DialogArti: a Bologna un festival nel nome della poesia

di Noemi Pulvirenti

Questo weekend il quartiere della Cirenaica di Bologna si animerà con il festival DialogArti, prima rassegna orizzontale di forme artistiche legate dalla poesia, presso lo showroom Santevincenzidue ex fabbrica di cappelli e borsette di paglia di fine ‘700. La rassegna nasce da un’idea del Gruppo 77, collettivo letterario indipendente bolognese, e non sarà un insieme di performance fini a se stesse ma si pongono l’obiettivo di creare un momento di incontro e di dialogo tra le arti e le persone, che possa diventare nel tempo un percorso comune nel nome della poesia attraverso una riappropriazione della città attraverso il Bello e la Poesia.

Ospiti di questa rassegna saranno artisti che si confronteranno attraverso generi artistici diversi su varie tematiche ma legati dallo stesso sentimento di scambio e condivisione: i fotografi Daniele Pezzoli e Sara Alberghini con il progetto “Minnesota051”, le foto in bianco/nero di Natascia Rocchi nei “Ri, Nati, Tratti”, il progetto “Il significato delle cose” di Rita Meneghin, i reportage fotografici di Maurizio Benedettini in “Nostalgia”, la musica delle flautiste Silvia Frigeri e Alice Stefani, il videomapping di Stefano Baraldi, i magnetici passi di danza di Sissj Bassani e Sara Magnani, e il Gruppo 77 con “La geografia è un destino” sulle tragedie del mare di Lampedusa e sulle ragioni dei migranti e i “Piccoli dialoghi di-versi.

Alessandro Dall’Olio, Direttore Artistico ci racconta qualcosa in più sul festival:

“DialogArti” è il naturale conseguente progetto di ciò che in questi due anni abbiamo fatto: un piccolo festival (lungo due giorni, sabato 9 e domenica 10 maggio 2015) sulla possibilità di vicinanza e condivisione delle differenti forme artistiche, lasciando però questa volta le parole e il primo piano alle Arti, e la poesia è solo quel sussurro vitale che attraversandole le unisce. Arti visive (fotografia, pittura, collage, interaction design video), musica, danza che si fondono, attraverso il filo conduttore delle arti che possano parlarsi, coinvolgersi, contaminarsi. Dialogare, appunto.

La poesia regala un’ampiezza espressiva molto più vasta della realtà stessa, dal presente si consegna al futuro, perché alla fine potrebbe rimanerci solo la nostalgia di una vita sprecata e di tante occasioni perdute. Allora, almeno che rimanga quello che di veramente buono abbiamo fatto allargando le braccia per accogliere e distendendo i sorrisi sui volti. Avvicinando con i fatti chi ci sembrava distante. È ora di praticare l’adesione tra ciò che facciamo mentre rincorriamo il mondo e ciò che diciamo di essere. La Poesia è fare. Null’altro.

Autore dell'articolo: Amministratore

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