Scienza e arte: luoghi del pensiero che si incontrano nell’opera del pittore Lucio Saffaro

Il fisico, poeta e pittore Lucio Saffaro
Il fisico, poeta e pittore Lucio Saffaro
di Massimo Corsini

Verrebbe da domandarsi se l’arte non sia in grado di dire qualcosa che i numeri non possono comunicare. Oppure è forse il contrario? A ben vedere, quella scientifica e quella artistica evidentemente sono solo in apparenza due pulsioni antitetiche, come testimonia la vicenda creativa e intellettuale del pittore Lucio Saffaro, il cui catalogo ragionato, realizzato grazie al ritrovamento nella sua casa di due diari illustrati, viene presentato oggi, mercoledì 25 maggio, alle ore 17,30 nella splendida cornice della biblioteca bolognese di San Giorgio in Poggiale, in via Nazario Sauro.

A presentare l’evento, promosso dalla Fondazione Lucio Saffaro, saranno la curatrice in primis del catalogo, Gisella Vismara, studiosa tra i massimi esperti in Italia dell’artista, insieme ad altri illustri addetti ai lavori del calibro di Flavio Caroli, Claudio Cerritelli, autore di un saggio critico del catalogo, e Michele Emmer. E l’attualità della ricerca dell’artista, nato a Trieste nel 1929 e morto a Bologna nel 1998, fisico di formazione, pittore, ma anche poeta e scrittore, sta tutta nella tensione di quelli che sono per lui i due luoghi del pensiero per eccellenza: arte e misura.

“I temi affrontati da Saffaro – spiega Gisella Vismara – sono la tristezza, la solitudine, la malinconia, la ricerca dell’essere, la sua in fondo è una ricerca ontologica”. C’è l’uomo e l’universo dunque al centro, ma indagato attraverso la realizzazione di forme geometriche al limite del paradossale e di prospettive improbabili.

“La tradizione in cui si inserisce la sua ricerca è quella rinascimentale di Serlio, Leon battista Alberti e Paolo Uccello del quale riprenderà il poliedro stellato che si trova nella basilica di San Marco a Venezia”. E attorno al quale si sviluppa la ricerca geometrico pittorica relativa alle figure solide e alla realizzazione, ad esempio, del poliedro impossibile, per superare i cinque classici poliedri platonici (alcune figure sono realizzate attraverso 240 triangoli a formare piramidi tanto numerose che rendono il solido quasi simile ad una sfera).

Un umanista e un utopista, “la sua è una ricerca utopica perché l’orizzonte a cui tende Saffaro è la misurazione dell’universo”, spiega sempre la studiosa. “La ricerca praticata da Saffaro intorno all’infinito, allo spazio, all’essere, al tempo e alla tristezza, tematiche da sempre a lui care, sono state unicamente dei pretesti per indagare razionalmente l’ignoto, l’arcano e l’inintelligibile”.

E sarà lo stesso artista ad affermare, poco prima della morte: “Non rinnego certo quella parte di me che tanto si protende verso un orizzonte che ha nella lontananza la sua condizione perenne”.

Autore dell'articolo: Amministratore

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