1984. Quando la P2 metteva all’indice i libri scomodi

di Riccardo Lenzi

Novant’anni fa, il 10 giugno 1930, nacque a Milano Sergio Turone, giornalista, studioso di storia, scrittore brillante e scomodo, docente di storia del movimento sindacale all’Università. Uomo di cultura socialista, non aderì mai al Pci. Nel 1991, in seguito al crollo del muro di Berlino, partecipò – insieme ad altri intellettuali di sinistra come Stefano Rodotà – alla fondazione del Pds (“Partito Democratico della Sinistra”): Ne uscì un anno e mezzo dopo, deluso: «In nome dell’ideologia comunista sono stati compiuti nel mondo atroci delitti: perciò in Italia la svolta di Occhetto e la nascita del Pds sono stati eventi politici di grande portata. Ma temo una cosa. Perduta l’ideologia – che aveva fatto del Pci un partito dogmatico ma serio – questo Pds va sempre più somigliando, nel suo pragmatismo d’accatto, a un partito senza cultura, senza principi, senz’anima». Mantenne la propria indipendenza anche quando decise di iscriversi al Partito Radicale, spesso polemizzando con le posizioni di Pannella. Colpito da una grave malattia, Turone si tolse la vita il 10 novembre 1995 nella sua casa a Villa Rosa di Martinsicuro, piccolo paese sul litorale compreso tra San Benedetto del Tronto e Roseto degli Abruzzi, dove si era rifugiato anni prima con la sua macchina da scrivere, il fax e i pennelli per coltivare l’altra sua passione: la pittura.

Noto per le sue approfondite ricerche sulla storia del sindacato, nel 1984 – al termine dei lavori della commissione parlamentare guidata da Tina Anselmi – pubblicò con Laterza uno dei libri di storia di maggior successo: Corrotti e corruttori. Dall’unità d’Italia alla P2,

Fu uno dei libri che fecero infuriare gli amici dell’allora latitante Umberto Ortolani, braccio destro di Licio Gelli e mente economica della loggia massonica scoperta tre anni prima, nel 1981. Poco dopo la pubblicazione il giudice Piero Dini, compiacente presidente del tribunale civile di Treviso, accogliendo l’atto di citazione dell’avvocato Mario Savoldi ordinò il ritiro dalle librerie e dalle tipografie di Corrotti e corruttori e di altri 3 saggi d’inchiesta: Un certo De Benedetti di Alberto Statera, Il banchiere di dio di Rupert Cornwell e La resistibile ascesa della P2 del deputato comunista Giuseppe D’Alema (padre di Massimo e membro della commissione Anselmi). Un provvedimento senza precedenti – aggravato dalla richiesta di sequestro dei beni di autori, editori e tipografi: «roba da medioevo», commentò qualcuno – che due mesi dopo un giudice più serio (Giovanni Pierantozzi) e meno accondiscendente cancellò, in quanto «palesemente illegittimo per violazione dell’articolo 21 della Costituzione».

Figlio evidentemente anche di questa esperienza fu un altro bel libro di Turone, uscito tre anni dopo sempre con l’editore Laterza: Come diventare giornalisti (senza vendersi). Argomento sempre attuale, lettura interessantissima anche per chi fa altri mestieri.

Di recente il nome di Umberto Ortolani – a lungo dimenticato – è ricomparso nelle cronache tra i possibili mandanti della strage del 2 agosto 1980, secondo quanto ricostruito dalla Procura generale di Bologna.

Sono purtroppo poche le tracce di Sergio Turone presenti sul web.

Qui l’intervista a Turone del 4 marzo 1984, in occasione dell’uscita di “Corrotti e corruttori”:

Sempre su Radio Radicale, il 21 aprile 1984 Sergio Turone commentò a caldo il provvedimento di sequestro.

Qui, infine, la presentazione di “Partiti e mafia. Dalla P2 alla droga”, pubblicato un anno dopo:

Autore dell'articolo: Amministratore

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