco di Pollica dal 1995 al 2010. Angelo Vassallo, presidente della Comunità del Parco nazionale del Cilento, chiese e ottenne che la “Dieta mediterranea” fosse considerata patrimonio dell’UNESCO. Le straordinarie proprietà della dieta mediterranea furono diffuse nel mondo dall’epidemiologo e fisiologo statunitense Ancel Keys che insieme alla moglie biologa Margaret Haney si stabilì a Pollica (nel villaggio di Pioppi) dove morì nel 2004 poco prima di compiere 101 anni (la sua storia è narrata da Elisabetta Moro, La dieta mediterranea.
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I nuovi schiavi, i consumi e le filiere da costruire

Ghetto Italia
Ghetto Italia
di Lorenzo Guadagnucci

Ghetto Italia (Fandango, 15 euri) è uno di quei libri che non piacciono ai signori giornalisti. Il motivo è presto detto: si tratta di un reportage d’inchiesta – una buona inchiesta – ma gli autori non sono giornalisti. Dev’essere per questo che il libro è uscito qualche mese fa senza stimolare l’attenzione che merita. Uno dei due autori, Leonardo Palmisano, si definisce “etnografo e scrittore”, nonché docente di Sociologia all’Università di Bari; l’altro, Yvan Sagnet, è un ex studente-lavoratore, ora laureato in Ingegneria e sindacalista della Cgil dopo una pionieristica lotta dei raccoglitori di pomodori in Puglia (a Nardò).

Ghetto Italia racconta il caporalato nel Sud ma anche nel Centro e perfino nel Nord Italia. Descrive in presa diretta la non-vita dei braccianti nel Salento e in Calabria; in Basilicata e lungo la costa Domiziana fino alle prestigiose colline dell’Astigiano. E’ un reportage sul neo- schiavismo oggi in Italia. La parola è data agli schiavi, che si fidano di Leo e Yvan e ci confidano, e poi passano indirizzi e nomi e numeri di telefono di altri schiavi, in altri luoghi.

Vivono in case diroccate adattate alla meglio, ma senza i servizi fondamentali; devono pagare per qualsivoglia servizio: il trasporto da “casa” ai campi; la doccia settimanale; il cibo; la ricarica elettrica del cellulare. Pagano, ovviamente, al circuito dei caporali, che è strutturato su più strati: i più vicini a chi lavora sono in genere ex schiavi, quindi stranieri, ma in cima alla gerarchia si trovano in genere italiani.
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Ben oltre lo sfruttamento: lavorare da migranti in agricoltura / 2

Le arance di Rosarno(Prima parte) di Domenico Perrotta

Ma il caporalato, lo sfruttamento e condizioni di vita indegne non sono più esclusive del Sud

A questo proposito non va dimenticato che a metà degli anni Novanta, nell’ambito delle liberalizzazioni del mercato del lavoro varate dall’allora governo di centrosinistra, anche il collocamento agricolo pubblico fu smantellato. Non che prima la situazione fosse rosea: le «commissioni comunali», in cui parte importante avevano i rappresentanti sindacali, erano spesso inefficienti o gestite in maniera clientelare. Tuttavia, proprio mentre i braccianti (e i caporali) stranieri stavano sostituendo gli italiani, quella legge cancellò i pochi strumenti utilizzabili in alternativa alla mediazione privata informale; contemporaneamente, nascevano le agenzie di lavoro temporaneo, che però nell’agricoltura meridionale non si sono mai diffuse.

I decreti flussi per lavoro stagionale, che dalla fine degli anni Novanta dovrebbero reclutare operai di origine straniera per i territori agricoli che ne hanno necessità, al Sud non sono stati gestiti in maniera efficiente e hanno piuttosto dato luogo a vari tipi di truffe nei confronti dei migranti e dello Stato. Laddove è possibile e conveniente, l’unica alternativa ai caporali sembra essere la meccanizzazione, ma non è raro che anche gli operai impiegati sulle macchine siano reclutati da caporali.

Infine, la crisi economica generale, che ha reso questo quadro ancora più drammatico. Se fino alla metà degli anni Duemila i ghetti delle campagne del Sud erano soprattutto luoghi di passaggio, in cui i migranti – soprattutto di origine africana – trascorrevano qualche anno di irregolarità in attesa di una sanatoria e dell’assunzione in qualche fabbrica lombarda, veneta o emiliana, negli ultimi anni questi percorsi sono molto più difficili (non a caso l’ultima regolarizzazione «di massa» è stata rappresentata dal decreto flussi «straordinario» del 2006).
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Ben oltre lo sfruttamento: lavorare da migranti in agricoltura / 1

Le arance di Rosarnodi Domenico Perrotta

Lo scorso settembre, la tv francese France 2 ha mandato in onda un’inchiesta, dal titolo “Les récoltes de la honte”, sulle condizioni di lavoro e di vita dei braccianti stranieri impiegati in Puglia nella coltivazione e lavorazione di broccoli e pomodori venduti dalle catene di supermercati francesi, come Auchan, Carrefour e Leclerc. Gli autori del documentario – che ha approfondito le condizioni dei lavoratori anche in Camerun e Guinea Conakry – mostravano ai consumatori francesi che i prezzi bassi dei prodotti alimentari sono possibili grazie ai bassissimi salari corrisposti a quei lavoratori.

L’inchiesta francese non è un caso isolato: in altri Paesi europei fanno notizia le condizioni dei migranti occupati nell’agricoltura nel Sud Italia. Il caporalato e gli abusi sui raccoglitori di pomodori in Puglia sono stati oggetto di una campagna di denuncia anche sui media norvegesi, tanto da spingere sindacati e catene di supermercati di quel Paese a chiedere un incontro, tenutosi lo scorso ottobre, a sindacati e associazioni di produttori agricoli italiani, per promuovere «standard etici».

E in Gran Bretagna, ma non solo, avevano fatto molto discutere due inchieste del mensile «The Ecologist»: la prima, nell’agosto 2011, descriveva la filiera dei pelati che, raccolti in Basilicata da braccianti africani e trasformati da aziende quali Conserve Italia e La Doria, arrivano ai supermercati britannici (Sainsbury’s, Waitrose, Tesco, Morrison’s); la seconda, del febbraio 2012, raccontava la situazione di Rosarno e interpellava direttamente la Coca Cola per conoscere i prezzi ai quali la Fanta acquista le arance dai commercianti calabresi.
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