Boris Johnson, la vittoria del populista autoritario

di Bruno Montesano Boris Johnson incarna al meglio l’attuale spirito del tempo. Nazionalista, misogino e classista [1], l’ex sindaco di Londra formato a Eton guiderà il Paese fuori dalla UE, probabilmente con un accordo “Canada plus” che azzeri tariffe e quote ma senza libertà di movimento per le persone. Secondo il premier inglese, fuori dalla […]

Dopo il No, la democrazia che vogliamo

a-no-renzi

di Ilaria Bonaccorsi

L’aveva scritto Raffaele Lupoli sabato. E la vignetta di Vauro che rappresentava un No enorme che avrebbe schiacciato Renzi, era giusta filologicamente ma non era giusta per noi. Perché a noi che questo No schiacciasse Renzi non interessava affatto. Noi il No lo abbiamo “smisuratamente” sostenuto perché era simbolo e strumento per fare un Rifiuto grande come la Costituzione. Un rifiuto immenso nei confronti di una cialtroneria, di una arroganza, di una onnipotenza, di un tale scarso senso del Paese, della cultura democratica e della vita delle persone che ci faceva impressione. Grande impressione.

Aspettavamo la reazione, ma quella che abbiamo visto ha grandemente superato ogni aspettativa. Tutti corrono a metterci il cappello, tutti corrono a mascherarla di destra. Tutti corrono a intervistare i Salvini e i Brunetta. Tutti. Tutti hanno interesse a dipingere di nero questa reazione. Tutti cercheranno di sporcarvi. Ed invece non è così.

Voi, il popolo italiano, così vi hanno chiamato, avete votato per la vostra Costituzione, perché è bella e giusta e perché sono trent’anni che viene disattesa, ed è già troppo. Sono trent’anni che non avete dalla vostra parte uno Stato che vi garantisca il libero sviluppo della vostra persona e che rimuova gli ostacoli che non la permettono. Prendervi in giro, cambiarla per non cambiare.
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Trionfo del no: sconfitta la voglia dell’uomo solo al comando

di Sergio Caserta

Un risultato straordinario per la Costituzione, per la democrazia e per il futuro del nostro Paese. Un risultato inatteso, prorompente per l’ampiezza e la forza che annichilisce le “alchimie” di coloro che hanno tentato di imbonire il popolo con un progetto oligarchico e autoreferenziale. Il NO allo sgangherato disegno di riforma costituzionale e di legge elettorale è la smentita di una teoria della politica intesa come affermazione dell’immagine del leader solo al comando, controfigura sottomessa al dominio della finanza sull’economia, sulla politica e sull’intera società.

È la conferma che le ricette liberiste, cioè lo smantellamento dello stato sociale, non sono le soluzioni per superare la crisi, che la gente non ne può più di sostenerne tutto il peso con le rinunce, la precarietà, la perdita di diritti, mentre gli “altri”, coloro che vivono delle rendite del capitale, godono di favori ed esenzioni, condoni ed evasione.

È la crisi del progetto di privatizzazione dello Stato furiosamente portato avanti in questi anni e fatto proprio dalla cosiddetta sinistra “riformista” che nulla ha più della sinistra e men che meno di riformismo, inteso come progresso sociale. Emerge in tutta la sua centralità e nuova attualità la Costituzione, il progetto di società che seppero costruire i costituenti dopo la disfatta del fascismo, i disastri della guerra e la gloriosa esperienza della Resistenza.
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Referendum: sconfitto il sì, Renzi si dimette

Ecco alcuni estratti del discorso di dimissioni del presidente del consiglio dei ministro Matteo Renzi, che nel pomeriggio si presenterà al capo dello Stato Sergio Mattarella, dopo la vittoria del no al referendum costituzionale: Le percentuali sono state superiori a tutte le attese. Questo voto consegna al fronte del no oneri e onori insieme alla […]

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