Verona è stata la nostra Raqqa dell’Occidente

di Guido Viale L’Al Baghdadi di casa nostra si è materializzato pochi giorni fa a Verona, la Raqqa dell’Occidente, nel Congresso mondiale della famiglia. La sua identità non è ancora certa; per ora ha fatto la sua comparsa solo sotto forma di consesso – di pope, ministri, maschi frustrati e cacciatori di streghe – ma […]

Congresso mondiale delle famiglie: il Circo Barnum del regresso

di Adele Orioli

Si scrive Congresso mondiale delle famiglie si legge intolleranza e inciviltà. Molti occhi sono puntati su Verona dove per il prossimo fine settimana si terrà un apparentemente innocuo consesso dall’altrettanto apparentemente rassicurante titolo di Congresso mondiale delle famiglie, organizzato annualmente in varie parti del globo dall’Organizzazione mondiale per la famiglia (IOF), lobby cristiana statunitense sorta con il dichiarato scopo di “unire e dotare i leader di tutto il mondo di strumenti per promuovere la famiglia naturale come sola unità stabile e fondamentale della società”.

Dove per famiglia naturale, casomai ci fossero dubbi, è da intendersi esclusivamente “l’unione di un uomo e una donna in un’alleanza permanente suggellata col matrimonio” e dalla quale deriva evidentemente la netta condanna di tutto ciò che non ne sia pienamente conforme.

D’altronde la stessa nascita dell’Iof, consacrata a Praga nel 1997 con la prima edizione di questo Congresso, prometteva male: da una sinergia tra il white nationalism americano e il suo omologo russo, in particolare dalle prime elaborazioni di Allan Carlson, reganiano di ferro, Anatoly Antonov e Viktor Medkov che identificano nella rivoluzione sessuale e femminista la causa della crisi demografica occidentale, evidentemente non sono nati diamanti.
Leggi di più a proposito di Congresso mondiale delle famiglie: il Circo Barnum del regresso

La chiesa, lo stato e la libertà di scelta delle donne

di Rossana Rossanda

Anche io partecipo alla protesta delle amiche che si sono indignate per la scelta del Comune di Verona e della rappresentante del Pd in esso: toccare la legge 194 significa abolire tutto quel che si è cercato di fare per difendere le donne dagli aborti clandestini; e si è fatto poco perché la 194 permette comunque quella libertà di coscienza del medico attraverso la quale passa il modo di eluderla. Essa va assolutamente tenuta ferma.

Nel medesimo tempo penso che vada precisato un argomento sul quale non concordo con le mie amiche. Non penso infatti sia corretto dichiarare che l’aborto è un atto medico come levarsi un dente. Io non sono mai rimasta incinta, quindi il problema per me non si è posto, ma ho visto parecchie mie più giovani compagne doverlo affrontare: per nessuna è stato semplicissimo.

Nel caso dell’aborto ci sono due possibili soggetti di fronte, da un lato una donna, in genere giovane ma perfettamente in grado di intendere e volere, che conosce le difficoltà cui la mette di fronte un figlio non desiderato, difficoltà finanziarie per nutrirlo e allevarlo fino a quando non sarà in grado a provvedervi da sé. Perlopiù il compagno che ha partecipato alla fecondazione non se ne interessa.
Leggi di più a proposito di La chiesa, lo stato e la libertà di scelta delle donne

Verona, “Venderemo cara la pelle”: il grido dei 90 cassintegrati della Avio Handling

Protesta dei lavoratori della Avio Handling - Foto L'Arena.it
Protesta dei lavoratori della Avio Handling - Foto L'Arena.it
di Paola Bonatelli

Intendono dare battaglia, anche legale, e scoperchiare il calderone delle “manovre dissennate” che li hanno costretti ad accettare la cassa integrazione a zero ore. Sono i 90 lavoratori, tutti altamente specializzati, lasciati a casa dalla Avio Handling Srl, costituita nel 2009 come società di gestione dell’assistenza a terra, partecipata al 100% della Catullo Spa, l’ente gestore dell’aeroporto “Valerio Catullo” di Verona-Villafranca, e liquidata volontariamente nel settembre 2012.

Dietro la “carneficina sociale” dei 90 lavoratori, riuniti nel “Comitato lavoratori Avio Handling autorganizzati”, che nei giorni scorsi hanno raccontato la loro storia – e quella dell’aeroporto Catullo, di cui hanno contribuito a costruire la fortuna – c’è una vicenda emblematica, che non riguarda solo le privatizzazioni e la precarizzazione del lavoro, due fattori comunque determinanti ma comuni purtroppo a moltissime realtà produttive. Qui lo scenario che si è aperto, anche con il contributo degli “aviocassati”, che documentano in modo ampio e preciso le loro dichiarazioni, parla di decisioni prese per coprire operazioni poco chiare.
Leggi di più a proposito di Verona, “Venderemo cara la pelle”: il grido dei 90 cassintegrati della Avio Handling

Veronetta Antifascista

Verona, contro tutti i fascismi: per dire no alle aggressioni nere all’università

di Paola Bonatelli

È stata una manifestazione pacifica e colorata, ma molto determinata quella che ha percorso sabato pomeriggio, a Verona, le strade di Veronetta, il quartiere universitario e multietnico, per dire basta alla violenza squadrista e alle sue, qui fortissime, collusioni politiche e istituzionali, il tutto culminato con l’aggressione squadrista all’università, avvenuta lo scorso 12 febbraio.

Il corteo, organizzato dall’assemblea antifascista cui partecipano sia gli studenti universitari e delle superiori che i collettivi e i gruppi antifascisti cittadini, non ha avuto vita facile sin da subito. Il percorso autorizzato dalla questura prevedeva infatti una serie di limitazioni pesanti come il divieto di transitare per via XX settembre, la strada più popolata del quartiere, con motivazioni che andavano dai problemi di ordine pubblico – la presunta, potenziale rivolta degli esercenti di via XX settembre, per il 90 per cento migranti – ai ritardi degli autobus – notare che è molto recente la proposta di chiudere le scuole il sabato mattina perché l’Azienda municipalizzata non riesce a garantire i bus per gli studenti.
Leggi di più a proposito di Verona, contro tutti i fascismi: per dire no alle aggressioni nere all’università

Verona, storia di un assalto squadrista e di un’aula senza luce

di Paola Bonatelli L’ultimo episodio, l’aggressione di una trentina di neofascisti di Blocco Studentesco, CasaPound e Forza Nuova – si noti l’insolito connubio tra i “fascisti del terzo millennio” e i forzanovisti – durante una conferenza sul tema delle foibe all’università della storica non allineata Alessandra Kersevan, risale al 12 febbraio scorso. Per quel giorno, […]

Ultras e violenza: quando a esercitarla è lo Stato. “Un dibattito da aprire e una riflessione da condividere”

Ultras BresciaAggiornamento delle 17.50: la sentenza di cui si parla nell’articolo è stata di assoluzione (otto imputati per insufficienza di prove e uno, l’autista del pullman, per non aver commesso il fatto). Sotto processo c’erano i poliziotti, compresi quelli del reparto mobile di Bologna, per i quali il pubblico ministero aveva chiesto otto anni di reclusione. Si legga qui.

di Leonardo Tancredi

Il 24 settembre 2005, dopo la partita di calcio Verona-Brescia, la polizia carica i tifosi bresciani sui binari della stazione di Porta Nuova. Paolo Scaroni, un ultras bresciano, viene manganellato con una violenza tale da andare in coma per più di un mese e riportare un’invalidità permanente del 100%. In seguito alla denuncia di Scaroni e a indagini condotte attraverso verbali modificati e testimonianze insabbiate, si arriva al processo a sette poliziotti del reparto celere di Bologna. La sentenza è attesa per oggi, venerdì 18 gennaio, l’accusa ha chiesto 8 anni di carcere. La storia di Paolo Scaroni riapre la discussione sul fenomeno ultras e le misure repressive messe in campo dallo stato per contrastare la violenza da stadio. Giusi, membro di uno dei gruppi ultras bolognesi e tra i portavoce della curva, esprime il punto di vista di chi è coinvolto dal problema ma ha sempre meno cittadinanza mediatica.

“Fine partita, una partita tranquilla, i bresciani aspettavano il treno per tornare a casa, la polizia ha chiuso completamente la stazione. Paolo Scaroni era sul binario che mangiava un panino e fumava una sigaretta. È partita una carica della polizia, hanno sparato lacrimogeni dentro al treno, hanno spaccato i vetri, ci sono le foto, i vetri erano spaccati dall’esterno per fare uscire tutti dal treno, e man mano che uscivano li hanno massacrati di botte. Le ragazze sono state colpite sul seno e Paolo è stato picchiato e non l’hanno mollato finché non credevano che fosse morto. È stato in coma per molto tempo e tuttora ha un’invalidità permanente, gli hanno cancellato dal cervello vent’anni di memoria, ha riacquistato faticosamente la deambulazione e parte del linguaggio. Il reparto celere che ha caricato era il settimo reparto celere di Bologna in servizio a Verona. I sette poliziotti che sono sotto processo a Verona non hanno mai smesso un giorno di essere in servizio”.
Leggi di più a proposito di Ultras e violenza: quando a esercitarla è lo Stato. “Un dibattito da aprire e una riflessione da condividere”

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi