La preziosa “dote” dei migranti

di Guido Viale

Accogliere è una parola che viene dal latino: ad-cum-ligare, legare insieme. Ma più che cercare il suo significato nel passato, dobbiamo costruirne uno nuovo, adatto ai tempi in cui viviamo, ai problemi con cui ci confrontiamo, alle persone che oggi sono al centro dello scontro politico e sociale: i profughi.

Innanzitutto accogliere non ha niente a che fare con le «rilocalizzazioni» pretese e non realizzate dalla Commissione europea che trattano i profughi come «pezzi» (Stücke, una parola che richiama ricordi atroci) da smistare. E con ciò, a prescindere dalla «selezione» (Selektion, altro termine dai rimandi atroci) con cui l’Unione europea pretende di accettarne alcuni e di scartare gli altri, attacca loro l’etichetta di «ingombri», problemi. Questo produce insofferenza, rancore e razzismo e spinge i Governi a inseguire le parole d’ordine delle destre.

Al di là delle false professioni di spirito umanitario, con i migranti la Commissione europea è più feroce di Trump. Inserita in questa cornice, anche la migliore «accoglienza» riservata a persone trattate come ingombri umilia sia loro che noi: sono esseri (umani?) di cui «non si sa che cosa fare»; Untermenschen di cui sbarazzarsi.

L’ospitalità, che un tempo era sacra, ci può indicare un’altra strada: l’ospite, lo «straniero», veniva trattato come un membro della famiglia (come il naufrago Ulisse nell’isola dei Feaci); poi veniva preparato e attrezzato per continuare il suo viaggio. E qual è la meta del viaggio dei profughi del nostro tempo?
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L’attivista riluttante, dentro il labirinto israelo-palestinese

di Giovanni Iozzoli

Primavera breve. Viaggio tra i labili confini di Israele e Palestina è un racconto di viaggio pieno di storie, facce e umanità. Ma ad essere protagonista del libro è l’idea del Confine e l’attrazione fatale che esercita sull’autore: il confine come espressione materiale e simbolica allo stesso tempo – nella divergente suggestione dell’appartenenza e dell’attraversamento. E quale luogo può esaltare il mistero polisemico del Confine, se non il Medioriente israelo-palestinese?

È un libro denso di vite concrete, dicevamo, ma tutte queste vite – le identità, i bisogni, le aspettative, i poteri – sono ordinate e informate dal sistema complesso dei confini plurimi che si sovrappongono nella Palestina occupata. E i confini non rappresentano tanto linee di divisione tra territori, quanto dispositivi che gerarchizzano e disciplinano la vita e decidono i destini: degli implacabili produttori di senso.

Il narratore non racconta molto di sé – si intuisce che è uno dei tanti cooperanti-attivisti-solidali che da decenni si recano in Cisgiordania per sostenere progetti di sviluppo e schierarsi dalla parte della causa palestinese. Ma è un’attivista riluttante, per così dire, dotato di uno sguardo acuto e disincantato, poco propenso a farsi arruolare alla causa senza “conoscere” realmente: e conoscere significa condividere, toccare, attraversare i mondi inconciliabili e sovrapposti che nell’arco di poche decine di chilometri determinano il viluppo di quella che definiamo “questione palestinese”.
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Dicembre 2015: viaggio in Palestina

Dicembre 2015: viaggio in Palestina

testo e foto di Silvia R. Lolli

Nella dignità delle persone palestinesi incontrate nei giorni di viaggio con AssopacePalestina, negli occhi dei bambini, delle donne e degli adulti, sono pochi i vecchi, si leggono appunto dignità, attesa, non certo curiosità, forse ancora un po’ di speranza rivolta a noi cittadini del mondo che parliamo dei diritti umani.

Nei villaggi, nei campi profughi, ormai definitivamente nella zona B o C, ma anche nelle stesse città palestinesi di zona A, vive una popolazione ormai assediata, accerchiata che fa della sua esistenza la forza per sopravvivere sul suo territorio sempre più frammentato dai muri, dai check point, dalle zone militari ed ambientali volute e definite unilateralmente dal governo israeliano.

“La prima vittima delle guerre è la verità”, diceva qualche secolo fa Erasmo da Rotterdam; è sulla ricerca della verità che dobbiamo riflettere e farci, come ci hanno chiesto le persone di questi luoghi, testimoni della loro verità quotidiana.

Viaggio di conoscenza e solidarietà in Palestina (28 dicembre 2015-4 gennaio 2016) di Lutz Kühn


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