LeftLab: Modena è in movimento

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di Simone Fana

Un fatto ha scosso il sonnolento dicembre politico di Modena: un gruppo di persone (chi con esperienza politica alle spalle e chi no) ha immaginato e realizzato un’iniziativa importante e larga, che ha goduto del sostegno della sinistra istituzionale di maggioranza e di opposizione, partecipata da oltre 100 cittadine e cittadini e seguita con attenzione dai media locali.

Il nome che ci siamo dati è LeftLab: due parole che definiscono un punto di vista, una finestra da cui guardare Modena, un modo per esprimere la voglia di essere protagonisti della propria vita e di quella della comunità a cui si appartiene. Nel tempo della sfiducia radicale verso la politica e le sue liturgie, in cui l’astensione segna il passo con la “ricca” storia del modello emiliano, LeftLab si propone come strumento per restituire la politica ai giovani e alle donne, ai soggetti che continuano a pagare la crisi economica e sociale.

L’obiettivo è di unire le biografie umane e le traiettorie di militanza dentro uno spazio che dia nuovo impulso alla scena pubblica modenese. LeftLab vuole essere uno spazio che sia capace di intrecciare l’elaborazione culturale con l’utilità collettiva e la pratica politica. Occorre trovare il modo di intercettare chi subisce gli effetti di un sistema che crea disuguaglianze, chi è in condizioni di semi-povertà pur avendo un impiego regolare, così come quelle fasce di lavoro autonomo, intermittente e precario che oggi piuttosto preferiscono abbandonarsi alla disillusione o al tentativo di risoluzione individuale non rendendosi conto che i principali nemici sono la solitudine e la guerra tra poveri; e per fare questo c’è bisogno di dare origine a un laboratorio di rigenerazione dei legami sociali e politici.

Lo stato di difficoltà dei “corpi intermedi” è palese da un ventennio, aggravato dall’introduzione da parte governativa di relazioni autoritarie e svilenti nei loro confronti nonché a causa di limiti intrinseci; bisogna allora allargare e moltiplicare le connessioni e i rimescolamenti tra la sfera del sociale e il campo del politico nonché affrontare di petto la necessità di rinnovare il rapporto tra cittadini e istituzioni.

Non vogliamo sostituire o egemonizzare ciò che già esiste (partiti, movimenti etc), bensì offrire una risposta alla crisi verticale delle forme tradizionali della rappresentanza, includere e mescolare esperienze, aspirazioni e sensibilità diverse, senza però ripudiare certi capisaldi fondanti la sinistra (in particolare la differenza di condizione tra chi ha troppo e chi troppo poco, in termini di reddito e saperi), in definitiva provare ad essere un punto di contatto con quel pezzo di società che ha deciso di rinunciare ad esprimere la propria voce.

Il punto di partenza è la ricostruzione di un tessuto di civile convivenza, che oggi appare in larga parte sfibrato dalle diseguaglianze e dalle povertà crescenti anche in una terra (in passato) felix come Modena. Una sfida che impone un rilancio delle pratiche di mutualismo, della messa in rete di esperienze di cooperazione e di costruzione dal basso della città, dei suoi luoghi, della sua memoria anti-fascista.

Un modo specifico per entrare nel dibattito modenese, proponendo momenti di riflessione e azione che sappiano misurarsi con i problemi quotidiani delle persone acuiti dalle politiche sbagliate o deboli promosse dal partito di maggioranza relativa (il PD) a livello nazionale e locale: dal welfare ancora orfano di un reddito minimo al sistema educativo sempre più preda di logiche privatistiche, dal lavoro indegno al tema urgente di una mobilità sostenibile non fondata sulla dittatura dell’automobile, fino al ripensamento radicale di un modello di sviluppo che allo stato attuale è fonte costante di danno ambientale.

Insomma, non è più tempo per restare a guardare. Leftlab sarà uno uno spazio aperto a tutte e tutti coloro che vogliano unirsi per preparare un laboratorio dell’alternativa, a partire da un punto di vista definito sulla società ma senza rinunciare all’autonomia progettuale che un luogo come il nostro deve preservare.

Nei giorni in cui Podemos in Spagna si pone come alternativa reale al primato delle destre e alla crisi delle socialdemocrazie europee, in Italia muove i suoi passi un percorso costituente che cerca di scuotere il corpo immobile della sinistra. L’appuntamento nazionale di Roma del 19, 20 e 21 febbraio pare nascere all’insegna della vivacità e del cogliere e valorizzare quel poco di buono che si è seminato negli anni, verso un processo non identitario, nemico delle logiche pattizie, delle alchimie a freddo, delle federazioni, dei cartelli elettorali e delle decine di altri esperimenti fallimentari che hanno contraddistinto l’ultimo decennio.

Un nuovo corso è possibile, anche osservando quel che si muove nei territori emiliano-romagnoli che si avvicinano al voto delle Amministrative 2016; come a Bologna e Ravenna dove appelli civici riescono ad unire le forze organizzate (tutte, compresa Possibile di Civati) e i singoli cittadini in nome di una sfida competitiva, per il governo delle città, al PD, alle destre e al Movimento Cinque Stelle.

Altre forme di “municipalismo” emergono come risposta alla crisi democratica che attraversa il Paese, sfigurato dal renzismo che restringe l’impianto costituzionale e comprime i diritti sociali. Se la nuova cifra del governo della nazione si configura in un processo progressivo di accentramento del comando a scapito degli enti locali, ripartire dai territori significa, prima di tutto, restituire potere ai cittadini.

In un tempo di smarrimenti, ripartiamo dai fondamentali. La politica non è soltanto un codice per iniziati e privilegiati. La politica deve abbandonare ogni ambiguità e riscoprire la pratica della coerenza, verificare la sua utilità, dare voce e potere a chi non ne ha, ritornare ad essere lo strumento per “sortirne tutti insieme”.

Autore dell'articolo: Amministratore

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