Bologna, lo stadio e i “laboratori partecipati”: punti di vista diversi

di Silvia R. Lolli

Mercoledì 14 giugno l’assessore Orioli al primo incontro svolto al quartiere Porto Saragozza sull’ennesimo “laboratorio partecipato” ci ha rammentato in che modo la questione Stadio, la sua rigenerazione, sia venuta alla ribalta. Tutti gli intervenuti, i politici oltre Orioli era presente Lepore, e tecnici, hanno spiegato come siamo arrivati alla situazione attuale.

Due fatti sono accaduti al termine del mandato scorso: il Consiglio comunale decise, all’unanimità ci è stato detto, di non costruire in un altro luogo lo stadio per il Bologna FC: prima di tutto ci fu la scelta per la rigenerazione dello stadio Dall’Ara. La seconda è stata la variante al PUC sull’area dei Prati di Caprara, prima con un vincolo paesaggistico, cancellato dunque per la decisione unanime di un consiglio in scadenza.

Tutto è stato considerata dai nostri politici positivo: la costruzione di un nuovo Stadio su un terreno vergine e agricolo, avrebbe comportato un consumo di suolo maggiore. La rigenerazione non è a carico del Comune, ma appunto della società Bologna FC che investirà sul campo da gioco storico, ma alla quale si concederanno, attraverso un intreccio fra società pubbliche e private, anche l’area dei Parti di Caprara. È dunque un’operazione positiva: intanto il Comune non avrà i costi di ristrutturazione e per questo concederà, per 99 anni, al Bologna FC la gestione dell’impianto, il cui primo atto, ricordiamo, sarà di togliere la pista di atletica.

Ci può essere un primo punto di vista diverso dall’attuale amministrazione in questa operazione, al di là della scelta di avviare una concessione così lunga per un impianto pubblico, sottoposto alla tutela storico-architettonica (ma qui si aprirebbe un altri triste capitolo circa l’attuale controllo delle Sopraintendenze dei beni culturali, rinviamo al recente libro di Vittorio Emiliani). Se ci limitiamo a ragionare sui Prati di Caprara, per noi si tratta sempre di un consumo in un’altra area non costruita e sottosposta (ancora?) ai vincoli paesaggistici.

Questa è certamente un’area più utilizzabile e molto più remunerativa rispetto ad un’area fuori dal Comune di Bologna e tutta da infrastrutturare. I prati di Caprara sono ubicati in un’area già fortemente urbanizzata, a poca distanza ci sono: l’aeroporto, l’autostrada e la stazione di Bologna, oltre che molteplici linee ferroviarie.

La scelta, ha spiegato l’assessore Lepore, ha reso necessario offrire al Bologna FC altri spazi, perché il progetto, ci è stato detto ancora da presentare, rimandiamo al sito www.cittametropolitana.bo.it, possa essere economicamente e finanziariamente supportato. Così entrano in gioco gli spazi dei Prati di Caprara, ex area militare e da bonificare. La spesa per la bonifica sarebbe troppo alta per il Comune quindi l’operazione è doppiamente positiva; da qui l’idea, espressa più volte soprattutto dall’assessore Orioli, di un’operazione che dà una plusvalenza per il Comune stesso.

L’assessore Lepore si è limitato ad introdurre una parola nuova per la politica cittadina negoziazione. Il negozio è un contratto e normalmente viene stipulato tra le parti con in una visione privata più che di un pubblico che deve pensare al bene comune. Visioni diverse per la soluzione die problemi. Infatti un altro punto di vista si può avere anche in questo caso. Perché dobbiamo continuare a leggere come positiva e mettere a bilancio una plusvalenza in questa situazione? La plusvalenza per il bene pubblico, può essere considerata alla stregua dei beni privati?

Ci rendiamo conto che ormai siamo su piani notevolmente diversi; ormai siamo di fronte ad un’antropologia politica nella quale si hanno visioni troppo lontane fra loro: dalle nuove formae mentis alle comunicazioni subliminali in cui è sufficiente spendere qualche ora d’informazione davanti ai cittadini, per parlare di tavoli partecipati, squalificando così in sé il valore della stessa partecipazione.

Ci permettiamo di notare che le plusvalenze potrebbero cominciare a realizzarsi anche quando in bilancio si contabilizzano i minori costi sanitari dovuti per esempio alla diminuzione dell’inquinamento; si tratta di miglioramenti qualitativi per la città. Oppure quando si hanno minori spese per scelte pluriennali precise, non frammentarie: un’amministrazione che un giorno fa e l’altro disfa, cioè non ha più una linea coerente di sviluppo della città, non fa che perdere risorse, e questo può mantenere intatte le cosi dette plusvalenze? Vedi i PON attuali che sono investiti nei bilanci partecipati di quartiere.

Però è più facile seguire le tendenze di pochi gruppi di riferimento, dei famosi stakeholders (costruttori su tutti), con i quali si decidono le politiche per la città e su queste decisioni si aprono i tavoli, definiti impropriamente partecipativi.

Come può essere stata decisa la variante al piano urbanistico ai prati di Caprara con vicino l’Ospedale Maggiore, ospedale appena ingrandito? Dove finiranno gli spazi da dedicare a verde? Qui non sarebbe stata più consona mantenere una fascia boscata? Notiamo che il termine è in disuso oggi, ma ha riempito la bocca dei politici e le pagine dei giornali bolognesi fino a qualche lustro fa.

È decisamente una forma mentis diversa che ha portato i consiglieri del passato mandato a fare scelte finalizzate solo ai beni privati. Il peggio è che molti siedono ancora sugli stessi scranni, quindi possono perseguire, in modo ancor più preciso, quest’opera di distruzione della città. Tra l’altro un cittadino l’altra sera ricordava che i costi di bonifica sono minori se il terreno sarà utilizzato per verde, piuttosto che costruire abitazioni: la profondità dell’intervento può essere diversa.

Al di là dei costi di bonifica, abbiamo ancora un altro punto di vista, rispetto ai conti di bilancio: non pensiamo a plusvalenze quando si cementifica il territorio di Bologna e si continuare a costruire quando non ce n’è bisogno. È una plusvalenza in capo solo ai bilanci dei costruttori e magari delle nostre banche che hanno in seno molti debiti.

Per un bilancio pubblico dovrebbe per esempio essere messo in conto anche la maggior quantità di CO2, il malessere dei cittadini ai quali si tolgono mq di sintesi clorofilliana; è tra l’altro un intervento che sarà fatto a ridosso di scuole già esistenti. Ci dicono che nel piano approvato è prevista un’ulteriore scuola.

Quindi positiva anche questa visione? Ci permettiamo ancora di avere un punto di vista diverso. Dando un’occhiata ai dati demografici comunali, la tendenza dei prossimi anni mette in luce il calo dei bambini in età scolare; chiediamo se non possono essere già messi in campo, nella stessa area, recuperi edilizi di luoghi dismessi per costruire scuole. Per esempio che ne è della vecchia (ma palazzo abbastanza moderno) sede dell’ufficio imposte?
Parlare subito di nuova scuola nella nuova area dei Prati di Caprara, in pratica ceduta dalla società pubblica Invimit per la sua urbanizzazione, sa molto di demagogia e ancora una volta di pubblicità subliminale.

Occorre rivolgere un’altra domanda che dovrebbe essere messa in premessa a tutte le operazioni di politica urbanistica che si fanno da anni: si sa realmente quante sono le abitazioni vuote, sia nuove sia vecchie? Quanto è sviluppato il controllo sugli affitti e/o subaffitti in nero?
dentro, cioè le modifiche, non sarà dato di saperlo.

Infine nella zona c’è anche un altro luogo che sta attendendo la bonifica da anni e che dovrebbe essere costruito; negli anni passati si è già assegnato un indice di abitabilità più alto rispetto a quello inizialmente deciso.

Parliamo dell’area ex Sabiem che dall’ultima commissione di quartiere del mandato di Cofferati (Merola assessore all’urbanistica) si è appunto appreso dell’aumento dell’indice. Non è stata finora menzionata da nessuno questa area; sembra però che i lavori di bonifica si siano interrotti. Perché? Siamo in presenza di opere già approvate per il PUC di Bologna che prima o poi si faranno e senza la possibilità di partecipazione vera da parte dei cittadini.

Ricordiamo la nefasta legge urbanistica regionale da approvare, ma anche una recente approvazione regionale sulla ristrutturazione dei palazzi con vincoli architettonici e storici: basta solo presentare l’apertura dei lavori, cosa ci si faccia E’ comunicata, con la solita formula “pubblicitaria”, come una legge per il non consumo di suolo. Se crediamo a tutto ciò e ci va bene, continueranno a dirci e sprecare ancora altro.

Autore dell'articolo: Amministratore

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