Marche Covid Connection

di Il lupo dei Sibillini

Premessa necessaria

Marche o le Marche, regione piccola e laterale rispetto al resto d’Italia, spesso non appare nella mappa dell’informazione. Città piccole, molti borghi, manifatturiero soprattutto e migliaia di piccoli fasonisti. Alcuni gruppi di medie dimensioni invece hanno delocalizzato molto all’estero (Merloni, Della valle, calzaturieri), per esempio nella provincia cinese di Huei.

Il vivere un passo indietro consente all’apparenza una vita tranquilla – scarsa criminalità e, per il modello produttivo, di piccole solitudini, anche silenziose contraddizioni sociali – e una sonnacchiosa partecipazione sociale. Anche per la sua abitudine al silenzio, talvolta le Marche (già, regione plurale) vengono usate, come accadde a febbraio di tre anni fa, a Macerata: il delitto Pamela, fatta a pezzi da un nigeriano dopo scambio di droga. Da allora Macerata – città di una pigrizia delinquenziale imbarazzante, con una grande proposta culturale – è divenuta l’emblema del male italiano. Per settimane i media aprirono con i satanismi maceratesi, permettendo di far passare in quinto grado i problemi del renzismo e del Pd. I maceratesi tacquero come sempre. Negli stessi giorni del delitto Pamela, omicidio molto simile (ragazza uccisa, fatta a pezzi e finiti in una valigia) accadde nel milanese, autore un italiano: finì tra le brevi e presto fu dimenticato.

Da fine agosto 2016 le Marche sono la parte più colpita e vasta del cratere sismico del centro Italia. Il sisma però viene ricordato sempre come di “Amatrice-Norcia”: negli 87 paesi marchigiani tutto è fermo ad allora, a parte le casette provvisorie costruite con grande ritardo e molti problemi. Dove, tra le pavimentazioni al colore di muffa, si è ben trovata subito la criminalità organizzata, come denunciato dalla Cgil. Indaga a fatica la Procura di Macerata, piccola, sotto organico, con troppi fascicoli aperti.

Ricorda ogni tanto la Dia: “È nei luoghi laterali che si fanno i migliori affari”. Così anche le ultime grandi operazioni della magistratura contro la ‘Ndrangheta hanno scoperto le Marche come punto di collegamento, ripulitura, fondamentale e tranquillo.

Da molti anni le Marche hanno un governo di centro sinistra. Da cinque anni il presidente è Luca Ceriscioli, Pd, professore di matematica, ex sindaco di Pesaro.

 

Premessa al nuovo “ospedale provvision Covid”

Data l’improvvisa accelerazione dei casi Covid positivi dal pesarese in poi, a metà marzo, Ceriscioli annuncia l’apertura di un provvisorio ospedale anti-coronavirus, con posti di terapia intensiva e semi-intensiva, seguendo il modello Fiera di Milano. L’epidemiologo (da due anni in pensione) Claudio Mario Maffei – ex direttore sanitario delle più importati strutture ospedaliere regionali e autore di un blog nazionale sulla sanità – gli ribatte che quel modello è sbagliato, molto distante dalla organizzazione sanitaria marchigiana (più simile a Veneto e Emilia), che i posti in terapia intensiva bastano, che si possono peraltro usare semmai ospedali già pronti e dismessi nell’ultimo anno dalla Regione; spiega che letti senza tutti i reparti ospedalieri non servono neppure a una spa, e poi dove trovare il personale specializzato già così carente negli ospedali (un infermiere ogni 2 pazienti, un medico ogni 3); chiede l’incremento della sanità sul territorio, ribattendo con dati. Le sue obiezioni sono le stesse fatte per la fiera di Milano, che però era già pronta da 25 giorni, dunque già noti gli effetti da evitare.

Maffei parla e scrive perché pensionato: dietro lui si schiera la maggioranza dei medici e operatori sanitari pubblici e universitari ancora attivi; si schiera nascondendosi, perché da inizio marzo è a loro vietato esprimersi e parlare pubblicamente, lo ha deciso la Giunta regionale. Forse avrebbero taciuto comunque, ora però è vietato. A appoggiare pubblicamente Maffei sono l’ex presidente della Regione (fino al 2005) l’ex magistrato Vito d’Ambrosio, la Cgil, attraverso la segretaria regionale Daniela Barbaresi, due esponenti ex socialisti, Francesco Mantella e Ivo Costamagna, e un primario psichiatra, Carlo Ciccioli, portavoce di FdI delle Marche. Il resto è silenzio.

Dunque l’ospedale Covid alla fiera di CIVITANOVA Marche: 100 posti, anzi “almeno 90”, forse 40.

Ceriscioli segue la via della Fiera di Milano – finanziamento e progetto privato, “per aggirare l’intreccio burocratico” – seppur con evidente ritardo, e chiama Bertolaso. Il quale arriva in elicottero un lunedì mattina al porto di Ancona accompagnato da una signora con una grande valigia. Bertolaso il pomeriggio precedente aveva fatto il tampone, il lunedì pomeriggio risulterà positivo, tanto che Ceriscioli e alcuni del folto pubblico che lo ha accolto ad Ancona sceglieranno la quarantena. In ogni caso “l’ospedale provvisorio si fa” e il martedì pomeriggio è annunciata la sede: fiera di CIVITANOVA, vicino al mare, a un maxi-centro commerciale, accanto a una scuola, lontano 12 chilometri dall’ospedale cittadino. Felice la giunta Civitanovese che – dopo decenni di centro sinistra – è da sei anni in mano al centro destra, con Ciarapica, uomo tra Forza Italia e Lega.

A realizzare l’ospedale con Bertolaso, il Sovrano Ordine di Malta (arriva da Milano il direttore Gerardo Solaro del Borgo, uomo che nella vita si occupa di grandi residenze a 7 stelle) e il progetto sarà di Primedia srl, società ingegneristica teramana di cui è direttrice la signora giunta in elicottero con Bertolaso, Patrizia Arnosti, abruzzese.

Servono 12 milioni per quella struttura provvisoria (più due per demolirla) che parte con 100 letti e man mano, nei giorni diminuisce, ma non i soldi che servono (ovviamente non contemplano i soldi necessari il personale). Con quali finanziamenti sarà costruito? Privati, raccolti tra la gente: li chiede però Ceriscioli inviando una richiesta in Pec a migliaia di indirizzi, anche e soprattutto piccoli artigiani, lavoratori in proprio che hanno chiuso per il Covid e forse non riapriranno più. Arrivano intanto 5 milioni da Bankitalia: li invia come aiuto alle Marche come ad altre regioni, sono poi le singole Giunte a destinare quelle somme dove ritengono meglio. Si defilano invece dal progetto alcuni industriali e grandi investitori marchigiani (come della Valle che pur destina 5 milioni alla Protezione Civile per i sanitari malati e le loro famiglie, o i Guzzini, ect): chi di loro sceglie di parlare (Adolfo Guzzini e un avvocato recanatese, Paolo Tanoni) spiega che preferisce contribuire semmai con macchinari destinati alla sanità pubblica, non a un privato come il Sovrano Ordine di Malta (Sodm). Come mai gli industriali, che pur non son mammollette, si tirano fuori? Il motivo non è di certo che il patrono del Sodm sia cardinal Burke, che accusa Papa Francesco di essere l’Anticristo e ispiratore della fondazione Sciacca, legata a Trump, agli ultrareazionari sovranisti sostenitori di Trump, legati a Salvini e Meloni. Sodm che Papa Francesco due anni fa cacciò dal Vaticano. No, il motivo non è quello.

A collegare tutto ciò è Promedia: è quella società che ha portato Bertolaso e il Sodm nelle Marche. E per essa Patrizia Arnosti, definita nelle interviste da Giunta regionale “ingegnere” (e così i media locali continuano a chiamarla), che ufficialmente farebbe progetto e sarebbe capo cantiere. Se però si va sul sito di Promedia (e poi si verificano i vari ordini professionali) si scopre che, in quella società di ingegneri- architetti-geometri, Arnosti è una dottoressa (non medico però, verificato), dottoressa non meglio specificato fino ad ora. Se si segue il filo delle molte commesse di Promedia, si scopre che molte sono legate alla sanità pubblica nel sud delle Marche (ascolano e fermano), ma giungono fino ad Ancona, e, in passato, hanno raggiunto l’Abruzzo, Lanciano. Insomma, se si segue quel filo l’avanzata di Promedia spesso coincide con la carriera dell’attuale direttore generale dell’ospedale regionale di Torrette, ad Ancona, Michele Caporossi, il grande amico di Patrizia Arnosti. Chi è Caporossi? Negli anni Settanta-Ottanta socialista nelle cooperative edilizie della Lega Coop, poi assessore all’urbanistica di Ancona, dopo tangentopoli assunto come commesso per invalidità civile nell’ex ospedale cardiologico (nel frattempo si laurea in sociologia) e da lì comincia la sua carriera verso i vertici sanitari, cominciando da Ascoli (vice direttore dell’allora socialista Mario Maresca, da allora suo fraterno amico), poi Lanciano, Chieti (presidente regione del Turco) – transitando dai socialisti al Pd – fino a Torrette appunto, chiamato 4 anni fa da Ceriscioli.

Caporossi non è però unico amico di Promedia. Legata non solo a Maresca, ma al gruppo ascolano: soprattutto a uno dei primi e più forti sponsor di Caporossi, a Luciano Agostini, ex operaio edile, ex sindaco di Offida, ex assessore regionale, ex deputato e da tempo responsabile sanità del Pd Marchigiano. Compagna di Agostini è la direttrice della lega Coop Marche. Fedelissima di Agostini, è la vicepresidente della Giunta marchigiana, Anna Casini, architetto in aspettativa della Provincia di Ascoli. Agostini è il grande sponsor di Ceriscioli, nel Pd che nelle Marche conta ormai un pugno di iscritti e tutti legati alla professione politica. Nel Pd Marche – a fronte del gelido silenzio del sindaco di Pesaro Matteo Ricci, di quella di Ancona Valeria Mancinelli – invece con Agostini sponsor di Ceriscioli (in regione si rivoterà ormai in autunno) sono, tra gli altri, due maceratesi, ambedue ex assessori regionali in precedenti giunte. Il primo Giulio Silenzi, ex sindaco di CIVITANOVA, insegnante di educazione fisica in pensione, dallo scorso agosto è diventato consulente del gruppo Kos-Santo Stefano di De Benedetti. La seconda si chiama Sara Giannini: assessore nella precedente giunta regionale (di Gianmario Spacca, uomo dei Merloni), con Ceriscioli è divenuta maxi-consulente soprattutto di sisma e sanità. Dal primo febbraio di questo anno è diventata dirigente del gruppo ascolano di cliniche private di Antonio Romani. Perché in questa storia la sanità privata c’entra molto.

 

La Montefeltro Connection e la svendita della sanità pubblica

Nelle Marche (neppure un milione e mezzo di abitanti) ci sono oggi 8 case di cura private riunite in tre reti di imprese (perché ognuna non raggiunge i 100 letti). Distribuite in modo non omogeneo, hanno subito negli ultimi tre anni un netto incremento di budget pubblico, mentre la giunta chiudeva ospedali e reparti pubblici. A subire però l’incremento più consistente (16 milioni di euro) è stata la rete di ascolana e fermana (Villa verde di Fermo, San Marco di Ascoli, e due cliniche sambenedettesi) afferente appunto al gruppo Romani. Alla cui rete un anno fa si è aggiunta un’altra clinica, distante da lì 190 chilometri: l’ex ospedale pubblico di Sassocorvaro, nel Montefeltro, di cui è amministratore direttamente Romani. L’ex ospedale prima è in 12 posti pubblici di chirurgia generale (21 maggio), poi (il 10 giugno) con decreto dirigenziale mutata in nuova Casa di Cura (privata) con 42 posti letto per acuti e 12 di cure intermedie. Da febbraio di quel gruppo è dirigente Sara Giannini.

 

Promedia SRL e la piccola Amandola

Nel 2004 a Promedia viene affidato il progetto e la guida del cantiere per la casa di riposo di Amandola-Alto Fermano sotto i Sibillini. Inaugurata nel 2014, la casa di riposo è tra le prime a cadere con il sisma dell’agosto 2016. Promedia – indagata per disastro colposo dalla Procura di Ascoli – non va a processo perché i fatti risalgono a oltre 5 anni prima. Con il terremoto cede anche l’ospedale di Amandola. Tre perizie, tra fine 2016 e inizio 2019, certificano che nulla si può recuperare: sono di Reluis (consorzio di atenei che lavora per Protezione Civile nazionale), Protezione Civile direttamente e un ingegnere di Fermo. Nonostante ciò, il direttore di quella l’area, Livini (legato ad Agostini), nel maggio 2019 incarica Promedia di una nuova perizia, pagata 38 mila euro: Promedia certifica che si può recuperare parte dell’ospedale, come vuole Livini che solo di questa ultima perizia tiene conto. Nonostante le proteste di tutto il Consiglio comunale di Amandola, sia per incarico che per decisione.

 

Il Cantiere CIVITANOVA va avanti

Forse sarà pronto a inizio maggio, ma il cantiere di CIVITANOVA va avanti nonostante tutto. Bertolaso è tornato nelle Marche dopo 9 giorni dalla sua scoperta di essere contagiato e, con mascherina abbassata e a favore di telecamere, con accanto Ceriscioli, l’assessore Sciapichetti, il sindaco Ciarapica e un folto pubblico di dirigenti pubblici regionali e comunali, Bertolaso ha definito “l’ospedale provvisorio di CIVITANOVA una astronave, esempio mondiale come la Fiera di Milano”. “Magari se non ora, servirà in autunno con la seconda ondata della pandemia”, ha detto Ceriscioli. Quanti soldi si siano in realtà raccolti non si sa, si sa solo che c’è un’autorizzazione e la convenzione con la Regione. Si sa inoltre che – pur sempre presente Arnosti, che però non ha le qualifiche -capo cantiere è un ingegnere pubblico, dipendente dell’ospedale di Torrette, Luca Gusella. E più o meno si sa che ogni posto letto costerà oltre 140 mila euro, dipende ovvio dal numero reale di posti. Ma davvero costa così tanto un letto? In questi giorni la Regione ha spiegato (e i media riportato coscienziosi) che il solo letto, inteso come ferro, costa 30 mila euro, senza tutte le attrezzature. Eppure una Fondazione bancaria locale, la Carima, ha scelto di donare a CIVITANOVA non soldi ma letti tecnologicamente avanzati per degenze ad alta intensità di cure: ne ha regalati 42 spendendo 100 mila euro, e ognuno quindi è costato 2.380 euro.

Qui finisce la Marche Connection, fino ad ora. In realtà continua, le elezioni sono spostate in autunno: c’è ancora tempo per fare altro, preparando le candidature giuste.

Autore dell'articolo: Amministratore

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