La produzione culturale a Bologna, progettare spazi tra mercato e libertà: i video della serata / 1

Iniziamo da oggi a proporre in più puntate i video dell’iniziativa ideata e organizzata dall’Associazione il manifesto in rete dal titolo La produzione culturale a Bologna – Progettare spazi tra mercato e libertà. Sul tema abbiamo già pubblicato due interventi di Donata Meneghelli (ecco i link al primo e al secondo). Adesso è la volta […]

Noi stiamo con Bartleby sgomberato stamattina: i giovani e il diritto negato a spazi accessibili dove fare cultura

Bartleby
Bartleby
di Otello Ciavatti e Cristiana Costantini

Noi stiamo con Bartebly perché i giovani hanno diritto ad avere degli spazi dove trovarsi, creare, fare cultura per loro stessi e per la città. Ogni volta che vediamo gruppi di studenti organizzare corsi di formazione, incontri con gli scrittori, concerti di musica classica coinvolgendo il Teatro Comunale o gruppi come l’Ensemble Concordanze che concepiscono la politica scevra da obiettivi di immediato tornaconto, ci sentiamo in sintonia, pensiamo che una corrente di pensiero, una buona visione del mondo non sia ancora scomparsa, ma rifiorisca in altri modi, con altri protagonisti, con lo stesso linguaggio dei momenti migliori della politica e della cultura.

Si dice che il Comune e l’università non hanno spazi in centro storico: ma perché per i giovani lo spazio non si trova mai? Ai giovani nel centro storico offriamo solo i bar e i pub. Quelli sì, sono sempre di più. “Venite giovani, consumate!” In centro storico non ci sono centri sociali per i ragazzi. In centro storico non ci sono spazi per attività all’aperto per i giovani: giardini, campi da basket o da calcetto.
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Meritocrazia: ancora sulla fortuna delle parole / 4

Paroledi Maurizio Matteuzzi

Torniamo alla fonte che ha determinato la genesi della parola “meritocrazia”. Secondo Aristotele, tre sono le forme di governo (oggi in accademia si direbbe “governance”, vuol dire la stessa cosa, ed è anche più lunga, ma fa figo): la monarchia, o governo di uno solo, la aristocrazia, o governo dei migliori, e la democrazia, o governo del popolo. Ogni forma di governo ha una forma degenere: la monarchia può divenire tirannide, l’aristocrazia oligarchia, la democrazia demagogia. Abbiamo esperienza storica recente di tutti questi casi.

A esemplificare la prima è facile citare Hitler o Mussolini; per la demagogia la nostra stessa generazione ha ampiamente già dato, con il grande fratello, Gori, la Minetti e il bunga bunga, conditi assieme a un milione di posti di lavoro, al calo delle tasse e alla ricostruzione dell’Aquila. Dell’oligarchia ci ha ben provvisti la Gelmini, trasformando l’Università in una struttura rigidamente oligarchica e perfino in una certa accezione eterodiretta (il mercato, i privati, ecc.). Ma, ecco, per non farci mancare niente, ora abbiamo acquisito la meritocrazia, che può essere altrettanto bene considerata una degenerazione tanto degli aspetti migliori dell’aristocrazia che della democrazia.
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Meritocrazia: ancora sulla fortuna delle parole / 3

Paroledi Maurizio Matteuzzi

Se la meritocrazia vuole essere il governo dei migliori, si impone poi un’altra problematica estremamente scabrosa. Migliori rispetto a quali proprietà? E, ammesso che si possa rispondere con coerenza e in modo adeguato a questa difficilissima questione, dovremo poi chiederci quali siano i mezzi per individuare tali pretesi migliori, e, infine, se tali mezzi siano a nostra disposizione. Banalmente, si seleziona meglio con un tema, o con i quiz a domanda multipla?

Meglio una monografia o cinque articoli? È più importante dimostrare un teorema di matematica o scoprire la volatilità di un composto chimico? E di Leopardi, poi, che ne facciamo? Meglio uno che sappia il greco, o magari invece ci confonde le idee? Il tema, proposto volutamente in termini paradossali, è tuttavia estremamente cogente; e può essere affrontato razionalmente, se si vogliono perseguire risultati effettivi e in tempi ragionevoli, solo pagando un tributo al pragmatismo (in senso filosofico): un’idea è tanto migliore quanto migliori sono le conseguenze che determina.
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Meritocrazia: ancora sulla fortuna delle parole / 2

Paroledi Maurizio Matteuzzi

Della accezione originaria s’è detto: meritocrazia come non democrazia, come negazione degli ascensori sociali, come fissità perpetua delle caste, come negazione del dovere etico di tenere conto, nel giudicare, non solo del risultato finale, ma anche del punto di partenza.

Così è nel saggio che la crea come neologismo. E, vogliamo notare per inciso, ma spesso gli incisi sono importanti, non a caso la parole non compare nella nostra Costituzione, anche là dove sembrerebbe naturale (cfr. art. 33 e 34, dove si parla dei meritevoli). Che meritocrazia sia un termine negativo ben si accorge anche Stefano Zamagni, che proprio per questo introduce in senso positivo il termine “meritorietà” (cfr http://www.aiccon.it/ricerca_scheda.cfm?wid=257&archivio=C).

D’altra parte, a voler volgere il concetto al positivo, ci si dovrebbe prima di tutto porre il problema se vada premiato chi è più dotato a priori, o chi ha ottenuto i maggiori miglioramenti, rispetto alle condizioni di partenza data. In merito si veda la lucida distinzione di Andrea Canevaro tra interventi di educazione constatativi e innovativi (cfr. http://www.docenti-preoccupati.it/generale/universita-riformarla-distruggerla/)
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Meritocrazia: ancora sulla fortuna delle parole / 1

Paroledi Maurizio Matteuzzi

Eduardo diceva che credere nella superstizione è da ignoranti, ma non crederci porta sfiga. Dunque vale la pena di ragionare ancora sulla fortuna delle parole, visto che parlare della nostra potrebbe portare jella. Ecco, dopo “epocale”, occupiamoci dunque della parola “meritocrazia”.

Come è noto, nell’Etica Nicomachea Aristotele divide le virtù in etiche e dianoetiche. La differenza peculiare consiste in ciò, che per le prime si deve perseguire il giusto mezzo, l’equidistanza tra gli estremi, entrambi negativi, mentre per le seconde si deve perseguire la massimizzazione, cioè l’estremo positivo. Prendiamo ad esempio la parsimonia, ovvero la corretta gestione dei beni: ad un estremo si colloca l’avarizia, la taccagneria, all’altro la dissolutezza, il dissipare e il distruggere così la ricchezza. In medio stat virtus, dunque. Prendiamo invece una virtù dianoetica (letteralmente: che attraversa, o si accompagna, con il nous, l’intelletto), ad esempio la perspicacia o l’intelligenza. Non sarà male che di essa sia perseguito il massimo accrescimento.

Converrà tenere presente un’altra distinzione che Aristotele fa nella stessa opera, quella tra giustizia distributiva, o aritmetica, e giustizia proporzionale, o geometrica. Da un lato sembra giusto dare ugualmente a tutti; da un altro lato attribuire lo stesso a tutti sarebbe somma ingiustizia. Justum est suum cuique tribuere, diranno in seguito i giureconsulti romani. Ma il suum cuique ha da essere lo stesso, o differenziato? Se io spartisco un dolce tra i miei commensali, è giusto cercare di rendere le quantità più uniformi possibile. Ma se devo distribuire dei premi per il comportamento tenuto in certe situazioni, sarebbe giusto attribuire lo stesso premio a chi si è comportato bene e a chi si è comportato male? Sarebbe, evidentemente, summa injuria.
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Giornata mondiale della filosofia 2012

Torna la giornata mondiale della filosofia: i valori morali e civili per promuovere la conoscenza

di Maurizio Matteuzzi

Il 14 e 15 novembre 2012 il Dipartimento di Filosofia e Comunicazione dell’Alma Mater Studiorum-Università di Bologna ha in programma due giorni di incontri per celebrare la Giornata Mondiale della Filosofia, che cade ogni anno il terzo giovedì di novembre. Istituita dall’Unesco, la Giornata Mondiale della Filosofia vuole essere un momento di promozione di un sapere teorico che sostenga valori morali e civili e si faccia carico di incrementare e diffondere la consapevolezza dell’importanza imprescindibile della conoscenza.

Come già lo scorso anno, l’evento bolognese avrà luogo presso la Cappella Farnese di Palazzo d’Accursio, sede del Comune, in Piazza Maggiore 6. La scelta della location è in linea con l’obiettivo di avere come destinatario delle Giornate della Filosofia la città tutta e, in particolar modo, gli studenti universitari e delle scuole medie superiori. L’intento è quello di portare il sapere scientifico oltre le sedi e le pratiche della ricerca specialistica. Per questo, l’iniziativa continuerà quest’anno negli stessi modi e con lo stesso spirito delle passate edizioni, aprendosi all’interazione tra filosofia, comunicazione e scienze umane.

Il tema in oggetto sarà quello della crisi, termine entrato nel lessico quotidiano quasi forzatamente con un uso che ne lascia intendere solo gli aspetti negativi e non, invece, la ricchezza di riflessioni che la nozione può avere. Le Giornate della Filosofia di quest’anno saranno un tentativo di restituire a tale concetto la propria complessità di significati, per mostrare come esso possa essere al tempo stesso legato al superamento degli aspetti più drammatici che lo caratterizzano in negativo.
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Alma Mater Studiorum - Foto di Nicola

Università di Bologna, addio alle vecchie facoltà. Benvenuto al nuovo: caos e risposte inevase dai vertici

di Sergio Brasini

Martedì 16 ottobre 2012 è una data da non dimenticare, che segna una svolta importante nella vita plurisecolare dell’Alma Mater Studiorum. Infatti, in applicazione del nuovo statuto e delle deliberazioni degli organi accademici, si spengono oggi le 23 facoltà e prendono vita le 11 scuole, comprensive di presidenze e vice presidenze, così come concludono il loro percorso le vecchie strutture dipartimentali per fare spazio ufficialmente e definitivamente alle nuove 33.

La riorganizzazione dell’ateneo di Bologna è profonda e coinvolge intensamente tutte le sue componenti (docenti, ricercatori e personale tecnico-amministrativo in primis). Poiché l’approvazione finale del nuovo statuto è avvenuta circa un anno fa, sarebbe stato lecito attendersi da parte dell’attuale governance di Unibo una cura minuziosa e un’attenzione capillare nel dare attuazione al passaggio al nuovo modello di organizzazione, anche in virtù delle rigide scadenze interne autonomamente fissate dagli organi.

Spiace molto constatare invece che il caos prevale tuttora sull’ordine e che il disorientamento ha il sopravvento sulla consapevolezza di sé e del proprio ruolo. In questi ultimi mesi vi è stato un formidabile deficit di comunicazione interna da parte dei vertici istituzionali dell’ateneo nei confronti dell’ampia ed eterogenea comunità accademica. Sono mancati più di ogni altra cosa coinvolgimento, empatia e condivisione degli obiettivi.
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Striscione anti Trichet

Laurea ad honorem flop per Trichet, l’uomo della macelleria sociale. E Bifo: “Quel riconoscimento? Servilismo ignorante”

Oggi era il giorno del conferimento della laurea ad honorem a Jean Claude Trichet, ex numero uno della Banca centrale europea. Se n’era parlato a fine agosto spiegando le ragioni del no esposte da Antonella Zago, Cub Federazione di Bologna. E la situazione al presidio organizzato per le 17 di oggi è rimasta tranquilla pur ribadendo quanto annunciato nei giorni scorsi: “Banchieri e industriali si ritroveranno prima in aula magna, poi a un party a Villa Guastavillani per festeggiare il ‘laureato’ Trichet. La città prenda la parola, rivendichi il diritto ad avere diritti e la redistribuzione della ricchezza”. A causa delle manifestazioni di protesta, c’è stato comunque un blocco del traffico nelle vie del centro, tra via Barberia e via Castiglione, dove due cordoni di polizia in assetto antisommossa hanno chiuso l’accesso all’aula magna.

Da sottolineare che anche le autorità cittadine, con l’eccezione di quelle accademiche, hanno latitato l’impegno accademico di oggi trasformando la cerimonia in un flop.


(Foto di Leonardo Tancredi)

Franco Berardi Bifo, leader del ’77 bolognese e storico intellettuale, dal canto suo, aveva commentato su Facebook l’evento senza usare mezzi termini:
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Quando le sentenze della magistratura amministrativa rendono onore agli atenei che tutelano la democrazia partecipativa

Foto di Ingiroconmamadi Sergio Brasini e Gianni Porzi, Università di Bologna

Tra i tanti difetti attribuiti alla Legge 240/2010 sul riordino del sistema universitario italiano (più nota come riforma Gelmini), uno dei più deleteri è stato quello di aver reso possibile una crescita a dismisura della sfera di influenza dei Rettori sul funzionamento dell’istituzione. Inoltre, all’interno degli Atenei, il Consiglio di Amministrazione ha subito una radicale trasformazione del proprio ruolo assumendo un potere decisionale quasi assoluto. Ora è infatti arbitro unico per le questioni economiche e finanziarie, l’assunzione di docenti e ricercatori, lo stanziamento di fondi per la ricerca, la chiusura di Dipartimenti e Corsi di Studio, con un controbilanciamento da parte del Senato Accademico sostanzialmente nullo. Quest’ultimo è divenuto un organo prevalentemente consultivo confinato alla sola elaborazione di pareri sui provvedimenti relativi agli ambiti della didattica, della ricerca, del diritto allo studio e della internazionalizzazione, quasi mai vincolanti per il CdA.

Al momento dell’approvazione definitiva del nuovo Statuto (luglio 2011), in ottemperanza a quanto previsto dalla Legge 240/2010, l’Università di Bologna scelse deliberatamente di escludere dal futuro CdA le rappresentanze elettive di docenti, ricercatori e personale tecnico-amministrativo. La responsabilità di questa grave decisione era riconducibile non tanto al dettato della legge, quanto piuttosto ad una precisa volontà dei vertici dell’Ateneo bolognese. La 240/2010 non vietava affatto che il CdA possa essere eletto in maniera democratica, ma si limitava a stabilire che i suoi componenti dovessero soddisfare particolari requisiti di competenza.
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