Checkpoint a Venezia: come gestire i flussi tra scienza e democrazia

di Bruno Giorgini

Premessa. Discutiamo ora dell’iniziativa del sindaco di Venezia per far fronte al turismo di massa introducendo dei tornelli e sbarramenti per l’accesso in città storica. Quindi in “Venezia città libera e aperta” cercheremo di dare conto dei più recenti studi sul tema che possono configurare una governance dei flussi in grado di coniugare scienza e democrazia.

Per Aristotele il movimento è per gli umani l’essenza della libertà. Inoltre la città è un sistema di differenze. In termini delle città moderne dobbiamo aggiungere: un sistema aperto. Soltanto i sistemi aperti ci racconta la fisica, sono creativi di nuove dinamiche, ovvero di nuove relazioni, strutture, geometrie: in ultima analisi produttivi di nuove forme di vita associata e individuale.

Parlando di città questo significa dire che una città chiusa trasmuta più o meno rapidamente in una città morta. Non a caso quando in tempi per fortuna lontani, ma non lontanissimi, una città veniva messa in quarantena perché investita dalla peste, o altra epidemia, accadeva che le sue forme di vita si riducessero man mano all’osso, anche per gli individui sani, diventando esili come fili di fumo fino a spegnersi – e se qualcuno ne vuole leggere una descrizione magistrale sfogli la Peste di Camus.
Leggi di più a proposito di Checkpoint a Venezia: come gestire i flussi tra scienza e democrazia

Al cinema dal 26 novembre: in sala film su soprusi e diritti

di Dario Zanuso e Aldo Zoppo

Dio esiste e vive a Bruxelles (Le Tout Nouveau Testament), di Jaco Van Dormael, Francia-Belgio 2015

Per quale dannata ragione una fetta di pane e marmellata cade sempre dalla parte della marmellata, e quando non accade è perché l’abbiamo spalmata sul lato sbagliato? E perché la fila vicino alla nostra è sempre più veloce? O ancora, come mai quando ci immergiamo nella vasca da bagno, regolarmente suona il telefono? Il film offre una risposta a questi essenziali interrogativi e per farlo non può che partire da Dio. La teologia ci ha offerto intere biblioteche nel tentativo di spiegare il paradosso di come sia possibile la coesistenza del male e di una divinità buona ed onnipotente. Secondo la visione surreale e grottesca di Van Dormael, questo punto di vista, in particolare nell’assunto sulla bontà di Dio, è radicalmente sbagliato.
Leggi di più a proposito di Al cinema dal 26 novembre: in sala film su soprusi e diritti

Sul grande schermo: appunti dei nostri inviati dalla Mostra del Cinema di Venezia / 2

Mostra del Cinema di Venezia 2014
Mostra del Cinema di Venezia 2014
di Dario Zanuso e Aldo Zoppo

Qui la prima parte. Queer Lion

Les Nuits d’Été, di Mario Fanfani (**1/2): nella Francia del 1959, sullo sfondo della guerra di Algeria, vive una coppia tranquilla, Michel notaio stimato e ambizioso, Helene madre premurosa dedita alle opere di beneficienza. Però Michel ha un segreto: ogni fine settimana va nella casa di caccia per travestirsi da donna e diventa Mylene. L’amore che li unisce li porterà a superare due radicate ipocrisie: quella relativa al patriottismo imperante rispetto ad una guerra crudele ed ingiusta, e quella relativa all’identità sessuale. Vincitore del Queer Lion, il premio assegnato al miglior film sulle tematiche lgbt.

Vite di attori

Birdman or (The Unexpected Virtue of Ignorance), di Alejandro González Iñárritu (***1/2): Riggan Thomson, attore in declino dopo i fasti del passato di re del blockbuster con il suo supereroe alato Birdman, decide di portare in scena a Broadway una sua produzione che lo dissangua finanziariamente, ma che soprattutto lo costringe a confrontarsi con le sue capacità artistiche, alle quali la critica newyorkese non risparmierà nulla. Distrutto dalle ossessioni del passato e del presente Riggan dovrà combattere contro tutte le fragilità e le insidie dello star system che non concede sconti a chi ha vissuto di facile ed effimera fama. Inarritu inserisce nel suo film molti, troppi temi, dal cinismo della critica al dominio dell’immagine nell’epoca dei social, dalla rappresentazione di manie e fisime tipiche del mondo della celluloide alla necessità di mostrare insieme durezza e fragilità dei rapporti. Il tutto rappresentato con lunghi e virtuosistici piani sequenza, che la tecnica moderna del digitale rende ancor più perfetti. Esageratamente Inarritu.
Leggi di più a proposito di Sul grande schermo: appunti dei nostri inviati dalla Mostra del Cinema di Venezia / 2

Sul grande schermo: appunti dei nostri inviati dalla Mostra del Cinema di Venezia / 1

Mostra del Cinema di Venezia 2014
Mostra del Cinema di Venezia 2014
di Dario Zanuso e Aldo Zoppo

Leone d’oro

A Pigeon Sat on a Branch Reflecting on Existence, di Roy Andersson (***): 39 frammenti, di pochi minuti ciascuno. Con grande rigore formale (son tutti piani sequenza con camera fissa), è rappresentata, con ironia al contempo perfida e surreale, l’esistenza solitaria e disperata di un’umanità senza speranze. Per dare un’idea: il piccione filosofo del titolo che, seduto su un ramo, riflette sull’esistenza, è il protagonista della prima scena: è in una teca trasparente, imbalsamato, nella stanza di un museo di storia naturale, ammirato da un gruppo di visitatori. Le scene successive raccontano tre modi diversi di fare i conti con la morte. Grottesche strisce di comics.

Il nostro leone d’oro

Red Amnesia, di Xiaoshuai Wang (****): all’inizio sembra un film sul disagio esistenziale di una vecchia signora della nuova ricca borghesia cinese, sulla difficoltà di convivere con la nuova generazione dei figli, in un paese dominato da cambiamenti travolgenti. Poi insistenti telefonate mute e l’incontro con un misterioso ragazzo aprono la via ad un altro film, un thriller sulla rimozione dei peccati (collettivi) giovanili, all’epoca delle delazioni e delle purghe della Rivoluzione culturale. Resa dei conti con il passato, senza vincitori.
Leggi di più a proposito di Sul grande schermo: appunti dei nostri inviati dalla Mostra del Cinema di Venezia / 1

Mose

La moralità imprenditoriale, lo scandalo Mose, Jannacci e…

di Giorgio Chelidonio

Cosa può mai entrarci un illustre geografo veronese del XVI secolo con il “magna-magna” che da decenni covava nel progetto Mose? In un articolo di ieri Gian Antonio Stella spiluzzicando fra le dichiarazioni rese ai magistrati da uno degli imprenditori indagati nello scandalo Mose ha scovato e reso pubblico (se ce ne fosse stato bisogno) il “comandamento etico” di molta, troppa imprenditoria italica : «Parliamoci chiaro: perché un imprenditore sia morale occorre rendere conveniente la moralità».

E’ pur vero negli antecedenti storici della penisola italiana gli esempi non mancano: pare che i Tirreni (meglio conosciuti come Etruschi) già nel VI secolo a. C. fossero citati come pirati, nel senso che navigavano come commercianti ma all’occasione non disdegnavano rubare o saccheggiare le comunità visitate dalle loro navi. Limitandoci a tempi più recenti il concetto era già stato musicato, nel 1975, da Enzo Iannacci: «Quelli che sono onesti ma fino a un certo punto… oh yes».

Come, dunque, fingere di stupirsi della solita Italietta italiota che pare incapace di togliersi la “fame atavica” (quella che alimentava e “giustificava” i piccoli “approfittarsene”). Nel 1975 il “patrono/vittima” della prima Tangentopoli non era ancora diventato sinonimo di decisionismo politico pigliatutto: era solo vice-segretario (e nenniano) del Psi con appena il 12% alle elezioni del 15 giugno (quasi quarant’anni fa!) di allora, quando il Pci aveva ottenuto il 33,4%.
Leggi di più a proposito di La moralità imprenditoriale, lo scandalo Mose, Jannacci e…

Commento al dibattito di Pietrasanta del 13 agosto 2012

“Un giornale non si limita a registrare le cronache, ma ha una linea, ha obiettivi precisi” ricorda Valentino Parlato  nella sua risposta del 12 agosto ad alcune voci del dibattito sul futuro del “manifesto”.
Anche se il contesto politico oggi è molto diverso da quello degli inizi mi pare che “la linea” può essere ancora ridefinita facendo riferimento a quell’inizio che fu una profonda rottura, una “fuga in avanti” rispetto alla politica del PCI di oltre 40 anni fa. Leggi di più a proposito di Commento al dibattito di Pietrasanta del 13 agosto 2012

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi