Attentato di Londra, perché il terrore colpisce sempre le masse e mai i potenti?

di Diego Fusaro

Ancora una volta il terrore. Sempre il medesimo. Quasi come se si trattasse, ormai, di una tragedia che torna a ripetersi, nei suoi moduli, sempre eguale a se stessa. Prima Parigi, poi Berlino. Adesso Londra. L’Europa è sotto attacco, si dice. Non è chiaro da parte di chi, tuttavia.

L’Islam ha dichiarato guerra all’Europa: così vorrebbe farci credere la narrazione egemonica; il cui fine conclamato è quello di delegittimare l’Islam e, in generale, ogni religione della trascendenza non ancora riassorbita nel monoteismo immanentistico dell’economia di mercato. Non è guerra di religione: è guerra alla religione. Guerra dichiarata dal capitale a ogni idea di sacro che non sia quello del mercato deregolamentato.

Come già dissi in altra occasione, io non so i nomi. Né mi accontento delle versioni ufficiali. Prevedo – e non è difficile – che, in ogni caso, questo attentato diverrà l’occasione per sostenere, da più parti, il solito mantra del “ci vuole più Europa”: e, naturalmente, per rallentare e rendere più ardua l’attuazione concreta della “Brexit”, ossia della scelta democratica del popolo inglese di prendere congedo dall’Unione Europea.
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La lettera di Michele, aspettative frustrate che possono uccidere

Dignità e lavoro

di Stefano Feltri

“Non posso passare la vita a combattere solo per sopravvivere, per avere lo spazio che sarebbe dovuto, per avere il minimo possibile. Io non me ne faccio niente del minimo, volevo il massimo, ma il massimo non è a mia disposizione”. La lettera di Michele è ovunque sui social, dopo la pubblicazione voluta dai genitori sul Messaggero Veneto: 30enne, friulano, grafico che ha ricevuto troppi rifiuti (sul lavoro e in amore), si è suicidato lasciando una lettera lucida perché “dentro di me non c’era caos, dentro di me c’era ordine”.

Ne abbiamo discusso a lungo in redazione tra noi intorno ai trent’anni: abbiamo un lavoro, stiamo meglio di tanti nostri coetanei e di certo meglio di Michele. Ma tutti noi abbiamo capito cosa intende quando, poche righe prima di congedarsi, scrive: “Questa generazione si vendica di un furto, il furto della felicità”. Chi è cresciuto con il senso di colpa di avere troppo e poi, diventato adulto, per colpa della crisi, della globalizzazione, del debito pubblico, ma di sicuro non sua, ha scoperto di avere troppo poco matura una notevole frustrazione.

Di fronte a un suicidio non ha senso cercare colpevoli o concentrarsi su quel Post scriptum politico (“Complimenti al ministro Poletti. Lui sì che ci valorizza a noi stronzi”). Il filosofo tedesco Byung-Chul Han nel suo libro Psicopolitica (Nottetempo) ha scritto: “Nelle società della prestazione neoliberale chi fallisce, invece di mettere in dubbio la società e il sistema, ritiene se stesso responsabile e si vergogna del fallimento”.
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Strage di Bologna: oggi migliaia di cartoline per raccontare le storie delle vittime

Strage di Bologna: le cartoline dedicate alle vittime
Strage di Bologna: le cartoline dedicate alle vittime
di Andreina Baccaro

Angela che stava andando sul lago di Garda con la mamma: aveva 3 anni ed è la vittima più piccola. Iwao che era arrivato dal Giappone per girare l’Italia con una borsa di studio e suoi 20 anni. Margret tornava in Germania da una vacanza con i figli e il marito, che scavò con le mani per ritrovare i loro tre corpi. Natalia che aveva accompagnato la figlia di 11 anni a prendere il treno per la colonia estiva.

Sono 85 le vittime della strage del 2 agosto 1980 alla stazione di Bologna. Per ognuna di loro l’assemblea regionale dell’Emilia-Romagna ha stampato una cartolina con poche righe. Ogni cartolina un nome e un cognome, una storia, per restituire dignità a quelle vite spezzate.

In distribuzione al corteo

È il progetto messo in campo dall’Assemblea legislativa della Regione Emilia-Romagna per il 36esimo anniversario del 2 Agosto, in collaborazione con l’associazione dei familiari delle vittime. Martedì 2 agosto più di 8.000 cartoline saranno distribuite lungo il corteo da piazza delle Medaglie d’Oro fino a Palazzo d’Accursio.
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Incontro vittime-terroristi? Troppe nuvole coprono la verità

di Riccardo Lenzi

Quando ho letto che alcuni brigatisti, pm e familiari delle vittime si sono incontrati per «diradare le nuvole», speravo di leggere qualche inedita informazione sul caso Moro o sul sequestro Cirillo. In realtà si dava conto del percorso di “giustizia riparativa” intrapreso da alcune persone e delle opposizioni, dentro e fuori la magistratura, ad una richiesta di ospitalità dei protagonisti di quel percorso.

Premetto: la definizione “anni di piombo” è fuorviante e sostanzialmente sbagliata. Forse sarebbe più appropriato definirli “anni affollati”, come da anni suggeriscono le studiose Cinzia Venturoli e Ilaria Moroni. Basti pensare alle riforme progressiste realizzate negli anni Settanta. Forse il decennio più “lungo” del Novecento.
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I fatti di Parigi

I fatti di Parigi: ripristinare il diritto contro il caos

Per chi volesse partecipare, questo pomeriggio 14 novembre alle 17.30 in piazza Maggiore, a Bologna, ci sarà una manifestazione di solidarietà con le vittime degli attacchi terroristici di Parigi.

di Domenico Gallo e Alfiero Grandi, Coordinamento democrazia costituzionale

I tragici fatti di Parigi, difficili persino da immaginare prima che accadessero, sono una dimostrazione eclatante della crisi dell’ordine pubblico internazionale e del fallimento delle politiche di potenza con cui, al termine della guerra fredda, le principali potenze occidentali hanno ritenuto di regolare le relazioni internazionali con la pretesa di sostituire la forza al diritto.

Dopo l’89 è stato sprecato il patrimonio di saggezza elaborato dalle nazioni che avevano sconfitto il nazismo e che puntava a creare un nuovo ordine internazionale in cui la pace era assicurata dal diritto. L’umanità, nel corso della prima metà del secolo scorso, ha sperimentato con le due guerre mondiali, con Auschwitz, con Hiroshima, una vera e propria discesa agli inferi.
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Anniversario della strage alla stazione: il fine pena mai delle vittime

Strage alla stazione di BolognaIl testo che segue è l’introduzione all’ebook È come sangue e non va via – 2 agosto 1980: la strage, le vittime e la memoria uscito per la rivista I Siciliani Giovani diretta da Riccardo Orioles. Dal sito della rivista il testo è scaricabile gratuitamente in versione completa.

di Antonella Beccaria

Questo è un Paese in cui non sempre le vittime, neanche quelle di un reato imprescrittibile come una strage, sono persone da tutelare. Il 14 aprile 2012 la sentenza del processo di secondo grado per la bomba di piazza della Loggia, esplosa a Brescia il 28 maggio 1974, ha condannato le parti civili al pagamento delle spese processuali. Una simile disposizione, pur conforme a quanto previsto dai codici, è apparsa discutibile quanto meno sul piano morale e qualche giorno dopo è arrivato l’annuncio che il governo Monti si sarebbe fatto carico delle spese. Analogamente, nel 2005 la corte di Cassazione aveva confermato l’assoluzione per gli imputati dell’attentato milanese di piazza Fontana, la madre di tutte stragi, avvenuto il 12 dicembre 1969, imputando le spese processuali ai familiari delle vittime.
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