Non siamo pronti a una (buona?) scuola di merda [*]

Matteo Renzi e la buona scuola
Matteo Renzi e la buona scuola
del Liceo Scientifico Pacinotti, Cagliari

[*] “La scuola è sempre meglio della merda”, da Don L. Milani, “Lettera a una professoressa”; evidentemente non è più vero.

A tal signore magnifico io, il tale. Poiché si sa benissimo da parte di tutti che io non ho di che nutrirmi o vestirmi, io ho richiesto alla pietà vostra, e la vostra benevolenza me lo ha concesso, di potermi affidare e accomodare al vostro mundio, e così ho fatto; cioè che tu debba aiutarmi e sostenermi, tanto per il vitto quanto per il vestiario, secondo quanto io potrò servire bene e meritare; e, finché io vivrò, ti dovrò prestare il servizio ed ossequio dovuti ad un uomo libero e non potrò sottrarmi per tutta la mia vita alla vostra potestà o mundio, ma dovrò rimanere finché vivrò nella vostra potestà e protezione
(Formulae Turonenses – Giuramento del vassallo)

Governo e ministro dell’istruzione si scandalizzano per il lieve ritardo causato da un blocco degli scrutini di soli 2 giorni, effettuando un vero e proprio terrorismo psicologico di massa, per realizzare un baraccone che chiamano riforma, che procede alla “soluzione finale” per la scuola pubblica.

La “Buona Scuola” ha come principale valore fondante la competizione, che sarebbe meglio definire lotta senza regole, tanto tra insegnanti a tempo indeterminato da dividere tra “meritevoli” e “non meritevoli” quanto tra i precari che verranno “assunti” a termine, ovvero sino a quando dura il gradimento del DS, e dovranno “guadagnarsi” il posto sul campo. Lavoro e luogo di lavoro saranno organizzati, diretti e controllati da una sorta di DS feudatario che avrà il potere di nominare vassalli, valvassini e valvassori, i quali potranno godere di qualche patetico vantaggio per svolgere la funzione di servi ai danni dei colleghi.

La pubblicazione online dei curricula farà il resto giacché i colleghi più zelanti potranno vantare, per conservare squallidi privilegi, la frequenza di corsi di briscola a spese di chi nel curriculum non può che vantare anni di lavoro nella scuola e i DS, nel contempo, sfrutteranno tutto ciò come vetrina per vendere la scuola al miglior offerente.

Nella riforma, non una parola sulla didattica, polverizzata dalla riforma Gelmini, sul contratto di lavoro bloccato da anni, surrogato da una donazione di 500 euro per le spese di aggiornamento, l’iscrizione a dottorati, master e quant’altro, ingressi nei musei , etc. (ma quanto ha sempre speso davvero un insegnante per tutto questo?). La collegialità viene annichilata per essere sostituita da una competizione che monetizza, e perciò rende risibile, il nostro ruolo educativo.

Noi continuiamo a pensare che l’educazione, consista nel contribuire a formare un essere umano critico, solidale con i più deboli e svantaggiati e con passione per la conoscenza. Per questo motivo non intendiamo tacere ma vogliamo rovinare la festa che si prepara attorno a questa riforma. Non solo speriamo di non essere mai giudicati “meritevoli” in questo tipo di scuola, ma vogliamo tranquillizzare sin d’ora DS e colleghi “disponibili”, dichiarandoci non meritevoli , indisponibili a collaborare con il DS e per questo motivo, coerentemente, il nostro curriculum, che la scuola dovrebbe pubblicare online, conterrà solo i titoli che hanno permesso l’accesso al nostro posto di lavoro e niente di più.

La nostra dignità e integrità, la passione per il nostro lavoro e per la libertà ci impediscono di sporcarci le mani in questa squallida e degradante farsa (o tragedia?) e ci spingono invece a cercare di versare quanta più sabbia possibile negli ingranaggi di questo sistema, da cui tutti, compresi i più zelanti collaboratori, verranno ineluttabilmente travolti.

Questo articolo è stato pubblicato sul blog di Daniele Barbieri l’8 luglio 2015

Autore dell'articolo: Amministratore

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