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L’occasione mancata del Sessantotto

Un Sessantotto di Michele Battini (Università Bocconi Editore, 129 pagine, 15,50 euro) sarà presentato a Bologna lunedì 11 febbraio

di Adriano Sofri

Passato l’anniversario del Sessantotto, gabbatu più o meno lu santu, se ne può riparlare a piede libero, per così dire. Michele Battini ha pubblicato un libro agile, intitolato a “Un Sessantotto”. Il concetto è replicato nel titolo del primo capitolo, “Un Sessantotto, tra i tanti”. Ma non è una storia personale, come nel bel libro di Pierluigi Sullo, sottotitolato appunto Un romanzo nel ’68.

È piuttosto una interpretazione generale del Sessantotto fondata su una scelta particolare di situazioni e documenti, in cui prevalgono l’esperienza studentesca (e operaia) pisana e teorica torinese, e svolta poi in un ampio confronto con la vicenda americana degli anni Sessanta, quella dell’Sds tedesco di Dutschke e Krahl, quella complementare e opposta della lotta per la libertà contro il sedicente socialismo a Praga e a Varsavia – Kuron, Modzelewski, Michnik… La ricerca torinese di Raniero Panzieri e dei Quaderni Rossi aveva anticipato il rapporto fra controllo operaio, democrazia “rivoluzionaria” e democrazia costituzionale in cui Battini riconosce la possibilità più promettente del cosiddetto Sessantotto (perché la sua datazione esorbita da quel solo anno e non a caso la metafora spodestò presto gli eventi) e il limite contro il quale si ruppe la testa.