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Bologna, una città migliore senza il Cie

È ora di mettere la parola fine alla storia del Cie di Via Mattei. Suicidi, violenze, errori ed illeciti giudiziari, fughe e risse, pestaggi ed abusi farmacologici, ma soprattutto sofferenza e disperazione, sono la cifra della sistematica violazione dei diritti delle persone che sono trattenute nell’ex caserma Chiarini. È stato cosi fin dal suo inizio, ma il bilancio continua irreversibilmente a peggiorare ogni mese ed il contesto di crisi rende vizioso il circuito di espulsione dal ciclo produttivo e la coniugata carcerazione amministrativa.

L'”esperimento” Cie è da considerarsi concluso sotto ogni punto di vista: sociale, politico, giudiziario ed è fallimentare. Esso è ed è sempre più diventato un vero e proprio “monstrum”, anello di un circuito che produce illegalità e moltiplica gli effetti nefasti dell’assenza di politiche per l’immigrazione con ambizioni inclusive. È il simbolo di una cultura politica che nega il futuro e ostacola in maniera decisiva l’affermazione di un processo di cittadinanza aperta e reale, fatta di diritti, dignità e speranza a coloro che emigrano. Noi non siamo più disposti a convivere con tutto questo.

Crediamo che sia ora di cancellare dalla storia della nostra città una realtà che provoca vergogna, abuso e che, come riconosciuto in molti convegni da giuristi e magistrati, È anticostituzionale, a danno di migliaia di persone che hanno come unica colpa quella di non avere il permesso di soggiorno. Il presente che ci viene raccontato dai pochi che sono potuti entrare nel Cie, secretato ai cronisti e al cui interno solo i parlamentari possono entrare in maniera libera, è quello della disperazione delle donne sfruttate dalla tratta, dei giovani tossicodipendenti in gravi condizioni di salute, dei lavoratori senza più contratto vittime spesso delle truffe dei datori di lavoro, dei richiedenti asilo.

Sono uomini e donne che migrano perché aspirano ad una vita migliore esattamente come accadde a tanti italiani molti anni fa; avrebbero bisogno di solidarietà, sostegno ed integrazione ma sono oggetto di un dispositivo penalizzante, che non può risolvere alcun problema e spreca con i suoi pesanti oneri di gestione risorse pubbliche senza risolvere alcun problema. Ci sembra evidente ormai la necessità di aprire un nuovo spazio di discussione e proposta, anche normativa, per il recepimento delle norme europee più avanzate a tutela dei diritti ed una complessiva revisione delle normative sull’immigrazione. Allo stesso tempo riteniamo utile una campagna di solidarietà con segnali concreti a sostegno dei bisogni delle persone che si trovano recluse nel Cie in raccordo con le associazioni di volontariato già attive.

Da pochi giorni abbiamo inoltre appreso che la gestione del Cie di via Mattei peggiorerà ulteriormente, con il passaggio di mano deciso da un appalto al massimo ribasso “vinto” dalla cooperativa Oasi. Meno servizi e meno diritti del lavoro: la gestione di queste strutture diventa possibile solo in un contesto che rende sfumati i confini tra chi è detenuto e chi vi presta servizio. Non sono queste le politiche per l’immigrazione di un Paese civile e lungimirante, non È rinchiudendo le persone nei Cie e rendendole invisibili agli occhi della società che prepareremo un futuro migliore.

On. Sandra Zampa Pd, Neva Cocchi, Sportello Migranti Tpo e Associazione Ya Basta! Danilo Gruppi Segretario Camera del Lavoro, Carlo Balestri UISP, Stefano Brugnara ARCI, Luca Basile, Segretario SEL, Roberto Sconciaforni, Consigliere regionale FdS, Gianmarco de Pieri, TPO, Luisa Marchini, Comitato in Difesa della Costituzione Anna Rosa Rossi Centro stranieri CGIL Bo, Bouchaib Khaline Presidente Consiglio provinciale cittadini stranieri e apolidi, Leonardo Tancredi Piazza Grande, Claudio Borgatti Rete primo marzo/Associazione Giù le Frontiere, Cécile Kashetu Kyenge, Rete primo marzo/Associazione Giù le Frontiere

Questo articolo è stato pubblicato sul Corriere Immigrazione il 18 novembre scorso

Autore dell'articolo: Amministratore

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