Una rivoluzione femminile, non violenta e internazionale

di Simona Maggiorelli Vitalità e Resistenza, capacità di reagire a un attacco criminale che dura da molti anni e che ora Erdoğan rilancia contro i curdi nel nord est della Siria con un nome falso e ipocrita: “Sorgente di pace”. “Ramoscello di ulivo” si chiamava l’offensiva che aveva lanciato nel 2018 su Afrin, per sterminare […]

Una magnifica ossessione: il corpo (sociale) delle donne

di Silvia Napoli

Se il secolo scorso ci è parso una pericolosa montagna russa costellata di catastrofi e violenze, ma anche di tante conquiste sul piano di diritti civili e sociali, lo scenario di questo inizio Millennio si mostra crepuscolare e insidioso, costruito com’è su una sorta di smemoratezza collettiva, che rende faticoso ricostruire e riprendere fili di discorso.

Il controllo su tutte le forme di devianza e dunque di marginalità, di fragilità sociale, diventa centrale per accreditare l’idea di comunità pacificate, quantunque dalle identità incerte e tutt’altro che coese. In questo contesto di pluridifferenze e diversità talvolta esplosive, la differenza di genere, meglio, di generi, rimane un campo di battaglia e di gioco apertissimo per le soggettività, sempre conflittuali ad una idea di obbedienza e rispetto ad un presunto canone medio.

Da tempo è opinione e conoscenza condivisa che il corpo femminile sia territorio per eccellenza della oggettivazione da parte di Saperi e Poteri di stampo patriarcale. Le forme di tale negazione di soggettività sono davvero molteplici, sempre rinnovate e sempre tese ad una volontà di controllo sui complessi intrecci tra quelli che marxianamente si definirebbero rapporti di produzione e riproduzione.
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