Da Montecassino a Bologna, la lunga strada dell’armata Polacca

di Sergio Caserta

Si avvicina un anniversario del 25 aprile della liberazione dall’oppressione nazifascista che non dimenticheremo per lungo tempo, attanagliati da un altro invisibile nemico, se così lo si può definire, per quanto ci viene saggiamente suggerito di non usare metafore “guerraiole” in questa drammatica vicenda, perché non di vera guerra si tratta bensì di cura. È comunque una dura lotta contro il contagio pandemico che ha colpito l’intero pianeta.

Il nostro circolo del manifesto in rete aveva in animo di organizzare in questi giorni di vigilia della festa, la presentazione di un bel libro: “Rossi papaveri a Montecassino” (Manni editore) di Paolo Wieczorek, già professore di lettere e militante della sinistra, collaboratore del Manifesto, soprattutto polacco nato in Italia, da Jan Wieczorek e Maria Amoroso.

È il racconto di un’epopea familiare e di popolo, quello polacco, che l’Autore definisce con modestia “piccole store familiari nella storia della grande guerra”. Invece il libro ripercorre le vicende della resistenza del popolo polacco al nazismo e all’oppressione staliniana, in un Paese diviso da due occupazioni e da due tentativi opposti ed uguali di annullare l’esistenza della Polonia come Stato e della stessa identità dei polacchi, prima della seconda guerra mondiale, in conseguenza del famigerato patto  Molotov – Von Ribbentrop e dopo, a causa della collocazione nella sfera del patto di Varsavia sotto il dominio dell’URSS.

Una tragedia in cui si dipana anche la storia della sua famiglia, pienamente coinvolta nella resistenza patriottica all’una e all’altra oppressione con sofferenze inaudite, lutti, esistenze stravolte, affetti dilaniati, in cui l’intero popolo polacco viene suo malgrado trascinato.

Dalla diaspora e l’esilio in Unione Sovietica si costituisce un’armata di soldati polacchi che, dopo aver attraversato i paesi del medio oriente ed aver soggiornato a lungo in Egitto, approda in Italia prima di stanza in Puglia, poi partecipa al conflitto a fianco dell’alleanza antitedesca, combattendo per la liberazione di Montecassino e lungo la penisola fino alla liberazione di Bologna. 

Non è solo la storia avvincente di uno scontro epico e vittorioso, intorno al colle del famoso monastero, in cui i soldati polacchi sconfiggendo i tedeschi, conquistano la gloria militare ed il riconoscimento unanime per la straordinaria impresa. 

È il racconto e la metafora di una porzione di popolo estraniato e lontano da madrepatria che cerca di mantenere la sua identità e soprattutto la sua dignità, riuscendoci.

Paolo nasce in queste vicende dall’incontro e dall’amore di suo padre polacco e di sua madre italiana ed esprime in questo libro tutto il valore della sua duplice identità. Il racconto, in realtà un romanzo breve, descrive con grande tensione narrativa i tratti anche psicologici, il carattere e la cultura del popolo polacco, molto legato all’Italia da rapporti storici e da un comune vissuto di anelito all’indipendenza conquistato col sangue di tanti. Così come la sua natura profondamente europea ben descritta nella prefazione al testo di Luciana Castellina che ricorda le grandi personalità polacche della scienza, della cultura e dell’arte che hanno contribuito in modo decisivo alla nostra comune identità.

Le operazioni militari si concludono con la liberazione di Bologna nella quale l’armata polacca entra per prima la mattina del 21 aprile 1945, issando la propria bandiera sul balcone di Palazzo D’Accursio. L’episodio è ricordato perché l’ordine di insurrezione che doveva far prendere possesso della città alle armate partigiane, non fu trasmesso per l’uccisione del partigiano Sante Vincenzi ufficiale di collegamento che doveva comunicarlo, ma il riconoscimento ai polacchi era del tutto motivato.

Il libro racconta le ulteriori peripezie dei soldati polacchi nei due anni successivi alla guerra in cui permangono in Italia, in particolare ad Alessano in Puglia, dove s’erano insediati fin dall’inizio e dove nasce l’Autore. Una storia di difficile integrazione ma anche di molto affetto e cooperazione tra popoli diversi. 

Il rapporto con il proprio paese, consegnato definitivamente con gli accordi di Yalta all’area del Patto di Varsavia, subiva tutte le conseguenze del regime staliniano, motivo per cui molti degli esuli restarono in Italia o si spostarono in altri paesi.

Paolo Wieczorek, dopo una breve permanenza in Polonia con la sua famiglia, torna definitivamente in Italia dove tutt’ora vive, avendoci regalato questa bella storia che discuteremo con lui, appena la situazione epidemica ce lo consentirà speriamo presto!

Autore dell'articolo: Amministratore

1 commento su “Da Montecassino a Bologna, la lunga strada dell’armata Polacca

    Carmen Trocino

    (21 Aprile 2020 - 14:57)

    Ciao Sergio. E” bello e importante che continuinio ad esserci testimonianze degli effetti devastanti, umanamente socialmente e politicamente, del nazifascismo e della seconda guerra mondiale. Importante! Perche’ sempre piu’ si ha la sensazione che la memoria di quei drammi si sia annacquata tra le persone, assieme al radicamento del valore della liberazione dalla dittatura fascista e della democrazia costituzionale della Repubblica Italiana, che ne e’ nata subito dopo. Negazionismo, populismo, contrapposizione tra italiani e stranieri, specie se con la pelle di altro colore, stanno insinuandosi nel chiacchiericcio, apparentemente da bar, come un germe insano che rischia di diventare un sentire diffuso. Ora si e’ aggiunta anche questa terribile pandemia col rischio di fare emergere il peggio del peggio, come un’eruzione vulcanica ….
    Un caro saluto. Carmen Trocino

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *