Pd - Foto di Francesca Minonne

Le sorti del Pd e l’Operazione LettAlfano: Renzi cotto a fuoco lento

di Rudi Ghedini

La sorte di Matteo Renzi non è meno legata al bipolarismo di quella di Silvio Berlusconi, e siccome il successo dell’Operazione LettAlfano va con tutta evidenza verso un’altra direzione – post-democristiana o comunque centrista – ho l’impressione che Renzi si trovi in estrema difficoltà. Mercoledì 2 ottobre 2013 si è dimostrato che questo governo non può cadere per mano berlusconiana. E che la Seconda Repubblica potrebbe partorire un ritorno al passato, camuffato da “stabilità”, “ricambio generazionale”, “assenza di alternative”, “larghe intese”. Sì, perché queste larghe intese non hanno data di scadenza.

Il Pd non può farle fallire, per ovvi motivi: questo governo è stato voluto e difeso da Giorgio Napolitano ed è guidato da uno dei massimi dirigenti del Pd. A sua volta, un pezzo di Pdl è deciso a restare dentro, anche a prezzo di una scissione, e ha già dimostrato di poter fare a meno dei voti dei cosiddetti “falchi”, quelli che puntano alla rinascita di Forza Italia.

Berlusconi non è morto, considerarlo fuori gioco è stato l’errore che ha rovinato Occhetto, D’Alema, Veltroni e Bersani. Ma l’età del Cavaliere, i suoi guai giudiziari e la natura dello strappo nel fronte dei “moderati” sono ostacoli difficili da aggirare. Il paradosso è che il Pd non sta affatto meglio. Forse ha smacchiato il giaguaro, ma se l’ha fatto deve ringraziare Alfano e CL, e ora il Pd pare privo di una strategia autonoma da quella di chi guida il governo.

Un governo che si è conquistato un orizzonte temporale di almeno 18 mesi, legato al famoso “semestre europeo”. Se avrà un po’ di fortuna (tracce di “ripresa” economica, qualche aiuto da FMI e Banca centrale europea) potrà scavalcare anche quella scadenza, perché dopo la decadenza di Berlusconi è facile prevedere che si assisterà a una lenta, costante transumanza di parlamentari del centro-destra verso chi assicura la stabilità, cioè allunga la sorte della legislatura.

Renzi ha giocato male le sue carte – troppi sassi gettati e troppe mani ritirate, nella polemica contro il governo – ed è stato oggettivamente sfortunato. Non poteva evitare di sostenere il “chiarimento” chiesto da Letta dopo le minacce di dimissioni a orologeria, ma l’ultima capriola di Berlusconi ha impedito che si arrivasse a una nuova maggioranza, più digeribile per lo spossato popolo della sinistra.

Ora Renzi potrà raccontare che il suo progetto passa per la conquista della segreteria del Pd – fare l’Epifani deve intristirlo profondamente – ma sa bene che il tempo gioca per Letta. Come potrà criticarlo, da segretario del Pd? E a cosa servirà un segretario del Pd mentre Letta sta a Palazzo Chigi e si costruisce una fama da statista?

Autore dell'articolo: Amministratore

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