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No tav: lotta alla patologia del pensiero unico

di Cristina Morini

Quando, all’inizio dell’estate dello scorso anno, il giornale locale La nuova di Venezia pubblicò la notizia della condanna di Roberta Chiroli per i contenuti della sua tesi di laurea sul movimento No Tav discussa all’Università Ca’ Foscari, fu con qualche smarrimento che cominciammo a raccogliere informazioni su quanto era successo.

Nel tempo, abbiamo imparato a conoscere bene i trattamenti che il potere riserva ai dissidenti, a chi ha il coraggio di opporsi ai dogmi e non smette di «dire la verità», a chi non si accontenta di come va il mondo: perseguitati, oltraggiati, messi al margine in ragione di idee e di un agire troppo distante da ciò che viene ufficialmente disposto.

Scomodi, da far sparire oppure da punire per fornire insegnamenti a tutti. Ma, nonostante questa consapevolezza, i due mesi di reclusione comminanti dal tribunale di Torino per una ricerca in antropologia, a partire da una richiesta di sei mesi avanzata dal Pubblico ministero, appaiono un’enormità. Il lavoro universitario di Chiroli viene utilizzato dai Pm come prova autoaccusatoria per «aver fornito un apprezzabile contenuto quanto meno morale» ad alcune pratiche di lotta in Val Susa (presidi e occupazioni dei terreni espropriati e dei cantieri per il passaggio dell’alta velocità).

No Tav, mai scrivere “noi”: un appello per la libertà di ricerca e di pensiero

No Tav

No Tav

Il 15 giugno 2016, il tribunale di Torino ha condannato Roberta, ex studentessa di antropologia di Ca’ Foscari, a 2 mesi di carcere con la condizionale per i contenuti della sua testi di laurea, conseguita nel 2014.

Per scrivere la tesi «Ora e sempre No Tav: identità e pratiche del movimento valsusino contro l’alta velocità», Roberta ha trascorso due mesi sul campo durante l’estate del 2013, ha partecipato a varie dimostrazioni in Valsusa, intervistando attivisti e cittadini. Coinvolta insieme a lei in questo procedimento giudiziario era Franca, dottoranda dell’Università della Calabria, che come Roberta era in Valle per ragioni di ricerca, che compare con Roberta nei video e nelle foto analizzati dalla procura ma che a differenza di Roberta è stata assolta da tutti i capi d’imputazione.

A differenza di Franca, Roberta è stata condannata a 2 mesi di reclusione con la condizionale. Nonostante le motivazioni della sentenza saranno rese pubbliche tra 30 giorni, la ragione della sua condanna è stata attribuita all’utilizzo, nella sua tesi di laurea, del “noi partecipativo” interpretato dall’accusa come “concorso morale” ai reati contestati. Di fatto, i video e le foto scattate durante le manifestazioni parlano chiaro: le due donne sono lì, presenti, anche se in disparte.

Bologna e la sua università

Università di Bologna

Università di Bologna

di Maurizio Matteuzzi [*]

I programmi per il governo di Bologna rivolgono sempre una certa attenzione al mondo dell’università. È questo un passaggio obbligato, in virtù tanto della tradizione quanto del peso che l’università riveste anche solo sul piano meramente quantitativo. Tuttavia il rapporto città/università è quasi sempre ricondotto da un lato al rapporto di vertice, ossia Sindaco/Rettore, oppure a quello degli studenti, con particolare riferimento alla complessa interazione residenti/studenti.

Entrambi questi aspetti sono di innegabile importanza. Per un verso il Sindaco rispetto alla città, per un altro il Rettore rispetto al mondo accademico, esprimono senza alcun dubbio la massima rappresentanza. Non vi è dubbio quindi che ai massimi livelli di rappresentanza si debba dare, e in certa misra necessariamente si dia, una proficua interazione. Altrettanto importanti sono i temi relativi agli studenti, temi che impattano su questioni alte, come il diritto allo studio, e per un altro verso ad aspetti fortemente sentiti, come gli spazi per i giovali, i problemi connessi ai fuori sede, la d convivenza talora difficile con i residenti in certe zone della città, eccetera.

Questi temi sono senza dubbio rilevanti. Ma accanto ad essi noi vorremmo che si creasse lo spazio per un terzo filone, cui pare invece si presti attenzione solo episodica. L’università infatti pur essendo rappresentata dal suo vertice, non esaurisce in esso, certamente, la sua consistenza.

Bologna: il ruolo dell’università e le politiche industriali regionali

Università di Bologna

Università di Bologna

di Fabio Fava

L’Emilia Romagna è una delle regioni simbolo in Europa, una delle prime 3 regioni italiane secondo lo European Innovation Scoreboard, leader in Italia per propensione all’export e all’innovazione e a lungo caratterizzata da alti livelli di occupazione e da un’ampia diffusione territoriale dello sviluppo. Gli ultimi anni hanno visto un rallentamento della dinamicità regionale, a causa della lunga crisi – che ha portato quasi a triplicare il tasso di disoccupazione- e delle conseguenze del sisma che ha colpito la nostra regione nel 2012.

In questo contesto, emerge contemporaneamente l’esigenza di una rigenerazione del sistema produttivo legata all’evoluzione dello scenario economico internazionale, ma anche di una nuova espansione della base produttiva, anche per recuperare i livelli occupazionali. Mai come ora l’Emilia Romagna deve quindi investire in nuova crescita e nell’innovazione, operando in particolare per (i) rafforzare la competitività internazionale delle sue produzioni attraverso una rinnovata capacità di innovazione tecnologica e organizzativa e nuove competenze qualificate; (ii) sviluppare nuovi mercati, essere più attrattiva e alimentare una nuova domanda interna qualificata, ossia evolvere il suo modello socioeconomico verso l’economia della conoscenza, la società del digitale e lo sviluppo sostenibile.

Elogio della stanchezza: riflessioni intorno all’università

Università e ricerca

Università e ricerca

di Maurizio Matteuzzi

Oggi io sono stanco. Sono stanco di sentire gente rozza e incolta pontificare sull’università italiana. Di dover ribattere a critiche insensate, da bottegaio di periferia. Di dovere decodificare norme assurde, distruttive della dignità accademica, di vedere il corpo docente calare ogni anno in modo sempre più drammatico, di vedere il precariato eretto a sistema, di constatare la continua messa in mora del diritto allo studio, di dovere prendere atto del decadimento sempre più accentuato degli studenti. D’altra parte, se si disinveste per decenni su un certo comparto, gli esiti sono scontati.

Sono stanco della fuffa mediatica degli imbonitori, quelli che farneticano di 500 cervelli eccellenti, che verrebbero in Italia. Chi verrebbe, Eccellenza, entro strutture fatiscenti, senza mezzi per la ricerca, con stipendi all’ultimo posto in Europa, in un paese dove anche comprare un vetrino per un microscopio è un problema, si può fare solo in certi periodi, pagandolo il triplo, e soddisfacendo una burocrazia demenziale? Che, fa il nesci Eccellenza; o non sapeva? Vuole una ricetta sicura per ottenere una resurrezione immediata dell’accademia? Non chiami gente da fuori, non ne abbiamo sinceramente bisogno: basterebbe che ve ne andaste via voi.

Il vero delitto contro la cultura: ricondurre la qualità a quantità

Cultura

di Maurizio Matteuzzi

Ateniese: “inoltre ci sono altri casi affini a questi in cui noi cadiamo in errore, e in errori che sono fratelli di questi”. Clinia: “Quali?”. Ateniese: “La natura delle relazioni reciproche fra grandezze commensurabili ed incommensurabili. E queste cose vanno analizzate e studiate con attenzione, se non si vuole essere persone di scarso valore” (Platone, “Leggi”).

Come i matematici ben sanno, non tutti gli spazi sono metrici. In uno spazio topologico non si dà una metrica. Come si dice quando si fa didattica, è come se il mondo fosse fatto di gomma. Non vale la diseguaglianza triangolare, non prende senso il concetto di “distanza”. E tuttavia quante fondamentali invarianze si hanno ugualmente. Ciò che è interno è interno e non esterno anche se lo dilati, e lo stesso si può dire della dicotomia aperto-chiuso.

Per certe discipline, è facile convincersi che l’introduzione di una metrica sarebbe assurda. Si prenda la letteratura, ad esempio. Qual è il numero che esprime la distanza tra Leopardi e Foscolo? Di quale misura Alfieri supera Aleardi? Qui è facile capire che solleviamo il velo sul teatro dell’assurdo. Lo stesso in filosofia. Ha misura maggiore un Wolff che ci ha lasciato svariate migliaia di pagine, o un Cartesio, la cui opera omnia sta in un solo volume, ancorché abbia cambiato completamente il corso di tutta la filosofia moderna? E che dire dello scandalo di Socrate, che, udite udite, non ci ha lasciato neppure una riga? Vogliamo considerarlo irrilevante, per la filosofia, e non dargli una ASN, neanche per la seconda fascia?

È facile convincersi di questa realtà per i così detti settori non bibliometrici. Dimostrare la tesi in epigrafe è un po’ come sparare sulla Croce Rossa. Ma un ragionamento assai semplice mostra come in definitiva, appena si approfondisce l’argomento, la situazione delle “scienze dure” non è poi molto diversa. È meglio pubblicare tre teoremi del tutto insignificanti, o un solo teorema, che sconvolge il sapere matematico?

Università e progetti di ricerca: tutti i guai della nuova valutazione

Ricerca universitaria

Ricerca universitaria

dei Docenti Preoccupati – CONPAss BO

La nuova VQR 11-14 (Valutazione della qualità di ricerca), da cui dipendono i prossimi finanziamenti ministeriali, è ai blocchi di partenza. Contiene nuovi criteri indicati nel Decreto Ministeriale 27 giugno 2015 n. 458: il processo di valutazione è avviato con l’emissione del bando del presidente dell’ANVUR (Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca).

Gli atenei hanno iniziato a sollecitare la partecipazione alle operazioni necessarie all’inserimento dei prodotti della ricerca ai fini della nuova valutazione comparativa degli atenei. Naturalmente si passa a una nuova banca dati, inserendo ancora, e sempre, le stesse informazioni presenti ovunque, a partire dal sito docente MIUR fino a quelle banche dati, amatissime dai valutatori, gestite da gruppi editoriali e da privati.

Ormai si è detto molto sui limiti di adottare rigidi sistemi di valutazione, specialmente in ambito bibliometrico, e la nuova VQR introduce un’ulteriore criticità, che è quella di non poter essere confrontata con la precedente. Questo annulla completamente l’efficacia, sia pur relativa, di un sistema di valutazione dei dipartimenti e degli atenei, poiché nessuno sarà in grado di comprendere quale tipo di evoluzione, sia in senso positivo sia negativo, possa essere avvenuta tra le due fasi di valutazione.

Ragioni di uno sguardo: contro l’assenza della critica e la negazione delle differenze

Alla ricerca della cultura

Alla ricerca della cultura

di Luca Mozzachiodi

Da tempo si usa dire che sono venute meno le funzioni socializzanti dei grandi modelli culturali, dei paradigmi di interpretazione della realtà e parrebbe, anche a storici di alto calibro, uno su tutti Eric Hobsbawm, che il rischio di una sparizione della cultura nella sua dimensione di militanza sia uno dei più grossi rischi in un’epoca che considera una faccenda poco garbata la contrapposizione di idee.

Questo non ci porta solo tutti gli insopportabili cascami del politicamente corretto, che tra gli aspetti della vita assedia propriamente e più ferocemente il linguaggio della comunicazione, sia personale che di massa, ma ha anche i suoi effetti specifici su quel particolare tipo di linguaggio che chiamiamo artistico, letterario, poetico, informandone tanto la produzione quanto la ricezione.

Dire che oggi, parlando di letteratura, tutti debbano essere amici di tutti, che non esistano i brutti libri o che, al più, non se ne debba parlare è anzitutto un fatto di costume, una verità che si avverte nella pratica quotidiana con i libri e i loro autori, qualcosa insomma che ci si può raccontare davanti a un bicchiere di vino o al telefono, ma guai a scriverlo; eppure questo principio ci dice oggi qualcosa anche in termini di sociologia della cultura.

Bologna: l’Alma Mater alle primarie per il rettore. O per il sindaco?

Università e ricerca

Università e ricerca

di Sergio Caserta

Ciò che distingue queste elezioni universitarie dalle precedenti è il carattere enfaticamente politico-mediatico dell’evento. Colpisce, della vicenda dell’elezione del nuovo Rettore dell’Alma Mater, il carattere eminentemente pubblico e politicizzato dello scontro che si sta espandendo dagli ambienti dell’Ateneo (l’unica platea elettorale) a tutta la città, attraverso un’eco mediatica senza precedenti.

Sembrerebbe trattarsi più dell’elezione di un Sindaco: una vera e propria tenzone con tanto di retroscena, orditi e trame di alleanze trasversali, e i due contendenti rimasti a vestire i panni di veri e propri leader politici. Interviste e resoconti si susseguono a tutto spiano, manca solo il codazzo di sostenitori con tanto di foto dei rispettivi candidati per le strade del centro, ripresi dalle televisioni e dai fotoreporter, e poi il quadro è completo.

Viene da chiedersi il perché di questa esposizione mediatica senza precedenti. Una parte della risposta sta certamente nell’ampliamento dell’elettorato. Questa elezione, infatti, vede per la prima volta la partecipazione, anche se con un voto ponderato, del personale tecnico e amministrativo e dei rappresentanti degli studenti: al di là del peso numerico – che può avere, comunque, un’incidenza rilevante nella determinazione del risultato – questo allargamento ha fatto uscire la campagna elettorale dallo spazio riservato delle trattative tra i docenti, a quello dell’incontro assembleare pubblico, con tanto di resoconti sulla stampa cittadina.

Il gatto, la volpe e pinocchio: Bologna, risposta sul collettivo studentesco Hobo

Collettivo Hobo

Collettivo Hobo

di Maurizio Matteuzzi

Il parlare onesto e il parlare disonesto, come distinguerli? Ho imparato un vecchio criterio dal mio maestro. Il disonesto passa dall’oggettivo al soggettivo. Ma andiamo con ordine.

Gianni Gennasi, sul Carlino del 25 maggio, con livore, fa l’operazione più sporca che un interlocutore possa fare. È semplice, non avendo competenza o ardire di parlare dell’oggetto, parla del soggetto. Ecco il criterio che mi aveva insegnato il mio maestro, Enso Melandri. Tu parli di un oggetto O; quando il tuo interlocutore non ha più argomenti, è alle corde come un pugile suonato, stai tranquillo che parla di te: “Tu dici così perché…”. È l’atto più bieco, più puerile, più vigliacco: non si parla più dell’oggetto, ma del soggetto, tu sei vecchio, tu sei il gatto e o la volpe, tu esci di naftalina. A parte la penosa stizza, che c’entra? Di coda parliamo, della mia biografia?

D’altra parte, avendo io a suo tempo fatto una lezioncina su alcune aggiunte al corpus juris di Giustiniano, mi rendo conto che chi da lustri ha come target la mitica “casalinga di Voghera”, con tutto il rispetto, be’, su questo terreno non può mettersi; non sa, forse non gli conviene, in base alle direttive del padrone… magari proprio gli manca il background.