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Bologna, Prati di Caprara? Non solo

di Silvia R. Lolli

Sembra che ci sia un nuovo sport a Bologna: cambiare continuamente ipotesi di programma o per meglio dire, far intendere di cambiare programma soprattutto per dimostrare che si ascoltano i cittadini. Cambio di casacca, anche se i colori rimangono sempre quelli. Almeno la lettura dei giornali ci fa dire ciò.

Da quando si è tenuta l’istruttoria pubblica, voluta da più di 2.500 cittadini e in attesa delle conclusioni del consiglio comunale del 10 dicembre, continuano ad apparire articoli per l’uso dei Prati di Caprara; viene data voce all’associazione dei costruttori, all’università, alla Fondazione Golinelli, oltre che alla società del Bologna FC; quest’ultima però sembra che debba ancora ufficializzare un progetto reale. L’unica operazione coadiuvata dal Comune di Bologna è stata la compravendita del Cierrebi che comporterà la possibilità di costruire l’ennesimo supermercato al posto di impianti sportivi e in vicinanza al complesso monumentale della Certosa.

Sullo sfondo appare un problema anche per i privati: avere soldi da investire in tutto ciò. l’Università non ne ha, la Fondazione Golinelli parla di ricerca di investimenti per le strutture per la cultura e la scienza, i costruttori sono abituati a spendere sul venduto, poi se l’azienda di costruzione fallisce, sarà un problema anche per chi sta comprando casa, a meno che non sia un investitore con molta liquidità. Comunque la maggior parte dell’informazione cittadina ci fa vedere che questo è un bel territorio da sacrificare per esigenze abitative e costruttive.

Bologna, vuoti a perdere: la città tra il dire e il fare (urbanistica)

di Brunella Guida, consigliera di Coalizione Civica per Bologna per il Quartiere Navile

Da circa un anno Coalizione Civica per Bologna, grazie allo studio dell’architetto Piergiorgio Rocchi – referente del Gruppo Urbanistica di Coalizione, ha pubblicato una mappatura dei numerosissimi edifici in disuso e abbandono e delle aree dismesse presenti a Bologna.

Abbiamo chiamato questi luoghi vuoti urbani proprio a contrassegnare la divaricazione esistente tra il richiamo continuo dell’Amministrazione bolognese al principio della ‘rigenerazione urbana’ e una prassi amministrativa che, al contrario, continua ottusamente ad affidarsi alla speculazione edilizia da un lato e, dall’altro, all’abbandono e inutilizzo di risorse. Salvo poi stupirsi della sensazione di degrado diffuso che questi “vuoti” possono creare.

La mappatura, che è in continuo divenire, anche grazie alle segnalazioni di cittadini e cittadine dei vari quartieri, ha censito sinora 326 vuoti, di cui circa il 36% di proprietà pubblica. La lettura dell’intero studio consegna al nostro quartiere Navile il primato della presenza di questi vuoti urbani (con una presenza di ben 78 edifici, di cui ben 22 di proprietà pubblica).

La crisi della sinistra e il ruolo dei cittadini: la partecipazione bolognese è una risposta al populismo? / Prima parte

di Rodolfo Lewanski, Scuola di Scienze Politiche e Sociali, UniBo

‘Si combatte il populismo rafforzando la democrazia partecipativa’ ha affermato recentemente il Sindaco Merola in un’intervista al Corriere di Bologna (16 novembre, p. 2) a proposito del bilancio partecipativo di cui si sono appena concluse le votazioni. Come non concordare; finalmente si parla di ‘partecipazione’. Quello del ruolo dei cittadini in democrazia è un tema che troppo spesso e troppo a lungo è rimasto ‘sotto i radar’ della sinistra (comunque la si voglia intendere), abbagliata dal modello egemone: la democrazia è solo quella basata sulla rappresentanza. L’unico a parlarne negli ultimi tempi è stato il M5S, che nell’attuale governo ha voluto anche una delega ministeriale alla ‘democrazia diretta (anche se le pratiche di votazione online messe in atto finora sono assai discutibili e talvolta preoccupanti).

Dunque, il ‘caso Bologna’ offre l’occasione per una riflessione sul ruolo dei cittadini nelle scelte pubbliche che può essere utile e interessante, chiamando in causa più in generale la sinistra, in un momento in cui sono in crisi i valori e il valore di ciò che chiamiamo comunemente ‘democrazia’.

La ‘partecipazione’ (qui fra virgolette perché il termine viene impiegato con i significati più disparati e declinato, come vedremo, nei modi assai diversi) non è una novità a Bologna; negli anni ’60 fu la prima città italiana a istituire i quartieri con l’idea di avvicinare l’amministrazione ai cittadini aumentandone l’efficienza, ma anche creando un canale di partecipazione. Peraltro, nei decenni successivi quel canale si è andato inaridendo, così come si sono andati esaurendosi anche gli altri canali connessi in vario modo al partito egemone in città, il PCI.

Bologna, Prati di Caprara: ecco perché il bosco urbano viene prima dell’edilizia

di Claudio Dellucca, Legambiente Bologna

Spinti da 2500 firme e dalla costante iniziativa del Comitato Rigenerazione No Speculazione, siamo chiamati come cittadini associati e amministrazione comunale a confrontarci in sede di istruttoria pubblica sulla pianificazione territoriale inerente il Quadrante Ovest che, giustamente, è venuta ad assumere una valenza cittadina.

Legambiente si è sentita e si sente impegnata in questa complessa partita, consapevole degli interessi in campo ma anche dei vantaggi collettivi che si potrebbero ottenere, attraverso soluzioni funzionali ai bisogni prioritari della della città. Per questo chiamiamo in causa il ruolo dell’amministrazione come volano della programmazione del territorio, ruolo che per anni è stato esercitato con scelte positive, come la salvaguardia della collina, la creazione di quartieri periferici dotati di spazi attrezzati.

Ruolo che è venuto gradualmente ad offuscarsi con obiettivi mancati (come la realizzazione della fascia boscata attorno all’asse tangenziale-autostrada), scelte infelici in campo urbanistico (come Borgo Masini, le edificazioni su via Stalingrado, il flop della Trilogia Navile), la crescita sproporzionata, nella quantità e nella distribuzione territoriale, dei grandi centri commerciali, l’incremento in eccesso del consumo di suolo.

Bologna, appunti sulla questione Prati di Caprara: qualche domanda all’urbanistica bolognese

di Piero Cavalcoli

L’assessora Valentina Orioli ci ricorda che il tema in discussione riguarda un’area strategica, che costituisce il cuore di una delle “sette città” su cui il Piano Strutturale di Bologna (PSC) ha costruito il disegno futuro di Bologna, quella che si è voluta chiamare “Città della Ferrovia”. Il cuore strategico, appunto, non solo dell’abitato bolognese, ma dell’intero bacino metropolitano. Quella in cui batte Il cuore delle relazioni tra le persone in movimento (Stazione Ferroviaria e delle autocorriere, Aeroporto), delle relazioni commerciali (Fiera), delle offerte alimentari e ludiche (Fico) e della principale offerta per la cura delle persone (Ospedale Maggiore).

Cosa si propone per questa area strategica il POC, il Piano Operativo che attua il Piano Strutturale? E dunque che idea si ha, di conseguenza, del futuro della città?

Lo dice una disposizione sintetica delle Norme del POC “Un intervento di sostituzione integrale dell’edilizia esistente e la creazione di un nuovo impianto urbano con la realizzazione di residenze, centri direzionali e commerciali, scuole, parcheggi e un parco di 20 ettari” (Norme, art.11, comma2).

Dunque un nuovo quartiere residenziale, ma quanto grande? Anche questo è noto: 181.810 mq di Sul (Superficie Utile Lorda), pari a 1.164 alloggi, di cui 873 “libera” e 291 di “edilizia sociale” (133 pubblica e 158 privata) (art.11, comma 2 delle Norme e Relazione pag.27), più “eventuali ulteriori quote di capacità edificatorie per la realizzazione di attrezzature e spazi collettivi… nella misura massima del 10% della Sul complessiva (Norme, art.11 delle Norme). In definitiva, un nuovo quartiere urbano formato da circa 200.000 mq di Sul, ospitanti un numero di alloggi pari a circa due volte il “Virgolone” del Pilastro.

Rovine e fantasmi: lo Stato si è fermato a Camerino

di Salvatore Settis

L’inerzia della Repubblica esibisce le sue piaghe a Camerino, ma nessuno se ne accorge. Due anni sono passati dalle scosse di terremoto che hanno gravemente danneggiato una parte consistente del centro storico, ma quasi nulla è stato smosso di quel che era crollato, e valanghe di pietre giacciono indisturbate dove caddero allora, nell’apparente indifferenza delle istituzioni. Il danno è in generale meno grave che a L’Aquila o ad Amatrice, dato che Camerino è a 25 km dall’epicentro del sisma del 26 ottobre 2016, e a 40 km dall’epicentro del 31 ottobre.

A quel che pare, qualcosa come il 30-40% degli edifici abitativi si potrebbero recuperare con poco sforzo, ma l’intero centro storico è diventato una città fantasma: vietato abitarvi, vietato entrarvi se non con speciali permessi, dato che a ogni porta della città vigila l’Esercito, impedendo l’ingresso a chiunque. Chi riesce a entrare è accolto da un silenzio spettrale: non ci sono, come a L’Aquila, impalcature di sostegno quasi a ogni edificio, ma i passi risuonano nel vuoto di un tessuto urbano di grande compattezza e dignità. Una dignità e una bellezza spese ormai nel deserto.

Bologna, Prati di Caprara: cambiare (idea) è possibile

di Emily Clancy, consigliera comunale di Coalizione Civica

Leggendo le notizie dell’ultima settimana, in particolare degli ultimi giorni, devo dire che mi sono sentita da una parte sollevata, dall’altra un po’ presa in giro. ollevata perché finalmente pare chiusa una partita dall’esito non scontato: per la ristrutturazione dello Stadio Dall’Ara sembra definitivamente abbandonata l’idea di sacrificare, sull’altare della compensazione delle spese per l’operazione, l’area dei Prati di Caprara Ovest, area posta in un quadrante della città caratterizzato da viabilità già fortemente congestionata e da alto inquinamento dove un grande outlet della moda avrebbe avuto un impatto devastante.

Presa in giro invece, in primo luogo, per la rapidità con la quale, tutto d’un tratto, quasi ogni amministratore di questa città – di maggioranza e di opposizione, del centro o delle periferie – si sia affrettato a dichiarare di averla sempre pensata così… In secondo luogo per la fatica, palese, di questa amministrazione a pronunciare poche chiare parole: “ci avete fatto cambiare idea”. E voglio essere chiara: con questo ‘ci’ non intendo solo Coalizione Civica Bologna.

Certo, voglio sperare che 10 domande question time, 4 ordini del giorno e 6 interventi di inizio seduta, oltre a un evento pubblico di pulizia del bosco e uno di dibattito su progettualità e urbanistica, abbiano avuto un loro peso. Ma con quel plurale intendo riferirmi ai 10 mila bolognesi che hanno sottoscritto le petizioni e gli appelli del Comitato Rigenerazione NO Speculazione, a tutte le persone che hanno partecipato alle decine di eventi sul tema della programmazione urbanistica in quel pezzo di città, alle centinaia di persone che hanno monitorato la qualità dell’aria dal basso, denunciando ciò che già sapevamo: ovvero che si tratta di una delle aree più inquinate della città.

Bologna, Cervellati boccia il sindaco: “I 30 milioni per lo stadio sono un’autentica follia”

di Rosato Paolo

«Una follia. Mi rifiuto di pagare lo stadio. Anzi, da oggi mi dichiaro evasore». Non usa mezzi termini e lancia una provocazione l’architetto Pier Luigi Cervellati, per 15 anni tra gli anni ’60 e ’80 assessore al Traffico e all’Urbanistica a Palazzo D’Accursio. L’analisi dell’urbanista però sfreccia su un doppio binario: per lui, da una parte c’è un trionfo, dall’altra un autogol. Architetto, cosa ne pensa dell’operazione del Comune? Il sindaco Virginio Merola ha annunciato che Palazzo D’Accursio metterà 30 milioni per il restyling dell’impianto.

Contemporaneamente è naufragato l’outlet ai Prati di Caprara.

«Quest’ultima è una vittoria, mi sembra che il Comune abbia trovato un poco di salvezza, ha dato ascolto alle voci contrarie. «Sono invece contento dello stop all’outlet ai Prati di Caprara» do i Prati e un polmone verde fondamentale della città. Una decisione tardiva che però evita un suicidio, una cementificazione senza senso in un periodo storico in cui urbanisticamente si va in altre direzioni. Ho partecipato alle assemblee pubbliche, sono contento».

Però in parallelo c’è l’impegno sullo stadio. Lei è sempre stato critico sul restyling.

«Assolutamente contano, un intervento inutile. Perché dobbiamo rifarlo? Fu ammodernato nemmeno 30 anni fa. E poi è un esempio di pre-razionalismo, un’opera architettonica importante, perché metterci mano? Piuttosto, con tutti questi soldi visto che si parla di 70 milioni di euro complessivi, si vada a intervenire con uno stadio nuovo, fuori. Parliamo tanto di città metropolitana… e invece insistiamo a murare il nostro centro, rendendo la vita impossibile ai residenti».

Bisogna rifondare prima l’uomo o l’urbanistica? Contributi al dibattito

di Giovanni Iuffrida

Nel bene e nel male è l’economia che determina tempi, modalità e qualità delle trasformazioni del territorio e della città: lo si ripete da sempre, come un refrain consolidato dalla storia.

È da questo dato che bisogna partire per tentare di riprendere le fila di un discorso interrotto bruscamente a partire dagli anni Ottanta, quando ha avuto una forte accelerazione – da una data simbolica, ovvero dall’entrata in vigore della legge 94/’82 – l’intreccio tra la deregulation e la spinta della corruzione che ha pervaso, soprattutto in campo urbanistico, ogni ordine e grado di amministrazione pubblica. Comprendere la forza e le ragioni dell’economia, nonché l’ingiustificabile debolezza delle amministrazioni locali nel governo del territorio e (nella migliore delle ipotesi) l’incapacità di guidare i processi, è dunque fondamentale.

Continuare – solo per scaricare le responsabilità in maniera esclusiva – a fare finta che il male vada individuato soltanto nell’economia, sarebbe comunque fuorviante e, di conseguenza, causa di gravi errori di valutazione. L’economia non è di per sé il male assoluto, ma andrebbe guidata, con la forza necessaria, verso la ricostruzione della credibilità della disciplina urbanistica e, quindi, della “inderogabile” qualità della città pubblica in cui l’iniziativa privata possa trovare una giusta collocazione ed un efficace equilibrio con gli interessi della collettività.

Bologna, Stadio-Prati di Caprara: quanto si dovrà attendere per l’incontro propedeutico all’istruttoria pubblica?

di Silvia R. Lolli

Dal 31 agosto sulla vicenda Stadio-Prati di Caprara abbiamo due novità: l’approvazione dell’iter istituzionale dell’istruttoria pubblica chiesta dai cittadini e il discorso del sindaco Merola alla festa dell’Unità. Procediamo in ordine di tempo. La Prima Commissione Consiliare – Affari generali ed istituzionali, indetta per venerdì 31 agosto alle ore 9,30, ha per oggetto:

“Avvio dell’iter istruttorio volto a fornire al Consiglio Comunale utili elementi di valutazione per la decisione in ordine all’indizione dell’istruttoria pubblica in merito alle previsioni attinenti la pianificazione urbanistica del Comune di Bologna con particolare riferimento all’area territoriale che si estende dallo Stadio Comunale fino ai Prati di Caprara (P.O.C. relativo alla zona Prati di Caprara – Est e Ovest – e le attuali previsioni urbanistiche per l’area del CIERRBI in Via Marzabotto n.24) – ai sensi dell’art. 12 dello Statuto del Comune di Bologna”.

Dopo appena 35 minuti ha concluso i lavori, con la constatazione del dirigente per gli affari generali del Comune di Bologna della validità di 2519 firme (su 2.523, di cui solo poco più di 300 non residenti nel Comune di Bologna, ma qui per ragioni di studio o di lavoro – il che non ha obbligato gli uffici ad accertare presso gli altri Comuni l’identità dei firmatari non residenti!) e quindi con l’approvazione della procedura d’istruttoria, come da Regolamento Comunale.