Il Cie di Bologna: la solita, orribile storia

Cie Bologna - Foto di Medici per i Dirittti Umanidi Medici per i Dirittti Umani

Gli operatori di Medici per i Dirittti Umani che hanno effettuato la visita al Cie di Bologna (qui le foto) si sono trovati di fronte alla mancanza dei minimi requisiti di vivibilità delle zone riservate ai trattenuti: stanze prive di riscaldamento funzionante, finestre e vetri danneggiati, docce inservibili e in alcuni casi con acqua fredda, toilette prive di porte di ingresso, lavandini divelti.

Gli spazi interni ed esterni degli alloggi si presentano inoltre in uno stato fatiscente e le condizioni di pulizia sono estremamente carenti. Ad un anno di distanza dalla prima visita è stato riscontrato un ulteriore scadimento nella fornitura di servizi e beni primari: carenza del vestiario (il personale è costretto a rivolgersi alle strutture Caritas); insufficienza di coperte; fornitura di un rotolo di carta igienica al giorno ogni cinque persone; carenza di spazzolini, dentifricio, assorbenti igienici; ricambio di biancheria, nel migliore dei casi, ogni dieci giorni.

A questa situazione cui si aggiunge la mancanza pressoché totale di attività ricreative – se non qualche partita a pallone concessa a discrezione del gestore – consegue un aumento della sofferenza psichica e della tensione tra i trattenuti, come riferito anche dagli stessi operatori. È da rilevare peraltro che dallo scorso novembre il Consorzio Oasi è subentrato nella gestione della struttura, aggiudicandosi l’appalto con un ribasso del budget pro die per trattenuto dai precedenti 69,50 euro agli attuali 28,50 euro.

Appare peraltro preoccupante anche la situazione di disagio espressa dagli operatori dell’ente gestore, sia a causa del costante sforzo di mantenere sotto controllo una situazione esplosiva e sia per i frequenti episodi di aggressione a cui sono esposti, attribuibili, secondo quanto da loro stessi riferito, alle drammatiche condizioni di vita dei trattenuti. Da ultimo, anche nel caso del Cie di Bologna viene confermata dall’ente gestore l’inutilità del prolungamento dei tempi di trattenimento, che peraltro sempre più spesso riguarda cittadini stranieri senza fissa dimora provenienti da situazioni di marginalità sociale estrema.

Questo articolo è stato pubblicato sul sito del Corriere Immigrazione il 24 febbraio 2013

Autore dell'articolo: Amministratore

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *