La legge sul clima non convince gli ambientalisti

Il 4 marzo la Commissione europea ha presentato la sua proposta di legge sul clima. Il documento era atteso da mesi, perché dovrebbe costituire il fondamento del green deal europeo che la presidente della Commissione Ursula von der Leyen ha promesso di mettere al centro del suo mandato. Lo scopo principale della legge è ufficializzare l’obiettivo centrale del […]

La politica europea delle migrazioni è la politica dell’estrema destra

di Gennaro Avallone La violenza contro le persone profughe in Grecia che si è nuovamente scatenata nell’ultimo periodo, e continua ancora in questo momento, ha fatto tornare al dibattito sul ruolo dell’Unione Europea nei riguardi dei processi di fuga delle popolazioni. C’è chi chiede una posizione unitaria. C’è chi si chiede perché non funziona la […]

La preoccupante continuità della Commissione Ue

di Alfonso Gianni Non si può certamente dire che la nuova Commissione europea presieduta da Ursula von der Leyen nasca all’insegna del cambiamento. Del resto le elezioni di maggio avevano confermato la tenuta dell’asse neo e ordoliberista. Anche se indebolito per le vicende delle «colonne», Germania e Francia – e allo stesso tempo avevano contenuto […]

Istruzione, Italia maglia nera d’Europa

di Giacomo Pellini

La grande crisi esplosa tra il 2007 e il 2008 sarebbe una vera e propria “stagnazione secolare”. A sostenerlo è il Rapporto sullo stato sociale 2017, curato dalla Facoltà di Economia della Sapienza di Roma. La formula, coniata per la prima volta nel 1938 dal celebre economista Alvin Hansen per descrivere gli effetti della “grande depressione” degli anni ’30, sarebbe ora più che mai attuale.

Secondo i curatori del rapporto, l’attuale recessione presenterebbe molte analogie con quella che scaturì in seguito al crac di Wall Street del 1929: l’alto tasso di risparmio, i bassi investimenti e il conseguente declino dei tassi di interesse. Tutte condizioni che spingono in basso la domanda, “deprimendola a livelli incompatibili con la crescita”, e vanificano l’effetto di politiche monetarie espansive. Come rilanciare quindi le nostre economie? Il Documento è chiaro: solo con l’ampliamento delle politiche pubbliche, il rilancio del welfare e il potenziamento degli investimenti pubblici possiamo tornare a crescere e tirare un sospiro di sollievo.
Leggi di più a proposito di Istruzione, Italia maglia nera d’Europa

Continuiamo: a sinistra pesa una divisione, ma la sua ricostruzione non si ferma

di Roberto Musacchio

Migliaia di persone in piazza in un corteo colorato, ricco di rappresentanze di movimenti sociali e politici, veramente europeo e mediterraneo. Trenta tra seminari, incontri, eventi, durante tre giorni intensi. Presenze politiche importanti, da Tsipras e Gysi a Varoufakis, per citare quelle non italiane. Poco o nulla a stare ai mass media. Molto per chi, come noi, ci ha lavorato e ha vissuto la Nostra Europa. Molto, perché non era facile riannodare fili che si erano in parte sfibrati dopo la grande stagione del social forum europeo. Perché era difficile in una situazione che si vorrebbe tutta riassunta nella “contesa tra establishment” e “populismi” (a proposito, le manifestazioni delle destre sono state ben poca cosa).

Perché a sinistra pesa una divisione, che alcuni hanno scelto di marcare, sulla moneta e sulla Ue. Perché, ed è il fatto più significativo alla fine, c’è un disincanto popolare che ha svuotato la città e ridotta la partecipazione. Su cui ha pesato per altro la prima prova sul campo della filosofia del decreto Minniti. Come se il disfacimento di questa Europa fosse un problema di ordine pubblico. Dunque, un lavoro importante è stato fatto e rimane. Anzi, continua. Perché i componenti di quel vero e proprio embrione di coalizione che è la Nostra Europa vogliono andare avanti. Guardando in primo luogo alle persone in carne ed ossa, così come si è fatto nei mesi in cui si è preparato l’evento.
Leggi di più a proposito di Continuiamo: a sinistra pesa una divisione, ma la sua ricostruzione non si ferma

Brexit e le colpe dell’Unione

Brexit
Brexit
di Barbara Spinelli

Premetto che la mia scelta personale, come membro del gruppo e al tempo stesso della Commissione affari costituzionali, va nella direzione di un rifiuto netto della Joint motion resolution, confezionata subito dopo il referendum inglese dai gruppi centrali del Parlamento europeo.

Quel che innanzitutto colpisce, nella loro reazione alla defezione britannica, è l’assenza di qualsiasi autocritica, di qualsiasi memoria storica, di qualsiasi allarme profondo – e anche di qualsiasi curiosità – di fronte al manifestarsi delle volontà elettorali di un Paese membro. Perché non va dimenticato il fatto che stiamo parlando di un Paese che è ancora membro dell’Unione a tutti gli effetti.

Vado per punti, che corrisponderanno a precisi passaggi della Risoluzione congiunta.

Primo. Quel che manca è l’ammissione delle responsabilità dell’Unione: il riconoscimento esplicito, e preliminare, del fallimento monumentale delle istituzioni europee (Commissione, Consiglio europeo, e anche Parlamento) nonché dei dirigenti politici dei Paesi membri: tutti. In ambedue i casi la cecità è totale, devastante e volontaria. Sono anni, e in particolare dall’inizio della crisi del 2007-2008, che istituzioni e governi conducono politiche di austerità che hanno prodotto solo povertà e recessione.
Leggi di più a proposito di Brexit e le colpe dell’Unione

Ceta e Ttip sono contro i servizi pubblici

Stop a Ceta e Ttip
Stop a Ceta e Ttip
di Marco Bersani, Attac Italia

“Per chi legge in buona fede il mandato negoziale del Ttip, è del tutto evidente che i servizi pubblici non sono oggetto di negoziazione”. Così ripete ad ogni occasione il viceministro dello sviluppo economico Carlo Calenda. “A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca” verrebbe da rispondere citando il famoso “belzebù” della prima repubblica. D’altronde, basta leggere quanto previsto dal Ceta (Accordo commerciale Ue-Canada, la cui ratifica partirà nel 2016) e dal Ttip (Accordo Usa-Ue, in fase di negoziazione) per capire chi ha ragione.

Il trucco principale risiede nella definizione di “servizio pubblico” adottata in questi accordi. Una definizione che si basa su due negazioni:

  • a) non è servizio pubblico, quello la cui erogazione può essere effettuata anche da soggetti diversi dall’autorità di governo;
  • b) non è servizio pubblico, quello per la cui erogazione è previsto un corrispettivo economico, anche una tantum.

Leggi di più a proposito di Ceta e Ttip sono contro i servizi pubblici

Dall’Unione europea alla “EuroGermania”?

EuroGermania
EuroGermania
di Roberto Musacchio

È cominciato il conto alla rovescia per la fine della UE? La domanda è tutt’altro che campata in aria se si pensa che nel 2017 si terrà il referendum promesso da Cameron, e decisivo per la sua vittoria elettorale, sulla permanenza della Gran Bretagna nella Unione. Due anni sono niente e infatti le grandi manovre sono già cominciate.

Sul Guardian esce una lettera che un alto funzionario della Banca d’Inghilterra avrebbe inviata “per sbaglio” e in cui si parla dei preparativi per una eventuale uscita dalla UE. Sempre sul Guardian e su Le Monde escono articoli in cui si parla di una “trattativa” tra il duo Merkel-Hollande e lo stesso Cameron. Oggetto: la rinegoziazione della presenza della Gran Bretagna. Che comporterebbe un ripensamento dell’intera UE. Modificando i Trattati, sarebbe l’intenzione del premier inglese. A trattati vigenti, secondo il duo che “comanda” l’Europa. Ma poi, secondo gli stessi giornali, non sarebbe chiaro l’auspicio.

Si vuole che la Gran Bretagna resti sul serio nella UE o è meglio pensare a una nuova UE, magari coincidente con l’area Euro, più “politicamente” unita? Cosa sia poi quel “politicamente” è tutto da vedersi. Già prima delle elezioni europee Hollande, in grande difficoltà in casa propria, aveva rilasciato una serie di interviste ai principali quotidiani europei, con l’anteprima in Francia naturalmente, per riproporre una maggiore integrazione politica. La risposta tedesca era stata raggelante.
Leggi di più a proposito di Dall’Unione europea alla “EuroGermania”?

Il bimbo nel trolley e l’indifferenza europea

Il bambino nel trolley
Il bambino nel trolley
di Claudio Cossu

Quel bimbo che si intravvede appena, esile figura umana racchiusa nell’utero di un trolley, piccolo uomo indifeso che la Polizia spagnola ha scoperto tramortito, pieno di terrore e inebetito per la carenza d’aria e d’acqua, bambino respinto in quanto “clandestino” per le algide leggi europee, quella fragile e povera creatura che tutti, o quasi, i giornali italiani hanno riportato con un’impietosa fotografia, in prima pagina, rivela tristemente e senza veli di ipocrisia, l’indifferenza e l’egoismo di questa Unione – che unita non è – circondata da mura e da cavalli di frisia di dubbia giuridicità, provvedimenti creati avverso gli inevitabili flussi migratori della nostra epoca.

Unione europea racchiusa nel suo cinismo e nella sua ignavia, che mai ha voluto affrontare il drammatico problema di chi fugge da guerre e carestie, fame e malattie che gli stessi europei hanno indirettamente provocato, con il colonialismo e lo sfruttamento del terzo mondo nei secoli trascorsi, ed attualmente con lo scatenare conflitti per le fonti energetiche, Europa che non ha voluto offrire nemmeno un’ipotesi di soluzione a tale tragica, attuale e travolgente problematica.

Unione che ha perso ormai le sue radici, la dimensione della memoria storica e civile, che dimentica qualsiasi senso di pietas, insegnataci un tempo dall’etica della filosofia greca, che ha perso la concezione dell’amore verso il prossimo, impartita dal cristianesimo all’umanità intera, vera innovazione rivoluzionaria allora e che questi alti burocrati e uomini di governo hanno volutamente dimenticato, rivolti solo ormai a fredde logiche di profitto imposte dalla grande finanza, vera dea e demiurgo che si aggira nei 23 paesi europei che si proclamano uniti, ma in realtà sono solo racchiusi tristemente in un egoistico solipsismo utilitarista.
Leggi di più a proposito di Il bimbo nel trolley e l’indifferenza europea

Il fascino discreto della crisi economica: l’intervista a Simon Mohun

Simon Mohun
Simon Mohun
Noi Restiamo

Continua il ciclo di interviste ad economiste ed economisti eterodosse-i a cura degli attivisti della campagna “Noi Restiamo”. Siamo ormai arrivati alla settima puntata. È la volta di un’economista inglese, Simon Mohun. Mohun è professore emerito di economia politica presso l’Università Queen Mary di Londra. Di tradizione marxista, influenzato dal lavoro di Duncan Foley, Dumenil e Levy, Mohun ha concentrato la sua ricerca sulla misura, la descrizione e la spiegazione dei trend del profitto aggregato nelle economie capitaliste sviluppate. Ha pubblicato su varie riviste accademiche, fra cui il Cambridge Journal of Economics e Metroeconomica. Ha curato il libro “Debates in value theory” (1994, Macmillan). In coda alla versione italiana, cìè quella inglese dell’intervista.

Domanda: L’emergere della crisi ha confermato la visione di alcuni economisti eterodossi secondo la quale il capitalismo tende strutturalmente ad entrare in crisi. Tuttavia, le visioni sulle cause del disastro attuale divergono. Una posizione piuttosto diffusa (appoggiata ad esempio dai teorici della rivista “Monthly Review”) è quella che attribuisce la crisi al seguente meccanismo: la controrivoluzione neoliberista ha portato ad un abbassamento della quota salari; per sostenere la domanda privata è stata quindi necessaria un’enorme estensione del credito e lo scoppio della bolla nel 2007 ha interrotto il meccanismo. Altri pensatori, come il marxista americano Andrew Kliman, ritengono invece che le cause della crisi non si possano trovare nella distribuzione dei redditi e che la depressione sia spiegabile tramite la caduta del saggio tendenziale di profitto, che è una visione tutta improntata sulla produzione. Lei cosa ne pensa?
Leggi di più a proposito di Il fascino discreto della crisi economica: l’intervista a Simon Mohun

Utilizziamo i cookie per essere sicuri che tu possa avere la migliore esperienza sul nostro sito. Utilizzando il sito, accetti l'utilizzo dei cookie da parte nostra. Maggiori informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi