Vivere da precari significa vivere un perenne stato di eccezione

Vita precaria - Foto dell'Anpi
Vita precaria - Foto dell'Anpi
di Azzurra Sottosanti

Quando ero bambina mia madre mi diceva che da grande avrei dovuto stare attenta a non diventare mai schiava di due cose: un uomo e un lavoro. Lei che, prossima alle nozze, aveva lasciato il fidanzato perché si sentiva soffocata dall’idea del posto fisso. Aveva paura della stasi – diceva – dell’assenza di cambiamenti. Abbandonò l’impiegato comunale e sposò mio padre, elettricista con ambizioni da cantautore. Sono tra scorsi decenni: di un marito nella mia vita neanche l’ombra, men che meno di un lavoro fisso. Sono arrivati gli Anni Zero, gli anni della rivoluzione digitale, di Internet, della democratizzazione del sapere.

Oggi ho 30 anni, una laurea con lode in filosofia, due master in marketing e comunicazione, diverse esperienze di lavoro all’estero, tre stage, numerosi corsi di recitazione e una significativa formazione professionale. Sono l’emblema della mia generazione, quella per cui la precarietà non è una circostanza, ma una condizione esperita quotidianamente. Sei anni fa mi sono trasferita dalla Sicilia a Roma. Ho fatto la commessa, l’insegnante, la cameriera, l’addetta stampa, la consulente d’impresa, l’aiuto-regista, la babysitter, la comparsa, l’attrice, la giornalista, l’organizzatrice di eventi, la segretaria, l’animatrice.
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La sinistra e il futuro del Paese: c’è ancora una “questione morale”

Eugenio Scalfari ed Enrico Berlinguerdi Sergio Caserta

Quale sarà il futuro della sinistra italiana? Il passaggio delle elezioni del 2013 è fondamentale per delineare un nuovo quadro politico. Ciò avviene nel mezzo di una crisi economica e sociale impressionante,di cui non si vede la fine, una crisi mondiale e nello stesso tempo profondamente occidentale, europea e nazionale che sta modificando le condizioni di vita di milioni di persone, lavoratori, giovani e non giovani.

In Italia la crisi ha assunto le caratteristiche di una frana sociale e manca poco a un vero e proprio collasso; sono venuti al pettine nodi inestricabili del sistema produttivo industriale, privo da più di vent’anni di qualsiasi seria programmazione e di fatto abbandonato a se stesso, mentre il sistema politico è squassato dalla corruzione e dal mal governo, dalle collusioni con la criminalità economica e il malaffare che sta compromettendo la stabilità istituzionale e ponendo a rischio il principio di democrazia rappresentativa.
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