Cultura

Il vero delitto contro la cultura: ricondurre la qualità a quantità

di Maurizio Matteuzzi

Ateniese: “inoltre ci sono altri casi affini a questi in cui noi cadiamo in errore, e in errori che sono fratelli di questi”. Clinia: “Quali?”. Ateniese: “La natura delle relazioni reciproche fra grandezze commensurabili ed incommensurabili. E queste cose vanno analizzate e studiate con attenzione, se non si vuole essere persone di scarso valore” (Platone, “Leggi”).

Come i matematici ben sanno, non tutti gli spazi sono metrici. In uno spazio topologico non si dà una metrica. Come si dice quando si fa didattica, è come se il mondo fosse fatto di gomma. Non vale la diseguaglianza triangolare, non prende senso il concetto di “distanza”. E tuttavia quante fondamentali invarianze si hanno ugualmente. Ciò che è interno è interno e non esterno anche se lo dilati, e lo stesso si può dire della dicotomia aperto-chiuso.

Per certe discipline, è facile convincersi che l’introduzione di una metrica sarebbe assurda. Si prenda la letteratura, ad esempio. Qual è il numero che esprime la distanza tra Leopardi e Foscolo? Di quale misura Alfieri supera Aleardi? Qui è facile capire che solleviamo il velo sul teatro dell’assurdo. Lo stesso in filosofia. Ha misura maggiore un Wolff che ci ha lasciato svariate migliaia di pagine, o un Cartesio, la cui opera omnia sta in un solo volume, ancorché abbia cambiato completamente il corso di tutta la filosofia moderna? E che dire dello scandalo di Socrate, che, udite udite, non ci ha lasciato neppure una riga? Vogliamo considerarlo irrilevante, per la filosofia, e non dargli una ASN, neanche per la seconda fascia?

È facile convincersi di questa realtà per i così detti settori non bibliometrici. Dimostrare la tesi in epigrafe è un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Ma un ragionamento assai semplice mostra come in definitiva, appena si approfondisce l’argomento, la situazione delle “scienze dure” non è poi molto diversa. È meglio pubblicare tre teoremi del tutto insignificanti, o un solo teorema, che sconvolge il sapere matematico?
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Università e progetti di ricerca: tutti i guai della nuova valutazione

Ricerca universitaria
Ricerca universitaria
dei Docenti Preoccupati – CONPAss BO

La nuova VQR 11-14 (Valutazione della qualità di ricerca), da cui dipendono i prossimi finanziamenti ministeriali, è ai blocchi di partenza. Contiene nuovi criteri indicati nel Decreto Ministeriale 27 giugno 2015 n. 458: il processo di valutazione è avviato con l’emissione del bando del presidente dell’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca).

Gli atenei hanno iniziato a sollecitare la partecipazione alle operazioni necessarie all’inserimento dei prodotti della ricerca ai fini della nuova valutazione comparativa degli atenei. Naturalmente si passa a una nuova banca dati, inserendo ancora, e sempre, le stesse informazioni presenti ovunque, a partire dal sito docente MIUR fino a quelle banche dati, amatissime dai valutatori, gestite da gruppi editoriali e da privati.

Ormai si è detto molto sui limiti di adottare rigidi sistemi di valutazione, specialmente in ambito bibliometrico, e la nuova VQR introduce un’ulteriore criticità, che è quella di non poter essere confrontata con la precedente. Questo annulla completamente l’efficacia, sia pur relativa, di un sistema di valutazione dei dipartimenti e degli atenei, poiché nessuno sarà in grado di comprendere quale tipo di evoluzione, sia in senso positivo sia negativo, possa essere avvenuta tra le due fasi di valutazione.
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