Lettera aperta a Cgil, Cisl, Uil dopo l’attacco di Di Maio al sindacato

di Pierre Carniti

Cari amici e compagni, la recente sortita di Di Maio, con la inconcepibile minaccia rivolta soprattutto al sindacalismo confederale, minaccia che comprende il proposito di riformarlo autoritariamente se mai lui dovesse arrivare a Palazzo Chigi, è sicuramente indicativa dei limiti del dirigente “pentastellato”. Sia della sua cultura costituzionale, come della sua consapevolezza circa il ruolo essenziale dell’autonomia dei gruppi intermedi nell’assicurare l’indispensabile vitalità democratica, nelle società complesse e fortemente strutturate.

L’improvvida uscita del giovane parlamentare, della nebulosa grillina, potrebbe indurre i più sprovveduti a credere che la dialettica sociale possa essere neutralizzata “statalizzando” la società. Tuttavia, non c’è dubbio che la sconsiderata sortita di Di Maio può, al tempo stesso, essere interpretata come una spia anche del declino della popolarità del sindacato. Condizione che induce alcuni politici e politicanti ad uniformarsi a quello che viene considerato il “senso comune”.

Anche se, come spiegava bene Manzoni, è generalmente diverso, e non di rado opposto, al “buon senso”. Insomma, Di Maio è stato l’ultimo in ordine di tempo a dire sciocchezze sul sindacato. Ma non è nemmeno l’unico. Basterà ricordare che non moltissimo tempo fa un noto politico, investito da preminente responsabilità istituzionale, non aveva esitato ad affermare che il tempo dedicato al confronto con il sindacato era da considerare, nei fatti, “tempo sprecato”.
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L’Altra Emilia Romagna: sì all’appello dell’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza di Falcone e Montanari

Il coordinamento regionale dell’Altra Emilia Romagna aderisce all’appello Un’alleanza popolare per la democrazia e l’uguaglianza di Anna Falcone e Tomaso Montanari da cui è scaturita la manifestazione del 18 giugno al teatro Brancaccio.

Altra Emilia Romagna, infatti, è essa stessa “lista di cittadinanza e di sinistra, aperta a tutti: partiti, movimenti, associazioni, comitati, società civile” come quella che Falcone e Montanari ed i partecipanti all’assemblea del Brancaccio auspicano per il parlamento nazionale ed opera nella società e nelle istituzioni regionali e comunali in Emilia Romagna sui temi del lavoro, del welfare delle politiche ambientaliste ed urbanistiche sulla base di un programma alternativo a quello neoliberista della giunta di centro sinistra a maggioranza Pd.

Altra Emilia Romagna, anche sulla base della sua storia e del suo attuale agire politico, impegna la sua rappresentanza nella Assemblea Legislativa Regionale ed i suoi aderenti nei Consigli Comunali e nelle associazioni dell’Emilia Romagna a farsi parte attive ed a partecipare e contribuire alla definizione un programma che sia ispirato ai “principi fondamentali della Costituzione”, e specialmente nel più importante:

«Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale, e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese» (art. 3),

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Una nuova sinistra per l’eguaglianza

di Anna Falcone e Tomaso Montanari

Siamo di fronte a una decisione urgente. Che non è decidere quale combinazione di sigle potrà sostenere il prossimo governo fotocopia, ma come far sì che nel prossimo Parlamento sia rappresentata la parte più fragile di questo Paese e quanti, giovani e meno giovani, in seguito alla crisi, sono scivolati nella fascia del bisogno, della precarietà, della mancanza di futuro e di prospettive. La parte di tutti coloro che da anni non votano perché non credono che la politica possa avere risposte per la loro vita quotidiana: coloro che non sono garantiti perché senza lavoro, o con lavoro precario; coloro che non arrivano alla fine del mese, per stipendi insufficienti o pensioni da fame.

La grande questione del nostro tempo è questa: la diseguaglianza. L’infelicità collettiva generata dal fatto che pochi lucrano su risorse e beni comuni in modo da rendere infelici tutti gli altri. La scandalosa realtà di questo mondo è un’economia che uccide: queste parole radicali – queste parole di verità – non sono parole pronunciate da un leader politico della sinistra, ma da Papa Francesco. La domanda è: “È pensabile trasporre questa verità in un programma politico coraggioso e innovativo?” Noi pensiamo che non ci sia altra scelta.

E pensiamo che il primo passo di una vera lotta alla diseguaglianza sia portare al voto tutti coloro che vogliono rovesciare questa condizione e riconquistare diritti e dignità. Per far questo è necessario aprire uno spazio politico nuovo, in cui il voto delle persone torni a contare. Soprattutto ora che sta per essere approvata l’ennesima legge elettorale che riporterà in Parlamento una pletora di “nominati”. Soprattutto in un quadro politico in cui i tre poli attuali: la Destra e il Partito democratico – purtroppo indistinguibili nelle politiche e nell’ispirazione neoliberista – e il Movimento 5 Stelle o demoliscono o almeno non mostrano alcun interesse per l’uguaglianza e la giustizia sociale.
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Tre giorni a Roma per un’Europa unita e solidale

di Sbilanciamoci.info

In occasione dei sessanta anni dalla firma dei trattati di Roma ci riuniamo, consapevoli che, per salvare l’Europa dalla disintegrazione, dal disastro sociale ed ambientale, dalla regressione autoritaria, bisogna cambiarla.

Un grande patrimonio comune, fatto di conquiste e avanzamenti sul terreno dei diritti e della democrazia, si sta disperdendo insieme allo stato sociale, a speranze e ad aspettative. Negli ultimi anni, con trattati ingiusti, austerità, dominio della finanza, respingimenti, precarizzazione del lavoro, discriminazione di donne e giovani, anche in Europa sono cresciute a dismisura diseguaglianza e povertà.

Oggi siamo al bivio: fra la salvezza delle vite umane o quella della finanza e delle banche, la piena garanzia o la progressiva riduzione dei diritti universali, la pacifica convivenza o le guerre, la democrazia o le dittature. Crescono sfiducia, paure ed insicurezza sociale. Si moltiplicano razzismi, nazionalismi reazionari, muri, frontiere e fili spinati.

Un’altra Europa è necessaria, urgente e possibile e per costruirla dobbiamo agire. Denunciare le politiche che mettono a rischio la sua esistenza, esigere istituzioni democratiche sovranazionali effettivamente espressione di un mandato popolare e dotate di risorse adeguate, il rispetto dei diritti sanciti dalla Carta dei Diritti Fondamentali, difendere ciò che di buono si è costruito, proporre alternative, batterci per realizzarle, anche nel Mediterraneo e oltre i confini dell’Unione.
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Il futuro del Manifesto: la nostra testata, lettera ai circoli

Lettera ai circolidi Valentino Parlato

Cari compagni dei circoli,

ieri e oggi abbiamo pubblicato le vostre lettere e gli interventi (mi scuso del ritardo) al fine di aprire una discussione seria e utile per la salvezza e il rilancio del manifesto.Per questo bisogna guardarsi dalle prese di posizioni facili e dannose; bisogna prendere atto della realtà. L’attuale redazione, della quale sono responsabilmente compartecipe, è certamente criticabile come tutti, però ha l’innegabile merito di aver tenuto in vita questo giornale per più di 41 anni, con sospensione degli stipendi (particolarmente bassi) e rischio di fallimento e disoccupazione.

Certo, c’è stato il vostro aiuto, il vostro e di tutti gli altri affezionati lettori, ma nelle stanze di via Tomacelli prima e di via Bargoni oggi, la vita è stata particolarmente difficile per tutti noi. Abbiamo resistito e non vogliamo mollare. Per questo alcune critiche alla redazione sono ingiustificate e dannose. Tra di noi – se siamo del manifesto – ci deve essere più reciproca fiducia e più rispetto.
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