Varoufakis: “L’Italia continua a comportarsi da bimbo viziato, non è così che si cambia l’Europa”

Yanis Varoufakis

di Arcangelo Rociola

L’economia italiana non è sostenibile all’interno delle politiche dell’Eurozona e la manovra del governo non riuscirà a rivitalizzarla: ogni sforzo è inutile senza una revisione completa delle politiche europee e del fiscal compact. Ne è convinto Yanis Varoufakis, ex ministro delle Finanze greco e professore di economia all’Università di Atene, allontanato dal governo Tsipras per la sua dura opposizione al regime di austerità imposto dall’Europa per il salvataggio di Atene. A colloquio con Agi, Varoufakis ha spiegato perché rispetto alla sua battaglia contro Bruxelles, quella del governo giallo-verde è destinata a non cambiare nulla, ripetendo gli stessi errori “da bambino viziato” commessi dall’ex premier Matteo Renzi.

Il governo italiano ha deciso di sfidare Bruxelles trovando un accordo per una manovra espansiva, con un rapporto deficit/pil che sfora i parametri di bilancio dell’Ue. Servirà a rivitalizzare l’economia italiana?

“No, non credo sarà sufficiente a rivitalizzare l’economia italiana. Per farlo servirebbe un cambiamento più radicale a livello di Eurozona, compreso un programma di investimenti su larga scala e una revisione completa del Fiscal compact. Bisogna fermare il declino dei redditi medi”.

Cosa pensa dell’introduzione del reddito di cittadinanza e della flat tax? È ciò di cui l’Italia ha bisogno?
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Continuiamo: a sinistra pesa una divisione, ma la sua ricostruzione non si ferma

di Roberto Musacchio

Migliaia di persone in piazza in un corteo colorato, ricco di rappresentanze di movimenti sociali e politici, veramente europeo e mediterraneo. Trenta tra seminari, incontri, eventi, durante tre giorni intensi. Presenze politiche importanti, da Tsipras e Gysi a Varoufakis, per citare quelle non italiane. Poco o nulla a stare ai mass media. Molto per chi, come noi, ci ha lavorato e ha vissuto la Nostra Europa. Molto, perché non era facile riannodare fili che si erano in parte sfibrati dopo la grande stagione del social forum europeo. Perché era difficile in una situazione che si vorrebbe tutta riassunta nella “contesa tra establishment” e “populismi” (a proposito, le manifestazioni delle destre sono state ben poca cosa).

Perché a sinistra pesa una divisione, che alcuni hanno scelto di marcare, sulla moneta e sulla Ue. Perché, ed è il fatto più significativo alla fine, c’è un disincanto popolare che ha svuotato la città e ridotta la partecipazione. Su cui ha pesato per altro la prima prova sul campo della filosofia del decreto Minniti. Come se il disfacimento di questa Europa fosse un problema di ordine pubblico. Dunque, un lavoro importante è stato fatto e rimane. Anzi, continua. Perché i componenti di quel vero e proprio embrione di coalizione che è la Nostra Europa vogliono andare avanti. Guardando in primo luogo alle persone in carne ed ossa, così come si è fatto nei mesi in cui si è preparato l’evento.
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Lorenzo Marsili: “Coraggio, visione e ambizione. DiEM25 scende in campo”

di Giacomo Russo Spena

“In questi anni abbiamo assistito a troppi fallimenti, andiamo oltre e per farlo ci vuole ambizione”. Lorenzo Marsili, 32 anni, molto vicino a Varoufakis, si è formato all’estero, tra Londra e l’Estremo Oriente. Estraneo ai partiti, ora, con la sua Diem25, sogna il grande passo nella politica che conta. Conoscitore delle esperienze virtuose in giro per l’Europa – e con mille contatti personali – punta a ricalcare il modello di Podemos: “Abbiamo l’ambizione di aprire un varco e costruire un progetto politico europeo in cui potere finalmente credere – dice – E che abbia la folle convinzione di riuscire a creare una maggioranza sociale dal Portogallo alla Polonia”.

Il scorso 25 marzo DiEM ha presentato il suo programma economico – il New Deal per l’Europa – e ha lanciato un appello a lavorare insieme verso le elezioni europee del 2019 rivolto a tutte quelle forze sociali e politiche che ne condividono i principi e che condividono l’urgenza di aprire un terzo spazio oltre l’establishment e oltre i nazionalismi xenofobi. Tanti i nomi importanti che hanno aderito: da Ken Loach a Noam Chomsky, dall’europarlamentare verde Ska Keller al politologo spagnolo Juan Carlos Monedero. “DiEM vuole fare la sua parte affinché, in Italia come in Europa, nasca una forza capace di restituire speranza nel cambiamento”, spiega Marsili.
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La crisi dell’Europa e il futuro della sinistra: una risposta a Varoufakis

Yanis Varoufakis
Yanis Varoufakis

di Antonia Battaglia

Ho letto con grande interesse l’intervista di Alessandro Gilioli a Yanis Varoufakis, pubblicata di recente su L’Espresso. Parole che fanno riflettere non solo sullo stato della sinistra in Europa, ma che naturalmente rimettono la palla al centro anche in Italia, dove il dibattito politico appare dominato da poca, pochissima sostanza e da tanta, troppa demagogia.

L’intervista di Varoufakis può essere quindi un’occasione per riflettere sui temi fondamentali con i quali la sinistra italiana dovrà confrontarsi prima delle prossime elezioni politiche, per rispondere all’onda d’urto di un populismo che domina nettamente la scena, sotto le false spoglie della democrazia diretta.

Diem 25, il movimento lanciato da Varoufakis, viene presentato quasi come l’ultima chance per salvare l’Europa. Brexit, la crisi profonda dell’Unione, la rivolta dei ceti medi contro l’establishment, l’avanzata dei nuovi fascismi sono il sintomo dello stato di profondo malessere europeo. L’Europa, concepita ab origine come ideale, è diventata oggi proprietà monopolistica oltreché simbolo di negazione dei diritti degli “altri”., luogo fisico e morale in cui lo sforzo per separare, espellere, chiudere sembra essere l’unica ragione d’azione.
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Yanis Varoufakis

Varoufakis: “Evitare risposte inappropriate che creano terrorismo”

di Roberto Ciccarelli

«Oggi è tempo di piangere i nostri morti, prendersi cura dei feriti e trovare i colpevoli. Domani sarà il momento per ripensare l’Unione Europea e la nostra democrazia continentale». È fermo nelle parole, Yanis Varoufakis che ha presentato a Roma «Diem25» – il Movimento per la Democrazia in Europa da realizzare entro il 2025 – in un’assemblea all’Acquario Romano.

Nella conferenza stampa dove ha illustrato l’iniziativa, sostenuta dall’associazione «European Alternatives», Varoufakis ha ripercorso gli errori che hanno condotto al fallimento l’Europa: la crisi economica dal 2008, l’emergenza dei profughi, i bombardamenti in Siria in risposta al terrorismo islamico che ha colpito prima Parigi e ieri Bruxelles, tragedie che hanno anche un’origine interna all’Europa.

Per l’ex ministro greco delle Finanze «i terroristi devono essere colpiti, non possiamo permettere che questi fatti terribili accadano nel cuore dell’Europa. Occorre evitare – ha aggiunto – risposte inappropriate che creano nuove fonti di sconforto e futuri attacchi terroristi». Risposte che, purtroppo, non tarderanno ad arrivare, considerata la feroce ottusità delle classi politiche europee.
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Alexis Tsipras: un uomo concreto

Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia
Alexis Tsipras - Foto di Wikipedia
di Aldo Di Benedetto

Abbiamo assistito con un misto di ammirazione e, da ultimo, di amara comprensione. alla dura battaglia che si è combattuta nelle sedi della Commissione Europea fra Alexis Tsipras, capo del Governo greco, ed i capi di governo degli altri paesi del continente, affiancati dai rappresentanti delle istituzioni monetarie mondiali nella loro veste di “creditori” nei confronti dello stato ellenico. Una battaglia senza esclusione di colpi, al termine della quale il capo del governo greco ha dovuto arrendersi ed accettare le condizioni imposte dall’Europa o, per meglio dire, dal Ministro delle finanze tedesco.

Una “visione” di Tsipras, connotata di spirito cristiano, lo rappresenterebbe come l’uomo umile davanti al banchetto dei notabili. Unica arma che lo sostiene, e qui introdurrei elementi di analisi socialista, è la fiducia e l’unità del popolo Greco. Mi sento di affermare che oggi, nuovamente, dopo decenni di corruzione della vita politica e finanziaria, un popolo ha fiducia in un uomo, politico e di sinistra. Non è un fatto di poco conto. Pure gli alti notabili europei si sono accorti dell’uomo umile e del suo popolo, e hanno impiegato sette mesi di contrattazioni per piegarli entrambi.

Pochi giorni fa, Alexis Tsipras si è dimesso dall’incarico di capo del governo, questa mossa per portare il popolo Greco ad elezioni anticipate il prossimo 20 settembre. Perché? Perché la firma dei Memorandum imposti dai creditori alla Grecia, cambia le carte in tavola in terra ellenica, necessita un nuovo riconoscimento democratico: la svolta radicale non è avvenuta; un piano “B” non esisteva; la fiducia di Tsipras nei paesi europei, ed in particolare nell’appoggio che avrebbe potuto arrivare dai “governi di sinistra” di Italia e Francia è stata mal riposta; il partito di Tsipras, Syriza, perde 25 deputati, passati a formare un gruppo anti-memorandum (Unità popolare) con Lafazanis (ex ministro dell’energia), ed altre defezioni si sono già verificate; a detta di molti, le condizioni imposte alla Grecia, aggraveranno la situazione interna del Paese.
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Yanis Varoufakis

Varoufakis: se non avessi molta paura, allora sì che sarei pericoloso

di Helena Smith per The Guardian. Traduzione per Megachip a cura di Emilio Marco Piano

Fino a non molto tempo fa, è giusto dirlo, Yanis Varoufakis era conosciuto a malapena; è anche vero che era una specie di celebrità nel misterioso mondo dell’economia dell’austerità: le sue lucide opinioni – diffuse attraverso blog, libri, tweet e conferenze – sono state al centro di alcuni movimenti quando la Grecia sbandava dentro e fuori la sua crisi del debito apparentemente infinita.

Ad Atene, la città dove è nato e cresciuto, il professore di economia aveva una cerchia di seguaci tra gli oppositori dell’austerità dentro Syriza, il partito di estrema sinistra recentemente salito al potere. Quando è scoppiata la crisi – e prima che partisse per le torri d’avorio dell’Università del Texas di Austin – era un habitué dei chiassosi talk show che dominano la televisione greca. Ma oltre a questo, Yanis Varoufakis era soltanto… Yanis Varoufakis, nel senso che in un contesto più ampio non era un nome così autorevole. Quindi – quando ci incontriamo nel suo ufficio al sesto piano del ministero delle Finanze, che ogni ministro di quel dicastero ha occupato fin da quando è cominciato il grande dramma del debito greco in Europa – la mia prima domanda è: come si sente? Yanis Varoufakis, l’accademico neofita della politica, si trova completamente a proprio agio nel suo nuovo ruolo di star?

Dopo tutto, l’asticella è stata portata piuttosto in alto. Nello spazio di tre brevi settimane è stato battezzato l’uomo europeo del momento, accostato a eroi grandi e piccoli, paragonato a una rockstar, salutato come un’icona sessuale, acclamato dalla moda, e in Germania addirittura dipinto come il più grande uomo d’azione transitato sul pianeta terra da quando Bruce Willis infiammò Hollywood in Die Hard 6. Pochi hanno avuto uno stile di comportamento e di abbigliamento così controllato fin nei minimi particolari; quando ha posato con George Osborne a Downing Street, con la giacca di pelle senza cravatta, in piedi, in netto contrasto con il cancelliere dello Scacchiere, la stampa è rimasta senza fiato come se un top model fosse piombato lì all’improvviso. «La Gran Bretagna», ha dichiarato l’autorevolissimo Daily Telegraph, «ha disperatamente bisogno di un politico che si presenti come Yanis Varoufakis.»
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